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10 RICORDI MONEGASCHI

Pubblicato il 17 aprile 2017

Monte-Carlo rappresenta da sempre l'apertura in grande stile della stagione sulla terra battuta. Un evento che va in scena – dal 1897 – in una location unica al mondo, in grado di sprigionare un fascino particolare per chiunque. Di seguito, dieci momenti da ricordare della storia del torneo del Principato.

1 – Il ritorno di Borg. La storia è nota, notissima. Ma vale la pena di essere ricordata. Nel 1991, un 34enne Bjorn Borg rientra nel circuito, o almeno prova a farlo. Sceglie Monte-Carlo come palcoscenico, e la sua vecchia Donnay di legno come compagna di avventura. Una coppia fuori dal tempo. Così basta uno spagnolo qualsiasi, Jordi Arrese, per mettere fine a quei velleitari sogni di ritorno nel tennis che conta. Finisce 6-2 6-3, ed è tutto molto triste. Soprattutto per chi, e non erano pochi, aveva creduto alla favola del campione ritrovato.

2 – La corsa di Gasquet. Nel 2002, Richard non ha ancora compiuto 16 anni, quando incanta il Country Club, la Francia, il mondo intero. Il talento di Beziers parte dalle qualificazioni, domina Davydenko e Voinea, ed entra in tabellone. Sembra già così una splendida favola, ma il piccolo Richard, spallucce strette e rovescio d'oro, mica si spaventa. Trova l'argentino Franco Squillari, uno che sulla terra sapeva il fatto suo, e piano piano lo travolge di vincenti e accelerazioni, fino a chiudere con un trionfo: 7-6 3-6 7-5. A fermarlo, nel turno successivo, Marat Safin. Quella settimana, pressoché chiunque pensò di aver visto un futuro vincitore di Slam. Una sensazione smentita (per ora) dalla storia.

3 – I record di Rafa. Nadal va a caccia del titolo numero 10 sui campi del Principato. E otto dei nove precedenti li ha ottenuti uno dopo l'altro, in sequenza, tra il 2005 (in finale su Coria) e il 2012 (in finale su Djokovic). Una striscia (interrotta dallo stesso Djokovic nel 2013 in finale, dopo 46 match vinti) che rappresenta un evento da guinness dei primati per lo spagnolo. Nel suo percorso, il maiorchino ha superato 15 top 10, nove top 5 e per quattro volte il numero 1 del mondo, che in tre casi era Roger Federer. Nel 2010, ha perso solo 14 game in cinque incontri. Un dominio mai visto.

4 – Muster, l'invincibile. Siamo nel 1995, in semifinale. Da una parte c'è Andrea Gaudenzi, faentino, capace di riportare l'Italia nelle fasi finali di un grande torneo su terra dopo troppo tempo dall'ultima occasione. Dall'altra l'austriaco, che con Gaudenzi condivide coach (Ronnie Leitgeb) e allenamenti. I due si affrontano a suon di corse e recuperi, fino a che, nella parte conclusiva del secondo set, Muster sembra doversi arrendere. I crampi lo attanagliano, e anche solo stare in piedi pare impresa ardua. Invece Thomas resiste quanto basta per chiudere (6-3 7-6), ma nessuno pensa sia in grado di affrontare la finale contro Boris Becker il giorno successivo. Invece, non solo l'austriaco si presenta in campo ma recupera pure due set di ritardo (si giocava al meglio dei cinque) per trionfare con un 6-0 nel parziale decisivo. Una cavalcata tra le più incredibili mai viste nel Principato, che però avrebbe procurato a Muster una valanga di critiche e insinuazioni più o meno velate da parte degli stessi colleghi.

5 – La finale mai finita. Siamo nel 1981, in campo per l'ultimo atto del torneo ci sono due giocatori non europei, circostanza che si è verificata soltanto altre due volte nell'Era Open. Si tratta di Jimmy Connors e Guillermo Vilas, Stati Uniti e Argentina. Si gioca di lunedì, perché il giorno precedente una pioggia costante non ha permesso nemmeno di mettere piede in campo. Ma si gioca solo fino al 5-5, poi comincia nuovamente a piovere e non smette più. Gli organizzatori penseranno a una data post Roland Garros per il recupero della sfida, ma gli impegni dell'uno e dell'altro non lasceranno chance: Monte-Carlo 1981 rimane senza vincitore.

6 – Adriano Panatta e Paolo Bertolucci. Quando ancora il doppio lo giocavano i più forti, era il 1980, una coppia italiana lasciò il segno al Principato. Era la stessa coppia che quattro anni prima aveva conquistato la Davis a Santiago del Cile, ma sui campi in terra di Monte-Carlo, per vincere il titolo, servì un impegno decisamente maggiore. Dall'altra parte del campo, Vitas Gerulaitis e John McEnroe, battuti per 6-4 al terzo in una delle imprese più importanti del duo azzurro al di fuori dei match con la Nazionale.

7 – Nole imitatore. È proprio a Monte-Carlo che nasce il Djokovic imitatore di inizio carriera, quello che faceva divertire gli appassionati fermandosi anche per un'ora al termine degli allenamenti, per imitare questo o quel collega, più o meno famoso. Lo faceva talmente bene, il serbo, che la gente assiepata attorno ai campi secondari del Country Club se ne stava tranquillamente in attesa dello show, mentre gli altri campioni si davano battaglia (per davvero) sui campi principali.

8 – Fognini up&down. Nel Masters 1000 più italiano che ci sia, dopo gli Internazionali del Foro Italico, l'Italia ha tutto sommato dei bei ricordi. E se le vittorie più recenti (si fa per dire) risalgono ai tempi di Nicola Pietrangeli, l'ultimo a farci sognare è stato Fabio Fognini. A pochi passi da casa, il ligure ha raggiunto la semifinale nel 2013, battendo Richard Gasquet nei quarti per poi arrendersi nettamente a un Djokovic al top della condizione, a segno pure nella finale contro Nadal. Sempre sul Centrale vista-mare, Fabio avrebbe invece fatto parlare di sé per tutt'altro motivo un anno dopo, trovando il modo di litigare platealmente con il suo staff durante il match perso con Tsonga.

9 – La perfezione. Siamo nel 2006 e il torneo festeggia in grande stile l'edizione numero 100 della sua storia. Non basta un campo di partecipazione straordinario per questa settimana magica. In finale, infatti, arrivano per la prima volta Rafael Nadal e Roger Federer, con lo spagnolo che la spunta in quattro set. Sarà la prima di tre finali consecutive tra i due padroni del tennis di quel periodo, l'ultima giocata al meglio dei tre set su cinque.

10 – I trionfi azzurri. L’Italia ha vinto il torneo di Monte-Carlo in cinque occasioni: nel 1922 con Giovanni Balbi di Robecco, nel 1935 con Giovanni Palmieri, nel 1961, 1967 e 1968 con Nicola Pietrangeli. Sei invece le finali perdute: nel 1929 con Uberto de Morpurgo (battuto da Henri Cochet), nel 1934 con Giorgio de Stefani (superato da Bunny Austin), nel 1948 e 1949 con Gianni Cucelli (battuto da Asboth e Parker), nel 1966 con Nicola Pietrangeli (piegato da Manolo Santana) e nel 1977 con Corrado Barazzutti (arresosi a Bjorn Borg, al suo primo successo nel Principato).