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Il ritiro di Del Potro e tre attesi ritorni

Pubblicato il 4 febbraio 2022

Juan Martin del Potro torna a Buenos Aires per il suo ultimo torneo: la ‘Torre di Tandil’ ha annunciato infatti il suo addio al tennis. Intanto, prima che torni Federer, potremmo rivedere a breve Dominic Thiem, Stan Wawrinka e Milos Raonic.

La notizia del ritorno aveva acceso il cuore di tanti appassionati che lo stavano aspettando da tempo. E il rientro in campo di Juan Martin del Potro, assente dal circuito dal Queen’s del 2019, effettivamente ci sarà davvero. Ma sarà anche – con tutta probabilità – l’ultima apparizione nel Tour della ‘Torre di Tandil’, che nella serata di sabato ha annunciato (in lacrime) il suo addio al tennis.

Il ritorno per l’ultima passerella a Buenos Aires è fortemente simbolico, perché nella Capitale del suo Paese ‘Delpo’ non giocava addirittura dal 2006 (fatta eccezione per la Davis). A 16 anni di distanza, la terra sudamericana ritroverà dunque per una volta il giocatore più amato, quello che dopo il trionfo agli Us Open del 2009 fu accolto in patria come un eroe da un fiume di persone in festa, ricevendo un tributo che poche volte è stato concesso a uno sportivo.

Del Potro è riuscito ad avere un consenso trasversale per diversi motivi. Per il suo tennis, ovviamente, così votato alla ricerca del punto eppure così fragile, nel momento in cui non funzionavano le sue armi principali, servizio e diritto. Per il suo carattere, umile e gentile, lontano mille miglia dallo stereotipo delle star. E per la sua sfortuna, che lo ha avvicinato alla gente più di ogni vittoria.

La sua necessità di fermarsi per le varie operazioni – l’ultima, quella fatale per la carriera, è stata la quarta al ginocchio – è stata accolta dall’affetto di tutti coloro che nelle sue difficoltà si sono ritrovati. E così ogni ripartenza è stata come l’inizio di una nuova avventura. Sempre più difficile, sempre più stimolante.

GLI ULTIMI LAMPI NEL 2018

Non sarà, il torneo di Buenos Aires, l’inizio di un’altra bella storia. Si tratterà invece (a meno di un ulteriore passaggio a Rio o di ripensamenti) dell’ultimo atto della carriera di un campione che in fondo non è poi così avanti con l’età. Delpo ha 33 anni, e con un fisico a posto – ammesso che possa mai raggiungere questo obiettivo – avrebbe potuto dire la sua ancora per qualche stagione.

Del resto non è passato troppo tempo dal 2018, quando vincendo a Indian Wells e arrivando in finale agli Us Open fece capire di non aver perso lo smalto di quando, proprio a New York, aveva alzato al cielo il trofeo, a pochi giorni dal suo ventunesimo compleanno.

Fu, quella del 2009, la prima volta di un successo esterno ai Fab 3, dopo 18 tornei dello Slam dominati dal triumvirato Federer-Nadal-Djokovic. E, considerata l’età dell’argentino al momento del trionfo, è lecito domandarsi cosa sarebbe potuto accadere se gli infortuni lo avessero lasciato in pace. Anche se la cura del proprio corpo e la capacità di gestirsi fisicamente sono parte integrante del lavoro (o del talento) di un professionista.

THIEM, OBIETTIVO INDIAN WELLS E MIAMI

Non ha ancora raggiunto i livelli di Del Potro, ma anche l’assenza di Dominic Thiem comincia a fare rumore. Annunciato al via dei tornei sudamericani post Australian Open, l’austriaco ha dovuto rimandare il suo rientro, per via di un recupero che non procede come si sperava.

Scongiurata l’ipotesi dell’operazione al polso destro, l’austriaco ha avuto bisogno di oltre sette mesi per rimettersi in sesto. “Ora – ha rassicurato i suoi fan – non avverto più dolori al polso, ma è la mano a darmi dei problemi. E fino a quando non sarò al cento per cento preferisco non prendere rischi e rinviare il ritorno”. L’obiettivo più concreto, al momento, è quello di giocare i 1000 di Indian Wells e Miami.

Vincitore degli Us Open nel 2020, Thiem non ha mai brillato per regolarità. A fronte di alcuni risultati di livello straordinario, come quello di New York, come l’ultimo atto di Melbourne nello stesso anno o come le due finali consecutive al Roland Garros (2018 e 2019), ci sono state tante cadute inattese.

Non ha un tennis facile, del resto, Dominic, che con quel suo rovescio bellissimo ma fragile può fare molto male e regalare parecchio, a seconda delle giornate. A 28 anni si trova nel pieno della maturità, e proprio l’esperienza gli consiglia adesso di non affrettare i tempi per il rientro. Quando sarà, Thiem tornerà probabilmente a essere uno dei favoriti in quasi ogni torneo dello Slam (fatta eccezione per Wimbledon, che tecnicamente gli va parecchio indigesto).

STAN WAWRINKA, IL PRIMO DEGLI UMANI

Ben diversa la vicenda di Stan Wawrinka, anche per via dell’età. Lo svizzero ha 36 anni, otto (e qualche mese) più di Thiem, e l’ultima operazione al piede sinistro lo ha messo ancora una volta a dura prova.

L’obiettivo di Stan è quello di rientrare, ma di date precise non se ne fanno. L’ultima previsione parla del mese di marzo, ma le notizie che trapelano sono frammentarie e – a fronte di una ferma volontà di tornare più volte espressa dal diretto interessato – di sicurezze non ce ne sono.

Wawrinka è agli sgoccioli di una carriera che gli ha riservato forse più di quello che molti credevano possibile. Nell’epoca di Federer, Nadal e Djokovic, lo svizzero di riserva è maturato tardi ma ha conquistato tre titoli dello Slam (Australian Open, Roland Garros, Us Open), un risultato che lo ha messo al pari di Murray, dietro al triumvirato.

Stan è uno dei pochi a poter vantare almeno una vittoria contro ognuno dei 3 grandi, e due di loro (Nadal e Djokovic) li ha pure battuti nelle finali dei Major. In sostanza, è il primo degli umani (con Murray) dietro a coloro che insieme si sono presi la bellezza di 61 Slam in 19 anni, dal 2003 al 2022 (e non è ancora finita).

Un traguardo che però evidentemente non gli basta, visto il desiderio di non farsi imporre la fine della carriera da un problema fisico. Uno scatto d’orgoglio che in un certo modo ricorda quello di Roger Federer, seppure su piani diversi.

MISTERO RAONIC

Un ultimo personaggio di rilievo che manca dal circuito ormai da diversi mesi è Milos Raonic, il canadese che vanta una semifinale e una finale a Wimbledon, e che nel 2016 riuscì a issarsi fino al numero 3 del ranking mondiale. In questo caso non parliamo dunque di un campione da Slam, ma le sue ultime vicende meritano una menzione.

Milos, allenato in passato da Riccardo Piatti, è assente dal luglio del 2021 (ad Atlanta, dove perse da Brandon Nakashima, la sua ultima apparizione). Poi si è preso tempo per curare prima un vecchio problema al polpaccio, poi un altro al tendine d’Achille.

Raonic, un po’ per la sua stazza e un po’ per le sue caratteristiche tecniche, porta sempre il suo fisico vicino al punto di rottura. Fin qui non gli è andata benissimo, ma nemmeno troppo male, visto che di periodi particolarmente lunghi senza giocare non ne ha dovuti passare.

Adesso, quest’ultimo problema si sta rivelando particolarmente serio e pure un po’ misterioso, visto che le dichiarazioni ufficiali in merito a un possibile rientro continuano a latitare. Intanto ha giocato solo cinque degli ultimi dodici Slam e oggi è numero 119 Atp.