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Confinanti

Pubblicato il 1 settembre 2012

Si sa, l’erba del vicino è sempre più verde. Al tennis italiano non serve possedere una villetta a schiera con il tagliaerba per rendersene conto. Tutti i nostri confinanti, nel tempo, hanno sfornato un grande giocatore capace di trainare il movimento.

Dall’austriaco Muster degli anni 90 a Sir Roger da due decadi per la Svizzera. Perfino la vecchia Jugoslavia considerata per intero, senza distinzione tra sloveni, croati e serbi (vedi Nole Djokovic) è riuscita a collocare un suo concittadino tra i gradini più alti della classifica.

Cosa pensare dei nostri rivali d’Oltralpe? Il paragone è presto fatto: Tsonga, Gasquet, Simon e Monfils, classifica alla mano, sono superiori a Seppi, Lorenzi, Fognini, Volandri. Più che i numeri la differenza è da ricercare nella qualità. Jo-Wilfried rappresenta, con grande potenza, il nuovo tennis. Forse fin troppa energia, eccessiva ruvidità. Si ha la sensazione che possa competere con i Big Three anche per i tornei dello Slam più importanti. Pensiero che non possiamo allargare ai nostri connazionali.

Scriviamo queste parole nel giorno della sconfitta al secondo turno di New York di Jo-W contro (sempre rimanere in tema di confinanti) lo sloveno Martin Klizan, numero 52 al mondo. Scriviamo perché siamo cattivi? No, proviamo a ragionare al contrario.

La sconfitta di Tsonga è una notizia. La sconfitta dei nostri è (purtroppo) una conferma. Qui sta la vera differenza. Spingiamoci però oltre. Sapete dirci chi è stato l’ultimo giocatore con la bandiera di Maria Antonietta a trionfatore di uno Slam ? Non vale usare Google!

Trovato? E’ Yannick Noah, Parigi 1983. Non proprio ieri. Segno che se Roma piange, Parigi certo non ride. Due nazioni così grandi e con tantissimi appassionati che non riescono ad esprimere un numero uno. Da quasi 30 anni. Se non è record poco ci manca.