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TITOLO QUINTO

Pubblicato il 31 luglio 2017

L'Italia del tennis maschile, in attesa del campione o almeno di un consistente ricambio generazionale, si affida sempre di più a lui. Fabio Fognini ci ha visto giusto, chiedendo una wild card per il torneo di Gstaad, quello che agli inizi della carriera di Federer aveva visto pure lo svizzero protagonista, con una finale e una vittoria tra 2003 e 2004. Stavolta è stata la bandiera tricolore a sventolare sulle Alpi elvetiche, per la prima volta in un evento che negli Anni Settanta aveva bocciato in finale Adriano Panatta in due occasioni, nel 1972 e nel suo magico 1976. Dove non è riuscito il miglior giocatore azzurro dell'Era Open, ce l'ha fatta quello che può ben essere considerato il più forte dei nostri negli ultimi 35-40 anni, da quando la generazione capace di conquistare la Davis appese la racchetta al chiodo.

Il quinto titolo di Fognini è arrivato con rischi minimi, rispettando un pronostico favorevole non solo per caratteristiche tecniche, ma per la maggiore abitudine del ligure a giocare incontri di questo tipo, rispetto al tedesco Yannick Hanfmann. Un tipo fuori dal comune e dal tennis molto brillante, che è passato dai college americani finendo gli studi prima di affrontare la carriera nel circuito Atp. Il 6-4 7-5 poteva pure essere più severo, se solo Fognini avesse concretizzato un margine di due break in avvio, quando il suo avversario era ancora evidentemente bloccato dalla tensione. Ma sono dettagli che contano poco. Conta che il ligure abbia messo in cascina un successo capace di trascinarlo di forza nel gotha del tennis italiano di tutti i tempi. Sì perché dopo Panatta (10 titoli) e Bertolucci (6), ora c'è proprio lui, il neo-papà Fabio, capace di mettersi a fianco – con lo stesso numero di successi – di un'icona delle racchette nostrane come il capitano di Davis Corrado Barazzutti.

Certo le vittorie del friulano negli Anni Settanta avevano un altro peso perché lo portarono fino al traguardo dei top 10, che oggi per Fognini resta ancora una chimera. Ma i 30 anni del marito di Flavia Pennetta non sono una condanna, in un tennis che allunga sempre di più le carriere dei top players. Intanto la classifica torna a dare indicazioni positive, e ripartire dal numero 25 non è affatto male, in vista di una stagione americana che non sarà semplice, ma che potrebbe riservare qualche bella sorpresa. Questo inoltre è il primo trionfo del Fognini papà, e pure la componente famigliare avrà il suo peso nella gestione dei prossimi impegni del numero 1 azzurro. Un numero 1 che adesso, oltre alle responsabilità ben conosciute di fare da traino al movimento del Paese, ha pure quelle, decisamente più gratificanti, di recitare da protagonista per rendere orgoglioso il nuovo arrivato Federico. Non è solo un discorso legato al bel quadretto di famiglia, ma investe chiaramente la sfera del campo, laddove si parla di un giocatore di grande talento che ha bisogno di solidità nella vita di ogni giorno per essere sereno nel suo lavoro quotidiano: il tennis.