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NEXT GEN, IL FUTURO HA BISOGNO DI TEMPO

Pubblicato il 12 novembre 2017

Hyeon Chung si è portato a casa (un po' a sorpresa) la prima edizione delle Next Gen Atp Finals di Milano, battendo in finale in quattro set di altissimo livello quello stesso Andrey Rublev che aveva già superato nella fase a gironi. Ma il torneo tutto nuovo creato da Fit e Atp, pur mostrando quelli che potrebbero essere i campioni di domani, è stato soprattutto un esperimento per testare le nuove regole che potrebbero essere introdotte in un futuro più o meno lontano. Proviamo dunque ad analizzarle una ad una, al termine dei cinque giorni al padiglione 1 della Fiera di Rho. Con la relativa probabilità di introduzione permanente nel circuito: bassa, media e alta.

FREE MOVEMENT POLICY – Media
La possibilità per il pubblico di muoversi liberamente nello stadio senza attendere i cambi di campo è già presente nei piani alti dei grandi stadi dei tornei più importanti. Dunque non è davvero una novità. Ma se la volessimo applicare a tutti gli eventi, andremmo incontro a una serie di problematiche che l'Atp dovrà valutare attentamente, per evitare di scontentare i giocatori. Su tutte, il rumore di fondo, che è molto diverso quando la gente si muove su tribune di ferro piuttosto che di cemento. 

SET CORTI – Bassa
Giocare con il sistema dei tre set su cinque al meglio dei quattro game ha lasciato spiazzati molti osservatori. Da una parte c'è la necessità di una maggiore concentrazione su ogni punto, perché ogni istante della partita può essere decisivo. Dall'altra, come ha fatto notare il finalista Rublev in più di una occasione, questo sistema appiattisce i valori e dunque aumenta la possibilità di sorprese. Che non è necessariamente un male. 

NO AD – Media
Per molti è la regola che andrebbe introdotta subito, per evitare quei game infiniti di venti minuti tra vantaggi di uno e dell'altro. Bisogna capire chi sarebbe a decidere la metà del campo dove giocare il punto decisivo, tra chi serve e chi risponde. Ma quello è un dettaglio.

NO LET – Media
L'incidenza del nastro sul servizio è talmente limitata che il no-let testato a Milano non cambierebbe nulla nell'equilibrio di una partita. E se proprio dovesse capitare su un match-point di una sfida particolarmente tirata, bisognerebbe farsene una ragione, come già accade al termine di uno scambio infinito, dove tutti – loro malgrado – accettano la deviazione del nastro.

COACHING – Alta
Con l'intervento dell'allenatore non si fa altro che rendere ufficiale un segreto di pulcinella, ossia che ci sia dialogo tra coach e giocatore all'interno di una partita. In questo modo, però, ciò che si ascolta davanti alla tv porta davvero lo spettatore all'interno dell'incontro, come mai era accaduto in precedenza. Una sorta di reality tennistico che è piaciuto a tutti, tranne a qualche allenatore.

SHOT CLOCK – Alta
Di fatto è una regola che esiste già, dunque non è un cambiamento così drastico, tutt'altro. Semplicemente, si rende più facile e uniforme da applicare, senza che l'arbitro possa decidere quando far partire il cronometro.