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SCONFITTA A TESTA ALTA

Pubblicato il 8 aprile 2013

L’Italia non ce l’ha fatta. La squadra guidata da capitan Barazzutti, con tutti gli onori, esce sconfitta dai quarti di finale di Coppa Davis. Per la prima volta nella sua storia accede al turno successivo il Canada, prossimo avversario della Serbia di Nole Djokovic, vincente contro il team americano. Un weekend decisamente amaro per Seppi, Fognini e Bracciali. 

I giocatori azzurri hanno dovuto combattere contro quattro avversari diversi: la superficie di gioco (velocissima, così come le palline), il pubblico fin troppo rumoroso, alcune decisioni dubbie dei giudici di sedie e, soprattutto, i bolidi al servizio di Milos Raonic. Il numero uno canadese, di origine montenegrine, è stato sicuramente il protagonosita delle sfide. O meglio, il suo servizio. Diciottesima posizione ATP in graduatoria, appena due gradini sotto Andreas Seppi, ha espresso un tennis tutt’altro che piacevole ad eccezione della battuta. Alto 1,98 ha evidenziato con decisione quale sia la sua idea di gioco: colpisco a tutto braccio la prima (e spesso anche la seconda). Nel decisivo punto contro l’altoatesino, con la squadra rossa in vantaggio per 2-1 dopo le prime due giornate, ha realizzato 35 aces, l’87% di punti con la prima palla e l’89% con la seconda. Una mostruosità. Per descrivervi ancora meglio com’è stato l’avvio di gioco vi lasciamo dei numeri: nel primo set Seppi ha fatto 3 punti su 23 e nel secondo 5 su 27 nel turno di battuta del canadese. 

 

Nelle movenze e nella tenuta di gioco Raonic ricorda molto Goran Ivanisevic. Ha già tagliato il traguardo dei 2.000 ace in carriera. La squadra azzurra è stata comunque brava. Nello stesso palazzetto e sulla stessa superficie (ricordiamo che nessun torneo ATP si disputa più su un “terreno” così veloce) cadde anche la Spagna finalista dello scorso anno nel primo turno di febbraio. La sfida vera si è giocata sabato con il doppio. Fognini-Bracciali hanno portato la sfida oltre le 4 ore uscendo sconfitti solo per 15-13 nel quinto parziale. Una lodevole uscita di scena.  Il fascino e l’imprevedibilità della Coppa Davis è racchiuso nella presenza della squadra della foglia d’acero tra le migliori quattro al mondo. In termini assoluti il Canada non potrebbe competere con le squadre che ha sconfitto a Vancouver. Ha sfruttato ai limiti del regolamento il fattore campo. 

 

Gli azzurri hanno avuto meno di una settimana per adattarsi a una superficie così anomala. Se poi dall’altra parte della rete trovi un giocatore che “tira” la seconda di servizio a 200 km/h il gioco è presto fatto. Barazzutti e i ragazzi hanno comunque dimostrato maturità nella tenuta mentale, un’ottima iniezione di fiducia per il prossimo anno. A contendersi l’insalatiera sono rimasti in quattro: Serbia-Canada e Argentina-Repubblica Ceca. Peccato, il nome Italia stava proprio bene in semifinale.