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Mind the gap

Pubblicato il 17 gennaio 2013

132 (games) a 23 al 1° turno in 11 match. 84 a 14 nella seconda giornata in 7 incontri.

L’inizio del tabellone femminile degli Australian Open 2013 sentenzia con precisione un nuovo trend nel circuito in gonnella: la frattura tra le top class e le avversarie.

È altamente prevedibile che in un lungo torneo, come il primo Slam dell’anno, il gap tra le migliori e le peggiori sia evidente. In più (non dimentichiamo mai) ci sono le proibitive condizioni climatiche e lo stato di forma non entusiasmante di inizio stagione.

Però i numeri sono numeri e, statistiche alla mano, emettono giudizi. Maria Tiffany Sharapova non ha ancora perso un game (24-0), Serena Williams due (24-2), Kuznetsova ha replicato lo stesso punteggio in due partite (6162). Ivanovic, Jankovic, Stephens, Venus W., Pens, Date-Krum. Il gruppo è nutrito ed eterogeo.

Alcuni commentatori si sono subito affrettati a chiedere una riduzione del tabellone femminile per non incappare in risultati così elementari. Per noi un errore. Non perché si voglia una giusta parità dei sessi fine a se stessa ma perché i primi turni possono rappresentare vere occasioni per le giovani promesse e ottimi rodaggi per le più forti.

Il dato, che emerge, è un altro: la distanza, in termini qualitativi e quantitativi, tra il vertice della piramide e la sua base. Come se le più forti stessero scendendo in campo contro le juniores. Usando una metafora “politica” si potrebbe dire che il divario tra i più ricchi e i più poveri si stia velocemente ingrandendo. Purtroppo (in entrambi i casi) è così.

In alcuni match del prossimo terzo turno la forbice si ridurrà. Sharapova si troverà dall’altra parte della rete Venus Williams. Kerber e Keys lotteranno per un posto in tabellone. Azarenka e Hampton non potranno replicare i tabellini dei precedenti incontri. Ayumi Morita spera di fare qualche punto in più di Garbine Muguruza contro Serena Williams.

I giochi (veri) devono ancora iniziare.