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Djokovic, un regalo per Bergamo

Pubblicato il 16 aprile 2020

La donazione di Novak Djokovic agli ospedali bergamaschi affonda le sue radici nel rapporto col manager storico, Edoardo Artaldi. La provincia italiana più colpita dall’emergenza sanitaria si commuove ricordando quella volta in cui, nel 2004, un Nole appena 16enne sbarcò in città per giocare un torneo Futures…

Quando arrivò a Bergamo per la prima volta, il 16 aprile del 2004, Novak Djokovic aveva 16 anni e un’ambizione chiara: diventare il più forte tennista del pianeta. Chi ebbe la fortuna di ascoltarlo parlare in quei giorni, capì che non si trattava semplicemente di un sogno adolescenziale. Dietro, al contrario, c’era un progetto ben organizzato, oltre a una forza caratteriale enorme in rapporto all’età. Una forza maturata in fretta ai tempi della guerra di Yugoslavia degli anni Novanta del secolo scorso, quando un Nole bambino e la sua famiglia restarono per mesi sotto le bombe, in attesa della fine delle ostilità e del ritorno alla vita. A Bergamo, in quella primavera di sedici anni fa, si giocava un torneo Futures, 15 mila dollari di montepremi, sulla terra battuta del Città dei Mille, tra i circoli storici della città. Nole partì dalle qualificazioni, dunque senza nemmeno un invito per il main draw che probabilmente non si era mai sognato di chiedere, troppo intento a cercare progressi sul campo invece che scorciatoie.

I QUARTI CONTRO MONFILS

Passo dopo passo, ecco giungere due vittorie per entrare in tabellone, poi altre due per arrivare nei quarti. Fino alla resa in tre set contro un altro che un po’ di strada nel Tour dei pro, in seguito, l’avrebbe fatta: Gael Monfils. Di Nole colpirono non soltanto diritto e rovescio, non soltanto la fame che dimostrava a ogni singolo quindici, ma pure l’educazione e il rispetto per tutto ciò che lo circondava. Dagli spettatori agli arbitri, dallo staff organizzativo agli avversari. Ecco perché, pur nella meraviglia di un regalo straordinario, oggi nessun bergamasco si sorprende più di tanto che Nole si sia ricordato della provincia maggiormente toccata, in Italia, dall’emergenza sanitaria legata al coronavirus. Dalla famiglia Djokovic sono giunte donazioni importanti in favore degli ospedali di Treviglio e Romano di Lombardia, tra le aree più colpite dell’intera Lombardia. Zone che adesso hanno bisogno di tutto, di fondi come di supporto psicologico, per superare l’emergenza.

IL LEGAME COL MANAGER ARTALDI

Il legame con quegli ospedali, in modo particolare, lo si trova nel rapporto professionale decennale del campione serbo con il manager Edoardo ‘Dodo’ Artaldi. Proprio il padre di Artaldi è nato a Caravaggio, mentre il cugino è Massimo Borelli, primario del reparto di anestesia e rianimazione dell’Ospedale di Treviglio. “Novak – spiega Artaldi – l’ha fatto col cuore, come gesto di solidarietà nei confronti dell’Italia intera. Fosse per lui, non lo avrebbe nemmeno voluto pubblicizzare, ma dall’ospedale ci hanno chiesto di poterlo rendere pubblico, per ringraziarlo e per spingere altri a fare lo stesso. Ci siamo attivati prima possibile, ma è servito del tempo per poter trovare i canali giusti, indirizzando l’erogazione in maniera celere e sicura”. A dare l’annuncio della donazione all’Asst Bergamo Ovest era stato in precedenza il direttore generale Peter Assembergs. “Ci sono state delle donazioni a nostro favore, anche importanti e provenienti dall’estero: questo mi ha molto colpito. Mi è rimasta impressa quella di Novak Djokovic, numero uno del tennis mondiale, che già aveva fatto altrettanto per la Serbia, il suo Paese natale. È il gesto di un grande uomo, che spero un giorno di poter abbracciare”. La cifra – fanno sapere dall’ospedale – permetterà di ammodernare e di ingrandire la shock room della terapia intensiva della struttura di Treviglio, che durante questa emergenza Covid-19 è il cuore delle attività rianimatorie. L’intervento permetterà di ampliare gli ambienti, gli impianti e le attrezzature, come monitor e defibrillatori, che renderanno il reparto sempre pronto a rispondere alle esigenze di emergenza del territorio.