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I dolori del giovane Sinner

Pubblicato il 8 febbraio 2021

La sconfitta all’esordio di un Sinner fisicamente provato dalle fatiche dei giorni scorsi non è una delusione. Al contrario, il modo in cui ha tenuto viva la partita con Shapovalov per quasi quattro ore dimostra tutta la sua voglia di arrivare in alto.

È stata la partita più intensa e più bella della prima giornata degli Australian Open. Ma, a vederla con occhi italiani, è finita dalla parte sbagliata. Jannik Sinner ha pagato maggiormente la fatica, rispetto a una reale inferiorità nei confronti del suo avversario, il canadese Denis Shapovalov. Una fatica che non derivava solo ed esclusivamente da un match di cinque set e di quasi quattro ore, per quanto sfiancante potesse essere, bensì da una settimana precedente che lo aveva visto grande protagonista e vincitore di uno dei due Atp 250 sugli stessi campi di Melbourne. Siccome negli Slam non si fa sconti a nessuno, gli organizzatori non si sono fatti il benché minimo scrupolo a programmare il match di Jannik (come pure quello dell’altro finalista del Great Ocean Road Open, Stefano Travaglia) nella prima giornata, seppure in sessione serale. Come a dire, ‘hai voluto la bicicletta? Adesso pedala’. Un po’ la filosofia che, peraltro, gli ha inculcato coach Riccardo Piatti, il quale alla vigilia aveva sgombrato il campo da ogni dubbio e da ogni alibi: “Più difficile è, meglio è, perché è così che si impara”.

SHAPOVALOV OK IN QUASI 4 ORE

Il concetto stesso è un mantra, per Sinner e per il suo staff. Dunque anche questo match finirà nella cesta degli insegnamenti. Eppure è difficile dire cosa, durante l’incontro che ha chiuso la prima giornata di quello che Roger Federer soprannominò ‘Happy Slam’, Jannik avrebbe potuto fare meglio o semplicemente cosa avrebbe potuto cambiare. Perché nel momento in cui Shapovalov pareva in totale controllo del confronto, all’inizio del terzo set, l’altoatesino è riuscito a mischiare le carte riaprendo una partita che pareva già abbondantemente chiusa per k.o. tecnico. Prima ha fatto due passi indietro in risposta, prendendosi più tempo per decifrare i servizi mancini del suo avversario. Poi ha provato a resistere difendendo strenuamente, cercando di prendere rischi calcolati e lasciando fare gioco soprattutto al canadese. È bastato per andare al quinto, non per vincere, perché a un certo punto la benzina è finita e pescare nelle riserve non si poteva più. Il cuore, la voglia di non arrendersi, si sono visti comunque, ma l’Australian Open di Sinner è già finito.

ATP E SLAM

È una delusione? Assolutamente no, parrebbe scontato ma vale la pena ribadirlo, visto le aspettative molto alte che si erano create attorno al nome dell’azzurro. Il fatto è che tra vincere un torneo del circuito ed essere protagonista in uno Slam cambia il mondo. Quando si gioca al meglio dei cinque e si ha di fronte una montagna fatta di sette match in 14 giorni, ogni dettaglio può fare la differenza. Fin dal principio. Dunque bisogna capire come si arriva all’evento, contro quale avversario, con quale condizione fisica e mentale. E ancora bisogna mantenere alti i giri del motore a lungo, molto a lungo. Tre, quattro, a volte pure cinque ore in una stessa partita. Cosa che, peraltro, può anche non bastare. Lo scoglio Slam, inteso come pagare lo scotto del prestigio di un Major, Jannik lo aveva già superato nell’anomalo Roland Garros dello scorso anno, con un quarto di finale straordinario sulla superficie per lui più complessa da gestire. Dunque non è questo il punto. Il punto è invece non dare per scontato che un talento fuori dal comune possa subito far breccia in questi appuntamenti fino ad arrivare a giocarsi il titolo. Un altro esempio? Denis Shapovalov, appunto.

CONFRONTO DI STILI

La partita fra i due giocatori che rappresentano probabilmente i talenti più puri della loro generazione ha disegnato un quadro preciso di quello che potremo vedere nei prossimi anni, una volta che il triumvirato Federer-Djokovic-Nadal avrà deciso di mettere un termine alla loro epoca infinita: vedremo presumibilmente parecchio equilibrio, vedremo un confronto di stili (sì, di stili diversi ce ne sono in circolazione, malgrado quelli che già mugugnano ‘giocano tutti uguale’), vedremo dei giovani che hanno tanta fame e tanto coraggio. Fra questi giovani, l’Italia calerà i suoi assi: Sinner, Berrettini, ma non soltanto. I dolori (fisici e psicologici) che si devono obbligatoriamente provare nel percorso non sono altro che il biglietto da pagare per arrivare a vincere domani.