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Un popolo con la racchetta

Pubblicato il 3 settembre 2013

C’erano una volta Fantozzi e Filini.
Chi di voi non ricorda la tragicomica partita di tennis del duo, prenotata dal ragioniere in una nebbiosa mattina (dalle 6 alle 7!) di Novembre?

La parodia di una coppia di lavoratori, pronti nel fine settimana a dedicarsi allo sport per evadere dalla routine della fabbrica. Il campo era decisamente al limite della praticabilità, così come l’abbigliamento non proprio sportivo. Un’immagine comica, si diceva, ma in alcuni aspetti reale.
Abbandonate per un attimo le cronache in arrivo dalla Grande Mela per l’ultimo Slam della stagione, abbiamo spulciato alcuni numeri amatoriali, ovvero quanti Fantozzi e Filini ci sono in Italia. Nessuna presa in giro (ci mancherebbe!), solo la volontà di scoprire quanti praticanti della racchetta sono sparsi per il Belpaese.
Bene, dalle ricche tabelle in possesso del CONI, si scopre che il tennis è il quarto sport più praticato in Italia, dietro solo al calcio, la pallavolo e la pallacanestro.
Di 4 milioni e 350 mila atleti-tesserati oltre il 6% decide di scendere su un campo a righe con la rete in mezzo. Come avete potuto notare, considerato come sport singolo e non di squadra, il tennis è sul gradino più alto del podio. Per una prova tangibile non vi resta che prestare attenzione al finestrino del vostro prossimo volo low-cost.
Quando sorvolerà l’Italia guardate di sotto: troverete tanti campi verdi da calcio (alcuni più spelacchiati e non proprio con “l’erbetta inglese”) e molti rossi da tennis. Ora, provate a raggruppare tutti i tennisti, senza distinzione di classifica, sesso o età.
Tutti in pantaloncini bianchi e maglia colorati; tutti con al fianco il loro strumento di divertimento, la racchetta. Tutti ma proprio tutti, nessun escluso. Quanti sono? 288.513. Come l’intera città di Venezia, la Provincia di Siena in Toscana oppure due volte la popolazione della Val d’Aosta. Aggiungetevi anche 9.188 giudici di gara, senza di loro molte partite non potrebbero nemmeno iniziare. Tutti raggruppati in 3.246 società sparse per le venti Regioni, da Nord a Sud, isole comprese.
Quando parliamo del talento di Camila Giorgi, le prestazioni altalenanti di Fabio Fognini, le grandi maratone al quinto set di Andreas Seppi o del duo delle meraviglie Errani-Vinci, non dimentichiamoci che stiamo parlando della piccola punta di un iceberg, pochi cognomi che hanno avuto il talento, la costanza e i mezzi per emergere tra i più forti.
E’ vero, non abbiamo un numero uno. Non abbiamo nè Nadal, né Djokovic, né Federer. Non abbiamo un leader capace di portare la bandiera italiana ai vertici del mondo. Abbiamo però una risorsa ancor più grande: un movimento di uomini e donne che si sfidano su un terreno perfetto come su uno meno curato, puntano la sveglia la mattina presto della domenica per scendere in campo, sfidano il calore del sole per un incontro dalle 12 alle 13.
?Giocano a tennis, con passione. Anche senza i riflettori di Flushing Meadows.