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UNA CIAMBELLA DAL GUSTO AMARO

Pubblicato il 4 marzo 2015

C’è una regola non scritta del ping-pong; una regola che non si trova in nessun manuale così come non è contemplata durante i Giochi Olimpici, quando il mondo Occidentale cerca di battere la maestra Cina. La regola che si usa applicare ai bar di periferia, così come negli oratori o nelle feste di paese è semplice: vince chi arriva per primo a 21, ma se un giocatore riesce a conquistare i primi sei punti consecutivi e lasciare l’avversario a zero fa “cappotto”. Il vincitore passa al turno successivo, il perdente deve passare sotto il tavolo per “punizione”.

 

Vi immaginate se fosse così anche nel tennis? Chi subisce un bagel, ovvero perde il set per 6-0, deve passare per un istante sotto la rete…

 

Nel tennis moderno non è raro vedere un set perso per sei giochi a zero, così come in Coppa Davis o in Fed Cup (purtroppo per l’Italia l’ultima, in ordine di tempo, è stata Camila Giorgi contro la francese Caroline Garcia a Genova). Un 6-0 non sempre è sinonimo di vittoria, in alcuni casi è un passaggio a vuoto, quando un giocatore o una giocatrice “molla” fisicamente quando vede che il set è ormai perso.

 

C’è però qualcuno che vuole strafare e non lascia nemmeno le briciole all’avversario di turno. SirRoger Federer, durante l’ultimo Master dello scorso inverno a Londra, sbalordì il pubblico per la facilità con cui si sbarazzò del beniamino di casa Andy Murray. Un 6-0, 6-1 che lo scozzese ricorda ancora come uno dei suoi peggiori incubi.

 

Fred Perry o Rene Lacoste, Stefan Edberg o Ivan Lendl sono solo alcuni nomi che hanno fatto la storia del bagel. Non solo hanno lasciato a zero il loro avversario per un set ma lo hanno fatto per tutti e tre!, ovvero un “triplo bagel”, durante un incontro del Grande Slam. A Wimbledon come a Parigi, in Australia come a New York il 6-0, 6-0, 6-0 è entrato di diritto negli annali dello sport.

 

Anche il nostro commissario tecnico Corrado Barazzutti ne sa qualcosa, purtroppo in negativo. Nel 1978, nella terra rossa sotto la Tour Eiffel, un ciclone biondo decise di abbattersi contro l’italiano. Quel ciclone si chiamava ovviamente Björn Borg. Si impose in semifinale per 6-0, 6-1, 6-0 prima di vincere il torneo contro Guillermo Vilas (al quale lasciò cinque giochi in tre set). Stefan Edberg, l’attuale allenatore di SirRoger Federer, è l’ultimo ad aver imposto un “triple bagel” sull’erba inglese di Sua Maestà. Era il 1987 e il malcapitato si chiamava Stefan Weiksson.

Un altro connazionale, Torsten Johansson, ha inserito il suo nome nella storia. Non per i successi sul campo, nemmeno per gli Slam collezionati o le settimane da numero uno al mondo. Torsten Johansson riuscì però a passare due turni consecutivi di Wimbledon senza perdere nemmeno un gioco! Era il 1947, decisamente un’altra epoca, e i malcapitati furono Brian Royds e Pierre Geelhand.

In campo femminile Marion Bartoli, ben prima di vincere Wimbledon, fu costretta a passare sotto “l'arco della vergogna” (battuta 6-0 6-0 dalla Henin a Madrid nel 2007): il padre Walter, sua principale ossessione esistenziale, disse che per due giorni la figlia non emise alcun suono. Anche Maria Sharapova subì un doppio 6-0. La siberiana era appena maggiorenne (sebbene già con in bacheca Wimbledon) e venne sconfitta duramente nella semifinale di Indian Wells dall’americana Davenport.

 

Chris Evert e Martina Navratilova fecero la storia di questo sport per la loro rivalità. Giocarono in totale 80 partite ma quella del 1991 in Florida per Martina rimarrà indimenticabile. Doppio sei zero per Chris e Martina a testa bassa per il campo.

Ancor meglio fece Steffi Graf: 6-0, 6-0 nella finale del Roland Garros del 1988 contro Natasha Zvereva. La partita durò solo 32 minuti e la russa collezionò 13 miseri punti.  

 

Photo credit: 1233316/GettyImages