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Un pomeriggio da leone

Pubblicato il 2 luglio 2014

Si era scomodato il Principe William con moglie, abbandonando la dimora di Kensington Palace per recarsi al palco reale dell’All England; la fidanzata Kim aveva deciso di dare un tocco di colore agli spalti, presentandosi con un abito fucsia shocking mentre la neo-allenatrice francese Amélie indossava una semplice maglia bianca con un cuore; vip di vario genere sedevano sui seggiolini del Centrale come grandi appassionati del gioco della racchetta (tra tutti Hugh Grant); il salotto buono di Londra era gremito in ogni seggiolino, così come la collinetta davanti al maxi schermo allestita dagli organizzatori fuori dal tempio del tennis.

Tutta la Gran Bretagna spingeva Andy Murray verso un bis storico. Bis spezzato ai quarti di finale da un giovane bulgaro che già fa parlare di sé per la sua relazione amorosa (chiedere a Maria Sharapova per i dettagli) ma che forse dovrebbe essere riconosciuto come il talento più puro ora in circolazione. Grigor Dimitrov presenta il conto allo scozzese detentore del titolo e avanza alla casella delle semifinali dopo una partita dominata in tutti i momenti più importanti.

Venticinque minuti nel primo set, un’ora nel secondo e mezz’oretta per il terzo. Un pomeriggio di passione sportiva si trasforma in un incubo tennistico per il beniamino di casa, apparso più falloso e meno concentrato del solido. Merito dal talento di Haskovo, già vincitore quest’anno del torneo del Queen’s, l’antipasto nobile prima del terzo Slam dell’anno.

Nella vita sportiva di ogni atleta c’è un momento che segna la svolta. Murray si scrollò l’etichetta del perdente nato dopo il trionfo agli US Open del 2012, prima di vincere Wimbledon l’anno successivo. Grigor è “solo” in semifinale ma questo pomeriggio potrebbe essere ricordato molto a lungo. Il prossimo scoglio si chiama Novak Djokovic, campione dell'edizione 2011, che ha superato non senza fatica il croato Cilic. La partita, disputata sul campo n.1 per lasciare spazio alla folla british del Centrale, era partita con il piede giusto per l'uomo di Belgrado. Dopo aver dominato la prima frazione, ha inceppato il motore del suo fisico e del suo tennis. Marin, lentamente, prendeva possesso del campo e della partita. Grazie agli insegnamenti di Goran Ivanisevic, l'uomo che qui vinse partendo da una wild card, stava per dare il secondo grande dispiacere agli organizzatori del torneo. E invece la saggezza del numero uno del tabellone (e due del mondo) ha fatto il resto.

Con Nadal già a Manacor, Murray con le valigie e Nole sotto la doccia, non restava che guardare la partita di Sir Roger nel derby svizzero contro Wawrinka. Il vincitore del primo Slam dell'anno si guadagnava di diritto il primo set ma, forse anche complice un infortunio, non sapeva continuare l'opera nelle successive frazioni. E così l'uomo che qui vinse già per sette volte se la dovrà vedere in semifinale contro il bombardiere Raonic, un giocatore da 30 aces di media a partita.

Djokovic-Dimitrov, Federer-Raonic. Le combinazioni per la finale sono molteplici. Sarà sfida tra veterani oppure tra giovani promesse? Quel che è certo fin da ora è che il tennis ha trovato le nuove leve per fare la storia. Un bulgaro e un canadese. Peccato che non sia un italiano. 

Photo credit: Maxisport / Shutterstock.com