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LACRIME E STUPORE

Pubblicato il 12 luglio 2017

Era arrivata ai Championships con un peso enorme sulla coscienza, uno di quelli che se non hai una bella corazza che ti protegge, ti prendono l'anima e non la mollano più. Poi Venus Williams è riuscita a mettere in un angolo quell'incidente di cui tutti i media si sono occupati, la morte di un uomo, la vicenda giudiziaria, per portare tutta la sua attenzione sul tennis e su Wimbledon. Un'impresa riuscita, se la Venere Nera è in semifinale giusto vent'anni dopo la sua prima apparizione nel Tempio.

Una semifinale raggiunta mentre un po' tutti si occupavano di altro. Della Konta che faceva impazzire gli inglesi, della Halep che mancava l'ennesima chance di una carriera a singhiozzo, della rinascente Muguruza. Senza fare rumore, se non per quelle lacrime sgorgate spontanee in conferenza stampa pensando a quella brutta vicenda, Venus si è presa un posto tra le prime quattro battendo Jelena Ostapenko per 6-3 7-5, rimandando le speranze della ventenne lettone regina di Parigi. Lei che di anni ne ha 37 e potrebbe essere la sorella maggiore o magari la coach di tante avversarie, ne ha messe in fila cinque cedendo un solo set alla cinese Wang, trovando una condizione sempre migliore col passare dei giorni.

Chissà che in qualche modo quelle lacrime e quello sfogo in conferenza stampa, non siano serviti a rimettere le cose a posto. Chissà che proprio nella debolezza, Venus non abbia trovato la sua forza più grande, quella di far fronte alle difficoltà della vita picchiando sempre più forte su quella pallina gialla. Del resto è sempre stato così, per Venus come per Serena. Dai loro esordi con l'obiettivo di fuggire dal ghetto, fino a quel razzismo strisciante che a volte si sono sentite addosso e che hanno saputo allontanare con la classe e con la consapevolezza di chi è sempre pronto per reagire, di chi in fondo non teme nessuno, nemmeno la parte cattiva del mondo.

C'è quasi una componente di stupore, nel tennis messo in mostra dalla più grande delle sorelle negli ultimi match londinesi. Lo stupore che lei stessa deve aver provato nel riscoprirsi così competitiva e brillante in uno dei momenti più complessi della sua intera esistenza. Così si ritrova in semifinale ed è la più anziana a riuscire nell'impresa dal 1994, quando a questo punto del torneo ci arrivò Martina Navratilova. Nel 2000 Venus centrò il primo dei suoi cinque trofei sull'erba di Church Road, ma dopo il 2010, dopo il suo periodo buio coinciso con la scoperta di essere affetta dalla Sindrome di Sjogren, nessuno avrebbe più scommesso un centesimo sulle sue chance di arrivare di nuovo in fondo. Invece eccola qui, per andare in campo almeno alla pari con la Konta, per tornare lassù dove forse nemmeno lei osava sognare. Mentre Serena, futura mamma, la starà ad osservare da lontano sentendo crescere l'orgoglio di trovarsi a fianco una sorella così. Così forte, così tenace, così unica.