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Il maestro greco

Pubblicato il 18 novembre 2019

Un primo set maratona, non solo per la durata ma pure per il tipo di gioco espresso. Un secondo rimasto in bilico sostanzialmente per due game. Un terzo vissuto con il cuore in gola fino alla fine. Il maestro dei maestri è Stefanos Tsitsipas, al debutto assoluto nelle Atp Finals e capace di battere Dominic Thiem al termine di una sfida che ha trascinato il pubblico più per l’altalena nel punteggio che non per il gioco. Stefanos, il primo greco a conquistare il titolo, ha vinto imponendo carattere e carisma, prima che un bagaglio tecnico completo e destinato a migliorare ancora. A 21 anni, Tsitsipas dimostra di essere tra coloro che non hanno paura dei Fab 3 (vedi la vittoria in semifinale su Federer) e in generale tra coloro che non hanno paura di prenderne il posto in vetta. “Ero nervoso – ha detto il greco – ma sono riuscito a gestirmi e alla fine nella lotta sono riuscito ad avere la meglio. È incredibile ciò che ho fatto, ed è meraviglioso averlo fatto davanti al mio team, alla mia famiglia, alle bandiere greche che sventolavano nella O2 Arena”.

ROVESCI CONTRO

È stata la finale delle rincorse, delle occasioni mancate (e poi prese), dei rovesci a una mano. Che evidentemente non sono affatto morti, con buona pace di chi si ostina a dire che il futuro è solo e soltanto bimane. Non è stata la finale più bella, e nemmeno quella più attesa. Ma è stata una finale di cuore, oltre che di coraggio e di sostanza. Da qui a dire che Thiem o Tsitsipas siano destinati ad andare oltre, ossia a vincere uno Slam a breve, ce ne passa. Perché l’austriaco, fatta eccezione per il Roland Garros (dove lo ferma solo Nadal), non ha mai messo piede oltre i quarti. Mentre il greco ha la semifinale in Australia come miglior risultato, oltre a due uscite al primo turno negli ultimi due appuntamenti. Come a ribadire che tra le Finals londinesi e i tre set su cinque dei Major c’è ancora differenza, forse più di qualche anno fa. È probabile che prima o poi arrivi anche il loro turno, ma non è stata certo questa finale a dissipare i dubbi in proposito.

SORPRESE IN SERIE

Per il quarto anno consecutivo, nessuno dei Fab 3 riesce dunque a lasciare il segno nelle Finals. L’ultimo a riuscirci, nel 2015, fu Novak Djokovic, peraltro a segno in finale su Roger Federer. L’anno dopo sarebbe toccato a Andy Murray, prima delle tre sorprese una in fila all’altra: dal Dimitrov del 2017 allo Tsitsipas del 2019, passando per lo Zverev del 2018. Non è una novità assoluta che l’appuntamento di fine anno non rispecchi i valori della classifica, perché la stagione è lunga, faticosa, e qui contano pure le energie rimaste. Ma non si trova nella storia un periodo così prolungato di vittorie degli underdog, legate a quello che una volta era chiamato Masters, e che vide la sua prima edizione nel 1970 a Tokyo. Sarà perché l’età dei migliori avanza, sarà perché la superficie di gioco viene resa più lenta (o giocabile, dipende dai punti di vista), ma è un fatto che il torneo stia diventando sempre più aperto, sempre meno prevedibile.

RICORDI E RIMPIANTI

Complessivamente, l’edizione 2019 non sarà ricordata per partite particolarmente piacevoli sotto il profilo tecnico. La migliore in questo senso resta quella vinta da Thiem su Djokovic nel girone. I tifosi di Roger Federer la ricorderanno come un’occasione mancata per un successo che allo svizzero manca dal 2011. I tifosi di Rafael Nadal ugualmente la vedranno come una chance sfumata di arrivare finalmente a un trionfo che il maiorchino non ha mai centrato. In Italia, infine, la ricorderemo come un evento storico. Prima di tutto per la sola presenza di Matteo Berrettini, 41 anni dopo Corrado Barazzutti. Poi per la vittoria centrata dal romano nell’ultimo match del girone contro Dominic Thiem. Una vittoria che da un lato è una novità assoluta, ma dall’altro lato è un mezzo rimpianto, considerato ciò che Thiem è riuscito a combinare nel torneo. Matteo, però, è persona intelligente, oltre che un buon giocatore, e saprà riconoscere l’importanza di un’esperienza decisiva nel suo percorso.