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CAMILA: ALL OR NOTHING

Pubblicato il 9 luglio 2018

‘It’s all or nothing’, dicono di lei i commentatori inglesi. È tutto o niente, Camila Giorgi. Tutto quando la giornata è buona, quando gli dei del tennis danno la loro benedizione sul suo gioco fatto di rischi totali e zero compromessi. Niente quando la giornata si mette male e non c’è coach o psicologo al mondo che la potrebbe cambiare. In questo Wimbledon femminile che non risparmia le regine e si diverte a farsi beffa dei pronostici, anche Camila sembra avere in serbo qualcosa di speciale. Intanto, un quarto di finale che è una prima assoluta negli Slam, per la marchigiana d’Argentina. Poi, un tabellone che non vede in gara nessuna top 10, a una manciata di partite dalla fine. Record negativo mitigato soltanto dalla presenza di mamma Serena Williams, ora proprio sulla strada della Giorgi in quello che promette di essere un bombardamento a velocità da circuito maschile.

Contro Ekaterina Makarova, la 26enne azzurra è stata brava a non far mai decollare un confronto che in avvio sembrava poter essere estremamente equilibrato. Invece ha messo subito la testa avanti, la Giorgi, e non ha avuto cali di tensione. Tutto (o quasi) in campo, tutto (o quasi) perfetto. Per regalarsi la migliore prestazione di una carriera vissuta sempre sulle montagne russe, ora arrivata probabilmente a una svolta decisiva. Mentre la russa, che di esperienza ne ha da vendere (44 Slam di fila, con due semifinali in bacheca), ha dovuto alzare bandiera bianca facendo la figura della comprimaria. Lei che è stata numero 8 del mondo e che solo due giorni fa cullava legittime ambizioni di eguagliare il suo miglior risultato nei Major.

CAMILA E WIMBLEDON, UN FEELING RITROVATO

Le premesse, di questa favola londinese siglata Giorgi, affondano le radici in tempi lontani e trovano conferme recenti. Dai suoi precedenti sull’erba (ottavi ai Championships nel 2012, il titolo a s’Hertogenbosch nel 2015) a un Roland Garros 2018 coraggioso e sfortunato (8-6 al terzo contro la Stephens, sconfitta dura da assorbire), fino ai primi impegni sui prati in questa stagione, senza vittorie di peso ma con una fase di rodaggio completata a dovere grazie a tre tornei consecutivi. La nuova Camila è (o sembra) meno emotiva e più matura. È (o sembra) meno legata all’istinto. Ma resta comunque lei: all or nothing, tutto o niente. Ecco perché bisogna accettare pure di prendersi dei discreti spaventi, vedi il match-point cancellato con un colpo vincente alla Siniakova al terzo turno. O ancora quelle tre occasioni mancate per chiudere contro la Makarova, giusto prima di annullare una palla break del 5-5 e di concludere con lo sprint decisivo.

È TEMPO DI RISCRIVERE LA STORIA

Al suo angolo, a Wimbledon, si è vista pure Tathiana Garbin, che la potrà avere di nuovo disponibile in Fed Cup, dopo il recente riavvicinamento con la Fit. Un regalo importante per entrambi, per la Federazione italiana e per la giocatrice italo-argentina, ora decisamente più serena. L’Italia al femminile che ha perso nuovamente Sara Errani, che non saprebbe a chi altro aggrapparsi per guardare ai grandi tornei, può e deve credere nella nuova Giorgi. In una ragazza che magari avrà perso tempo, avrà perso occasioni, ma può ancora riscrivere la sua storia. Rendendola finalmente all’altezza di quelle che erano le (enormi) aspettative di partenza, di quando era teenager e il suo anticipo sulla palla ricordava quello di Andre Agassi. L’espressione più vicina, tennisticamente parlando, del concetto di all or nothing. Tutto o niente.