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Il congedo di Caroline (e di Serena)

Pubblicato il 24 gennaio 2020

Caroline Wozniacki e Serena Williams, due amiche unite da una notte di pensieri malinconici: l’addio al tennis di Caro, l’infinita rincorsa di Serena allo Slam numero 24

Ci si può salutare per sempre con un sorriso (misto a tanta commozione), ci si può dire un arrivederci con le lacrime (di delusione) agli occhi. La notte australiana ha portato scompiglio nel tabellone femminile. Da un lato Caroline Wozniacki che cede alla tunisina Ons Jabeur in tre set e dice addio al mondo del tennis, lei che soltanto due anni fa questo torneo lo vinceva. Dall’altra Serena Williams che si arrende sempre in tre parziali e dopo due ore e 40 minuti alla cinese Qiang Wang, concentrato di forza e resistenza. Serena che continua invano, ormai da oltre due anni, una caccia allo Slam numero 24 che sembra stregata. Melbourne, il circuito femminile, il mondo del tennis, si sono uniti ai sentimenti di chi stava in campo partecipando a una giornata molto simile a un rito di passaggio. Il passaggio verso la vita normale di chi fino a poco tempo fa era stata una campionessa.

BELLEZZA IMPERFETTA

‘Caro’ Wozniacki ha fatto innamorare tanti appassionati, con la sua avvenenza certo, ma soprattutto con il suo tennis fatto di corsa, intelligenza, cuore. È finita su mille copertine, la danese, comprese quelle delle riviste di moda. “So di non essere una modella – spiegava lei – ma non mi interessa essere perfetta perché ho imparato ad accettarmi così come sono”. Ecco il segreto: accettarsi fuori dal campo come dentro, dove è diventata numero 1 del mondo pur dovendo cercare strade alternative nell’epoca delle picchiatrici, di quelle che con un pugno da fondo potevano metterla al tappeto. Invece Caro al tappeto non ci è andata mai, nemmeno quando le hanno diagnosticato una malattia subdola come l’artrite reumatoide, con la quale dovrà convivere per tutta la vita. Ne ha preso atto, ha rimodulato la sua esistenza e si è rimessa in cammino. Ha sposato (a Lucca) il suo David Lee e ha avuto il coraggio di prendere quella decisione che si è concretizzata proprio a Melbourne poche ore fa.

L’AMICA SERENA

A quel matrimonio, tra gli invitati, c’era Serena Williams, una delle migliori amiche della coppia. Ecco perché la sconfitta dell’americana contro Qiang Wang, nello stesso giorno dell’addio della danese, assume un significato ancora più profondo. Da tempo non è più Serena l’invincibile, Serena la schiacciasassi che vince tre Slam su quattro a distanza di 13 anni (2002 e 2015). Ma forse non è più nemmeno quella Serena che è stata in grado di raggiungere la finale in un Major per quattro volte negli ultimi due anni, sempre a Wimbledon e a New York. Perché i dubbi nella sua mente si insinuano sempre più forti e decisi, mentre le avversarie crescono e quelle in grado di metter paura si moltiplicano come un virus fuori controllo.

LE CO-PROTAGONISTE

Ecco: la splendida Ons Jabeur e la solida Qiang Wang non erano lì, stanotte, per un passaggio di consegne. Erano lì ben nascoste nel gruppone, tra coloro che in questo circuito femminile così aperto possono perdere al secondo turno o arrivare in finale. Sono riuscite a fare l’impresa perché ci hanno creduto, hanno visto uno spiraglio e hanno spinto sull’acceleratore fino a ottenere la vittoria. Per entrambe, la più importante in carriera. Una sorpresa relativa quella creata dalla tunisina, una più concreta quella fornita dall’asiatica. Il pensiero che rimane, dopo una notte così, dopo aver ascoltato la dedica dello Slam down under (‘Sweet Caroline’), sa di malinconia: comprende un ricordo di tutte le rincorse della danese, comprende una Serena che ormai deve lottare persino per arrivare alla seconda settimana. Comprende una riflessione sul tempo che passa, per tutti, ma non allo stesso modo. Caroline, 29 anni, dice addio prima di Serena, 38. E chissà se da amiche quali sono, su questo sapranno scherzarci su. Magari cercando a vicenda una qualche consolazione per ciò che non è stato.