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GRAZIE

Pubblicato il 17 aprile 2016

Nel giorno peggiore, quello della retrocessione dopo 18 anni, è il caso di dirlo: grazie. Grazie di questi dieci anni di successi, grazie delle quattro Fed Cup conquistate, grazie delle emozioni e delle sorprese. Grazie dei sorrisi e di avere creato un gruppo magnifico, uno dei più forti mai visti nella storia dello sport italiano. Dieci anni sono un tempo lunghissimo, per chi resta al vertice di una disciplina. Sono un tempo sufficiente per veder cambiare avversari, tecnica, persino materiali. Eppure, le italiane lo hanno attraversato mantenendo una sicurezza, una convinzione e una caparbietà tali da sconvolgere il mondo ingessato del tennis femminile. Hanno saputo portare classe, agonismo, talento. In una parola: bellezza.

Una bellezza da celebrare oggi, ancor di più, quando non evapora ma viene superata. Di fronte alla Spagna di Muguruza e Suarez Navarro eravamo andati con qualche speranza ma con la malcelata paura di essere al tramonto. Un tramonto che si è avvicinato quando gli esami hanno evidenziato il problema muscolare di Sara Errani, forse l'unica che in buona condizione avrebbe potuto ribaltare le sorti del match. Abbiamo perso 4-0, senza raccogliere un set, ma il volto della panchina tricolore non era quello dei vinti. Di più: il volto di Corrado Barazzutti, il capitano di tutte queste imprese, era persino sorridente. Come ad accogliere la fine di un ciclo – di questo parliamo – con la serenità con cui si saluta il migliore amico in partenza per un nuovo viaggio, dopo mille avventure passate insieme.

Ora si tratta, dopo Lleida, di immaginare gli scenari futuri. Perché il secondo gruppo non sarà una passeggiata, tornare in alto non sarà scontato. E nel frattempo ci saranno, probabilmente, dei cambiamenti. Nel ruolo di capitano, per esempio. Con Giorgio Galimberti o Francesca Schiavone che sembrano i più accreditati per prendere il posto di Barazzutti. E certamente in campo, considerato che Roberta Vinci ha già deciso di smettere, mentre Francesca Schiavone ha fatto capire di essere alle ultime apparizioni in Nazionale, almeno come giocatrice. Sara Errani e Karin Knapp sono nel pieno della maturità e saranno loro a doverci traghettare verso un futuro che al momento è incerto, ma che dobbiamo guardare con un certo ottimismo. Perché da che sono arrivate loro – Schiavone-Pennetta-Vinci-Errani – il tennis da noi non è più stato lo stesso. Alla Federazione il compito di tenersele ben strette, perché continuino a essere un patrimonio dello sport azzurro. Perché questi dieci anni si prolunghino all'infinito.