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UN RE SENZA TERRA

Pubblicato il 3 aprile 2017

“Senza ombra di dubbio è il ritorno più impressionante della storia del tennis”. La frase è di Rafael Nadal, sconfitto per la terza volta in altrettanti match dall'inizio dell'anno dal suo rivale di sempre, Roger Federer. Quello che aveva nel maiorchino, fino a pochi mesi fa, una sorta di incubo, considerato il bilancio nei testa a testa. Invece da gennaio è cambiato tutto. Nessuno, né Roger, né Rafa, ma nemmeno lo staff dello svizzero e i suoi tifosi più accaniti, potevano arrivare a immaginarsi tanto: una tripletta Melbourne-Indian Wells-Miami che ci riporta indietro di oltre dieci anni, a quando il mito di Roger si stava per costruire. A quando, era il 2004, proprio in Florida cominciò la saga da 37 match contro Rafa. Vedendolo colpire in modo così naturale, sciolto, senza fatica, senza limiti verrebbe da dire, è venuto spontaneo farsi una domanda: cosa avrebbe potuto vincere Federer, in carriera, se quel rovescio coperto a tutto braccio sfoggiato in questo inizio di stagione lo avesse provato un po' prima? Non lo sapremo mai, ma si tratta di un'evoluzione straordinaria per un campione che pareva aver già dato fondo a tutti i progressi possibili. E che invece aveva un altro asso nella manica pronto a fare la differenza.

Ora arriva la terra, e qui il Re si prenderà una pausa. “Non ho più 24 anni, è probabile che non giocherò alcun torneo sulla terra battuta ad eccezione del Roland Garros: ho bisogno di riposare, il mio corpo deve essere preservato e mi serve tempo per prepararmi al meglio. Voglio rimanere in buona salute e divertirmi in campo, solo così posso produrre il tennis di queste ultime settimane. La pausa mi consentirà di concentrarmi su Parigi, sulla stagione sull'erba e poi su quella sul duro”. Insomma, dopo una scorpacciata di Roger, dovremo ri-abituarci al tennis senza di lui, almeno per un paio di mesi. A meno di ripensamenti che però al momento non sembrano un'opzione concreta. Del resto c'è da capirlo, anzi da sostenerlo. La terra battuta richiede uno sforzo per lui decisamente maggiore, un impegno fisico che rischierebbe – se troppo prolungato – di metterlo in difficoltà proprio nel momento clou della sua annata, quello di Wimbledon. E pazienza se con questa pausa rischia di non poter correre per il numero 1 a fine stagione: le priorità ormai sono altre, e la prima piazza nel ranking, comunque possibile visti i quattromila punti messi in cascina fin qui, non è tra queste.

Il circuito maschile, da Monte-Carlo in avanti, tornerà con più incognite che certezze, senza un padrone vero e dunque – paradossalmente – persino più interessante. Un po' quello che sta accadendo nel Wta Tour, con Miami che ha risentito non poco dell'assenza di una protagonista carismatica come Serena Williams. Ne ha approfittato Johanna Konta, ora numero 7 al mondo e pronta a insidiare pure quelle che stanno appena più in alto di lei. Una Murray in gonnella che riporta la Gran Bretagna nel tennis femminile di vertice dopo un lunghissimo periodo di carestia. Un dato significativo emerge dal Tour in rosa in questo avvio di stagione: su 15 tornei disputati quest'anno, ci sono state 12 vincitrici diverse. Con la Konta che è tra le poche ad aver concesso il bis. Un equilibrio instabile che presumibilmente verrà accentuato dall'ingresso che tutti attendono nelle prossime settimane, quello della ex numero 1 Maria Sharapova.