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IL MERAVIGLIOSO MONDO DI NAOMI

Pubblicato il 4 ottobre 2018

Il suo nome – Naomi – significa gioia, dolcezza, meraviglia. E sembra fatto apposta per dare l’esatta rappresentazione del suo carattere. Il fenomeno Osaka, regina degli Us Open, va oltre il suo tennis. E va oltre quella vittoria offuscata dalle ire di Serena Williams nell’ultimo Slam stagionale. La 20enne giapponese, ormai prossima a compiere i 21 (il 16 ottobre), è la prima novità stimolante del circuito femminile da tanto tempo a questa parte. Una novità che probabilmente non sarà una meteora, ancorché i suoi margini di crescita siano tutti da scoprire. Ma è nella sua voce, più che nel suo braccio rapido e nel suo look vivace, la vera rivoluzione. Una voce gentile, a partire dal tono che pare quello di una ragazzina timida alle prese con i timori di un’adolescente nel mondo dei grandi. Quel mondo che nelle sue parole è sempre degno di uno sguardo di sorpresa, di curiosità, di ammirazione.

VERSO SINGAPORE

Come mi è cambiata la vita? Non così tanto – spiega lei – come magari ci si potrebbe immaginare. Certo, forse adesso c’è qualcuno in più che mi riconosce, ma io mi sono tuffata subito nei tornei del circuito, a caccia della qualificazione per le Wta Finals di Singapore. A New York non penso più, non sono quel tipo di persona che si ferma troppo a rimirare ciò che ha fatto. Penso di dover migliorare ancora parecchio per raggiungere le ragazze che stanno davanti a me”. Frasi che potrebbero apparire di circostanza, se a pronunciarle non fosse lei, che in due settimane ha riscritto la storia sportiva del suo Paese d’origine. “Quando mi chiedono per chi giocherò in futuro, se per il Giappone o per gli Stati Uniti (dove vive, ndr), rimango stupita. È un problema che non mi sono mai posta, perché di sicuro continuerò a rappresentare il Giappone. Quando sono andata a Tokyo, dopo gli Us Open, è stato tutto molto eccitante, e per me è stato un bene tornare a pensare alla partita dopo il clamore della vittoria con Serena. Il pubblico era caldissimo, mi sono sentita a casa. E pazienza se non ho vinto, ci riproverò”.

LI NA COME ISPIRAZIONE

Naomi è già un personaggio che ha varcato i confini del suo Paese natale, così come di quello che l’ha accolta. È un personaggio che va oltre il tennis e abbraccia lo sport in generale, quando non la cultura e la società in senso più ampio. È un’ispirazione, per i giovani e in qualche modo per i colleghi professionisti. “Sarei sorpresa di sapere che sono un modello per qualcuno. Non credo di poterlo essere davvero, ma se qualcuno mi vede in questo modo, non posso che esserne felice. E riconoscente al destino che mi ha assegnato un ruolo così importante. Nella mia vita non ho fatto che giocare a tennis, sperando di poter raggiungere un giorno questi traguardi. I miei riferimenti sono stati Roger Federer, Serena Williams e Li Na, che è stata la prima campionessa asiatica a rendere popolare il tennis in Cina. Lei sì, è stata fonte di ispirazione per me, e rifare lo stesso percorso per il Giappone mi riempie di orgoglio. Se sono intimorita? Io non smetto mai di avere un po’ di paura…”.

INDIAN WELLS TRAMPOLINO DI LANCIO

Lo dice col sorriso, Naomi. Quello che non le manca quasi mai. Non davanti ai giornalisti, non davanti al pubblico. Persino quando il match non è andato proprio come voleva lei. L’educazione, quella, è tipica delle sue origini. E il basso profilo è la consapevolezza di essere soltanto all’inizio di una bella storia, di avere ancora tanto da dare a se stessa e al suo mondo. “All’inizio dell’anno avrei firmato per vincere un torneo del circuito e arrivare nei quarti di uno Slam. Poi è successo che ho centrato il titolo a Indian Wells e quel risultato ha un po’ costretto me e il mio team ad aggiornare i piani. Ma di nuovo, tra la terra e l’erba, alcune sconfitte inattese mi avevano allontanato da obiettivi troppo ambiziosi. Così, quando ho vinto a New York, è stata una sorpresa per tutti. Adesso sono una top 10, giocherò le Wta Finals, sono competitiva con le migliori. È un onore. È una meraviglia”. Proprio come lei.