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COSÌ VICINI, COSÌ LONTANI

Pubblicato il 17 ottobre 2016

Andy Murray domina a Shanghai e si regala altri 1000 punti per oltrepassare quota diecimila. Andy Murray, adesso, è davvero un pericolo per il numero 1 di Novak Djokovic, soprattutto dopo aver visto il serbo così in difficoltà nelle ultime uscite. Al termine del più importante torneo asiatico, i due si sono scambiati i risultati rispetto allo scorso anno: semifinale prima e vittoria poi per lo scozzese. Titolo nel 2015 e una scialba (per lui) semifinale nel 2016 per il miglior giocatore al mondo. Il quale forse non pensava di vedere fin da subito così in pericolo quel trono che in fondo non ha mai vacillato, da quando Roger Federer e Rafa Nadal si sono messi un po' da parte.

Doppiati tutti gli altri (nessuno, a partire da Wawrinka, arriva a quota 6000 punti), la corsa per la leadership è ormai una faccenda a due, e non è escluso che Andy e Novak possano continuare a dettar legge senza troppi fastidi pure nei prossimi anni. Soltanto loro hanno mostrato quella continuità che, al di là degli exploit, permette di arrivare a fine stagione con un bottino così consistente. Mentre se guardiamo ai Major, non si potrebbe non tenere conto di Stan Wawrinka, il quale però nei '1000' ha soltanto due 'semi' come migliori prestazioni. Troppo poco, per puntare alla vetta.

Murray ha a disposizione un altro torneo 'pesante' come Parigi Bercy per far sentire a Djokovic il fiato sul collo, per far capire che quelle Atp Finals di Londra potrebbero rappresentare un nuovo momento di passaggio nel tennis moderno. Il passaggio da un giocatore come Nole, che ha fatto della preparazione fisica e della disciplina le sue armi vincenti, a uno come Murray, più talentuoso e certamente molto lontano dal serbo come mentalità e carattere. Decisamente meno votato allo show, ma allo stesso tempo più efficace nel trasmettere quelle emozioni che il suo volto non riesce a nascondere. Andy potrebbe essere elencato tra i 'numeri 1' meno popolari, tra i meno personaggi della storia, ma soltanto perché ha vissuto – comunque da protagonista – nell'epoca più difficile, quella dei Fab Four. Con lui che pareva destinato a essere il perenne numero 4, mai all'altezza degli altri tre.

Questo fine stagione potrebbe dimostrare il contrario. Potrebbe dimostrare che Murray è cresciuto e maturato al punto da meritare qualche Slam in più, da poter starci a testa alta, in quel gruppo di stelle che nell'ultimo decennio ha cambiato la storia dello sport della racchetta. Quei 2415 punti che separano i due contendenti sono molti meno, se rapportati alle cambiali da difendere da qui a fine stagione. Quando Novak avrà tutto da perdere. Dovesse rintuzzare l'attacco ora, il serbo resterebbe comunque sotto tiro per i primi eventi del 2017, partendo da quell'Australian Open che dieci mesi fa lo ha visto trionfare, in finale ovviamente su Murray. Il quale sarà sì sotto per 24-10 negli scontri diretti, ma adesso ha davanti a sé una chance mai vista: essere il primo britannico a salire sul tetto del mondo, da quando esiste il ranking Atp.