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BEATA GIOVENTÙ

Pubblicato il 2 luglio 2019

La prima giornata di Wimbledon mette i giovani sotto i riflettori. In un verso e nell’altro. C’è Cori Gauff, 15 anni, che la sua gioventù la sfrutta a dovere per eliminare il suo idolo d’infanzia, Venus Williams. Ma ci sono anche Alexander Zverev e Stefanos Tsitsipas, che i loro vent’anni li sentono – in negativo – quando devono gestire avversari complicati, di fronte ai quali non basta il talento per riuscire a spuntarla. La sorpresa più dolce arriva da Grottaglie, Puglia, luogo di nascita di Thomas Fabbiano, furetto tricolore che sull’erba si esalta. La scorsa settimana una bella semifinale a Eastbourne, con il pubblico tutto dalla sua parte pur di fronte alla sconfitta contro il bombardiere Sam Querrey. Stavolta, l’ennesimo piccolo prodigio che è pure una rivincita. Dodici mesi fa, sempre ai Championships, Thomas tramortì Stan Wawrinka ma si fece travolgere, senza benzina e senza piano B, dallo stesso Tsitsipas che stavolta ha ripagato con la stessa moneta. Meglio: Thomas ha vinto al quinto, dopo aver mancato due match-point, cosa che in altri tempi a un italiano non sarebbe stata perdonata. Oggi sì, perché il vento è cambiato e persino le occasioni perse diventano stimolo a fare meglio nel set successivo.

FABBIANO, IL QUINTO UOMO

Fabbiano è uno dei tanti, in questo momento, che fanno sognare un’Italia sul tetto del mondo. Non è tra i primi cinque del nostro Paese, non è una promessa (ma lo è stata), eppure continua a credere di poter trovare la sua settimana, il colpaccio che cambia una carriera comunque già straordinaria. Il pugliese, da Under 18, era il terzo in lista nelle aspettative dei tecnici federali che puntavano forte su Matteo Trevisan e Daniel Lopez, ragazzi che il cammino della vita ha condotto lontano dal vertice dello sport dei pro. Un’altezza non eccelsa e un apparente bagaglio tecnico da appesantire sembravano ostacoli troppo grandi per uno come lui, ma chi lo pensava non aveva visto abbastanza lontano. Non aveva saputo guardare dentro a quell’anima così robusta e desiderosa di emergere, che lo ha portato a peregrinare sui campi di mezzo mondo in attesa di trovare il suo momento. Tsitsipas, lui, si è specchiato nel suo ego. Non ha mai dato l’impressione di arrendersi, perché fuori il greco è sempre fin troppo bello, ma di quella bellezza a volte un po’ insipida che appartiene a una gioventù narcisista.

GLI INCUBI DI ZVEREV

La stessa debolezza che pare affliggere anche Alexander Sascha Zverev, le cui sconfitte nei turni iniziali dei Major, ormai, non fanno più notizia. Contro il ceco Jiri Vesely, uno a cui il talento non fa difetto, il tedesco dall’aria perennemente imbronciata pensava probabilmente di averla sfangata dopo un primo set chiuso al decimo game. Invece negli Slam, più che altrove, non è mai davvero finita fino a che non si stringe la mano all’avversario. Così ecco la rimonta ceca, così ecco i soliti dubbi comparire all’orizzonte, e poi farsi certezze di incubi in arrivo. Fino alla sconfitta in quattro set che è ben più che un segnale. Il ragazzo va ricostruito, forse reso più umile. Perché se è facile mostrare rispetto verso i Federer e i Djokovic, lo è molto meno mostrarlo di fronte a quelli più umani, più (teoricamente) abbordabili. Tsitsipas e Zverev sono lo specchio di una Next Gen che fatica perché forse non ha ancora capito cosa la attende e cosa serve davvero per arrivare a vincere quello che conta. Non ha capito che le attuali leggende si sono conquistate il loro tesoro in un decennio (e passa) di dominio, non per un diritto divino, ma per un lavoro certosino e quotidiano, nel quale nessuno regala nulla.

CORI, LA NUOVA WILLIAMS

A riscattare i giovani e la loro voglia di primeggiare, arriva una ragazzina che solo pochi mesi fa era ancora lo spauracchio delle coetanee nei tornei giovanili, e che oggi approda sulle prime pagine dei giornali di mezzo mondo come una stella annunciata. Cori Gauff ha 15 anni e tanti sogni, nonché una somiglianza abbastanza impressionante con Venus Williams, anni 39, il suo modello di tennis e di vita. Le due si incontrano proprio nel palcoscenico più importante, dove Venus trionfò ben prima che Cori venisse al mondo. E Cori vince, in due set e senza nemmeno patire troppo. Non importa tanto che Venus non abbia prodotto una delle sue migliori prestazioni. Importa che dall’altra parte della rete si sia vista un’adolescente ben consapevole dell’impresa in corso, eppure in grado di restare ben agganciata alla realtà, senza ammirarsi da fuori. Un esempio. Per Tsitsipas, per Zverev, e per tanti altri colleghi ‘belli e impossibili’.