blog
home / BLOG / E SE NADAL?

E SE NADAL?

Pubblicato il 15 aprile 2016

E se Monte-Carlo 2016 fosse un nuovo inizio, per Rafael Nadal? E se il Masters 1000 monegasco fosse un ritorno al passato, alle otto edizioni vinte dal maiorchino tra 2005 e 2012? I segnali sono due, ma decisamente forti. Il primo: Novak Djokovic, la bestia nera di Rafa, colui che interruppe il dominio nadaliano sulla terra in Costa Azzurra, che esce all'esordio dopo una partita da dimenticare contro Jiri Vesely. Dimostrando, grazie al cielo, che pure lui è umano. Il secondo: una sfida contro Dominic Thiem vinta da Rafa tirando fuori tennis e artigli, quel mix che lo ha portato al vertice non soltanto sul mattone tritato. I pugnetti dell'allievo di zio Tony hanno accompagnato un incontro che ci ha fatto rivedere finalmente, dopo una lunga attesa, qualcosa del Nadal che fu: quel diritto arpionato che porta via gli avversari, quel rovescio solido capace di trovare angoli impossibili, quella voglia di andare oltre i propri limiti che è il suo marchio di fabbrica da sempre.

Un test probante, quello con Thiem, perché tra gli esponenti della new generation, l'austriaco 22enne appare un gradino sopra tutti. Non solo in classifica (14 al mondo) ma pure per un gioco che unisce classe, eleganza e caratteristiche fisiche e mentali di grande qualità. Qualcuno lo ha paragonato a Thomas Muster, ma si tratta di un paragone ingeneroso, ancorché questo termine possa suonare fuori luogo se pensiamo che il predecessore ha raggiunto la vetta del tennis mondiale e ha alzato la Coppa dei Moschettieri, traguardi ben distanti dal pupillo di Bresnik. È ingeneroso tecnicamente, il paragone, perché laddove Muster ha sconvolto una generazione a furia di corse, sudore e regolarità, Thiem potrebbe sconvolgerne un'altra a furia di rovesci a una mano che incantano. Roba a cui non siamo più troppo abituati.

Tornando a Nadal: proprio la forza di Thiem, battuto per 7-5 6-3 in due ore di buon tennis, è la prova che Rafa stia uscendo dal torpore in cui era precipitato. Il che forse non significa sia tornato quello in grado di far paura solo a guardarlo, ma certamente è un avvertimento per i suoi avversari. Che qui, sui campi in terra più lenti tra i grandi eventi del circuito, devono temerlo eccome. A partire dal suo prossimo rivale, Stan Wawrinka, che ha saputo dominare Simon e appare comunque pronto a dar battaglia. Passando per un Murray non in gran condizione, ma sempre cinico nei momenti decisivi. E chiudendo con un Federer che ormai, non dovendo più chiedere e chiedersi nulla, gioca con una tranquillità che potrebbe diventare un'ulteriore arma, forse letale per tutti gli altri. Federer-Nadal manca da Basilea 2015, e soprattutto è andato in scena soltanto due volte negli ultimi due anni. Troppo poco, per un classico da 34 edizioni (23-11 per Rafa). Monte-Carlo, in fondo, tifa per loro.