blog
home / BLOG / MISSIONE LUNARE

MISSIONE LUNARE

Pubblicato il 24 agosto 2015

Nelle guide turistiche dell’Ohio il Governatore Repubblicano John Kasich, in carica dal gennaio del 2011, dovrebbe aggiungere un capitolo nuovo. Oltre al racconto della fondazione di Columbus, la capitale dello Stato, chiamata così in onore a Cristoforo Colombo, della storia dell’industrializzazione della regione, una delle più importanti del Paese, della nascita di Neil Armstrong e di aver dato i natali a nove futuri Presidenti degli Stati Uniti d’America, Kasich dovrebbe far scrivere un paragrafo sulla maledizione che accompagna Novak Djokovic ogni volta che arriva in finale nel torneo di Cincinnati.

Per la quinta volta in carriera è arrivato alla domenica decisiva e per la terza volta è stato sconfitto da Roger Federer (le altre due da Andy Murray). Se nel 2009 e 2012 le partite furono quasi a senso unico – il campione di Basilea non ha mai perso un set – quest’anno c’è stata più battaglia ma il risultato non è cambiato. Federer riguadagna la seconda posizione nel ranking ATP prima dell’avvio degli US Open, centra il suo 87ºesimo titolo in carriera, il 24ºesimo Master 1000, il 21ºesimo successo contro Djokovic e interrompe la corsa del serbo al Golden Career Masters 1000 di quest’anno.

Il Re di Cincinnati è per la settima volta lo svizzero, che porta a casa un montepremi sontuoso, per lui che è stato incoronato nuovamente come il tennista più pagato dagli sponsor negli ultimi 12 mesi (il quinto in assoluto, come dimostrato dalla rivista Forbes). Roger ha espresso nell’ultima settimana un tennis splendido, fatto di colpi incredibili (da riguardare a flusso continuo la risposta in demi-volée contro Kevin Anderson o il diritto “di taglio” contro Murray in semifinale) ed una forma fisica impeccabile. È già successo in tre occasioni quest’anno prima degli appuntamenti con gli Slam: vittoria a Brisbane prima degli Australian Open, finale a Roma prima del Roland Garros e vittoria ad Halle prima di Wimbledon. Ora si augura di non perdere lo smalto una volta entrato nel centrale di New York.

E cosa possiamo aggiungere dell’annata storica che sta vivendo Serena Williams, nuova campionessa di Cincinnati? Dal 19 gennaio al 23 agosto ha perso solo due partite: la semifinale di Madrid contro Petra Kvitova e la semifinale della scorsa settimana in Canada per mano di Belinda Bencic. Per il resto solo vittorie, a parte i tre ritiri prima dei match nei tornei di Indian Wells, Roma e Båstad.

Serena è un rullo compressore: 69ºesimo titolo in carriera e una voglia pazza di andare presto nella Grande Mela per inseguire il sogno del Grande Slam. Come abbiamo detto dallo scorso inverno, la Williams non ha rivali. Solo lei può perdere le partite ed è per questo che le attenzioni sono maggiori. Anche le avversarie le riconoscono una supremazia indiscutibile e per batterla oggi serve un mezzo miracolo. Vive sotto pressione da quasi vent’anni, figuriamoci se non è capace di gestire la tensione! Ma tra otto giorni i flash e le tv saranno ancor più pressanti. Vincere a New York vorrebbe dire raggiungere Steffi Graf a 22 successi negli Slam nonché coronare il Grande Slam in un unico anno, evento accaduto solo tre volte tra le atlete in gonnella: Maureen Connolly (1953), Margaret Smith Court (1970) e appunto Steffi Graf (1988).

Neil Armstrong è nato a Wapakoneta, Ohio. Ha scritto la storia dell’umanità per essere stato il primo uomo a mettere piede sulla Luna. In Ohio, poche ore fa, abbiamo visto altri due astronauti, Roger e Serena. La loro prossima missione non si chiamerà Apollo 11 ma US Open 2015.