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La dura legge di Nole

Pubblicato il 9 settembre 2021

Per la terza volta quest’anno, Matteo Berrettini si arrende a Novak Djokovic dopo avergli tolto un set. Il percorso verso il Grande Slam del serbo può proseguire. Ma prosegue pure la crescita del numero 1 d’Italia, prossimo numero 7 Atp.

Un giorno qualcosa cambierà. Un giorno anche lui, l’uomo che sembra invincibile, vivrà il suo declino e lascerà gli Slam agli umani. Intanto, però, Novak Djokovic è sempre il padrone del tennis mondiale, e nemmeno un Berrettini capace di miracoli per un’ora e mezza è riuscito a instillare dei dubbi nella testa di una vera e propria macchina vincente. La corsa al Grande Slam, dunque, prosegue più spedita che mai, dopo quattro set intensi e dopo un inizio tutto italiano. “Sarà importante cominciare bene”, diceva il serbo alla vigilia, e invece a mettere la freccia per primo è stato il romano, al termine di un parziale da favola. Nessuno, tuttavia, si era illuso. Un po’ perché questo Djokovic turbo diesel aveva già faticato contro Nishikori e contro Brooksby, prima di prendere il largo; e un po’ perché ormai si conoscono bene le sue capacità di reazione e di lettura del match. Nole è ripartito come se quel primo set non fosse mai andato in scena, come se la partita cominciasse dal secondo. E da quel momento ha costruito il suo trionfo, il terzo dell’anno contro il miglior giocatore italiano.

IL TORNEO DELLA CONSAPEVOLEZZA

Per Matteo è una sconfitta prevedibile ma – va da sé – non è affatto una bocciatura. È una sconfitta che arriva al termine di un torneo giocato in maniera non così brillante come quello del 2019, ma che in realtà vale addirittura di più. All’epoca era l’outsider. Visto da coloro che non lo conoscevano, era l’inatteso che arriva da non si sa dove e si piazza tra i primi quattro al termine delle due settimane della vita. Oggi invece è un top 10 stabile (sarà numero 7, best ranking), è un uomo maturo e un giocatore molto più completo di allora, capace di vincere contro avversari durissimi anche nelle giornate portatrici di dubbi, più che di certezze. E allora, riavvolgendo il nastro, bisogna comunque considerare questo quarto di finale come un altro step della sua crescita, a prescindere dal fatto che non gli sia riuscito quel miracolo che invece riuscì a Roberta Vinci nel 2015, contro la straripante Serena Williams in cerca del Grande Slam. Una vittoria sarebbe stata, appunto, un miracolo. Una sconfitta, per giunta maturata in questo modo, è il prodotto di una stagione apparecchiata per la grande impresa del numero 1. “Non so che dire – ha ammesso Matteo – se non che ha meritato di vincere perché ha saputo alzare il livello dal secondo set. Esco da questo torneo con una grande consapevolezza, con la sensazione di aver imparato ancora qualcosa che mi sarà utile in futuro”.

ZVEREV E (FORSE) MEDVEDEV GLI ULTIMI OSTACOLI

Adesso Djokovic ha di fronte a sé gli ultimi due passi per completare l’impresa e per entrare in maniera definitiva, dalla porta principale, nella leggenda. Si tratta di due passi insidiosi, dei più difficili, ma allo stesso tempo sarà sempre lui il favorito. Sarà sempre lui quello che dovrà gestire la straordinaria pressione di dover fare risultato per eguagliare le imprese compiute negli anni Sessanta da Rod Laver. In semifinale c’è Alexander Zverev, probabilmente il più in forma di tutti in questo periodo, capace di batterlo già ai Giochi di Tokyo (al termine di una partita che sembrava già incanalata in favore del serbo) e in precedenza altre due volte, alle Finals 2018 e a Roma nel 2017, in occasione del loro primo incontro. In finale potrebbe esserci invece Daniil Medvedev, il russo dal tennis atipico che contro Nole ha vinto tre volte in otto confronti diretti. Entrambi gli proporranno dei problemi che Djokovic ha già saputo risolvere in precedenza, non ci sarà nulla di sorprendente, né da una parte né dall’altra. Ma la differenza starà tutta nel momento, nel torneo che più di ogni altro rappresenterà un lungo periodo di storia di questo sport. Arrivando a quota 21 Slam, il numero 1 del mondo staccherebbe Roger Federer e Rafael Nadal, diventando il primo uomo dopo oltre 50 anni a completare l’impresa di vincere i quattro eventi più importanti al mondo in un anno solare. La tensione sarà alle stelle, ed è proprio questo a creare incertezza, perché in fondo anche Novak è un uomo. Nonostante faccia di tutto per apparire una macchina.