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Nessun Big 3 tra i primi due Atp. Come 19 anni fa…

Pubblicato il 13 giugno 2022

La classifica Atp dice che i più forti sono Medvedev e Zverev. I primi due Slam del 2022 hanno promosso Nadal, mentre Djokovic sarà il favorito dei prossimi. Mentre cerchiamo di capire se sarà la volta buona per il passaggio di consegne, andiamo a riscoprire chi c’era, in quel ranking di 19 anni fa…

Era il 10 novembre del 2003. In vetta al ranking Atp c’era l’americano Andy Roddick, seguito dallo spagnolo Juan Carlos Ferrero. Al terzo posto stazionava Roger Federer, che dalla settimana successiva sarebbe salito al numero 2, inaugurando una stagione – lunga quasi vent’anni – che ha visto sempre almeno uno dei Big 3 tra le prime due posizioni della classifica mondiale.

Questa stagione che pareva non dovesse finire mai ha trovato invece una sua conclusione, a pochi giorni dal torneo di Wimbledon più discusso della storia: nell’ultima graduatoria ufficiale, in testa è tornato il russo Daniil Medvedev, e alle sue spalle c’è adesso il tedesco Alexander Zverev. Novak Djokovic, invece, è numero 3, seguito da Rafael Nadal. Stando ai numeri, i Big 3 non sono più (almeno per adesso) i padroni del circuito.

LA LEADERSHIP DI NADAL E DJOKOVIC

La questione in realtà va al di là delle cifre ed è ben più complessa. E la verità è che le leggende non hanno affatto abdicato. Se dal ranking Atp ciò che risalta è questo dato statistico per certi versi clamoroso, dall’altro lato ci sono i primi due Slam della stagione che sono finiti nelle mani di Rafael Nadal, con Novak Djokovic che partirà favorito nei due rimanenti.

Né Daniil Medvedev, né Alexander Zverev, per motivi diversi, in questo periodo rappresentano delle certezze, e si trovano al vertice meritatamente sì, ma per una serie di circostanze maturate solo oggi, anche se figlie di ciò che è accaduto per buona parte nel 2021. Medvedev, perdendo la finale dell’Atp 250 di s’Hertogenbosch contro il sorprendente olandese Tim Van Rijthoven, ha dimostrato che la condizione migliore è ancora lontana. Zverev, invece, per un po’ non lo vedremo nemmeno, a causa del brutto infortunio alla caviglia rimediato al Roland Garros.

RODDICK, FERRERO & CO: LA GENERAZIONE PRE BIG-3

Tornando al ranking, se la vicenda del sorpasso al vertice appare dunque temporanea, in attesa della risalita di Djokovic e Nadal, si tratta comunque di un dato che indica una direzione precisa. Il passaggio di consegne è lento, lentissimo, come forse mai è stato nella storia di questo sport. Ma piano piano ci stiamo avvicinando. E, tutto sommato, proprio dare uno sguardo alla classifica di 19 anni fa ci aiuta una volta di più a capire la grandezza dei Big 3.

Non solo straordinari nelle loro vittorie, ma eccezionali nella longevità ad alto livello. Il numero 1 di allora, Andy Roddick, è ormai serenamente pensionato dal 2012. Juan Carlos Ferrero, il primo inseguitore all’epoca, è oggi coach affermato dell’attuale numero 7 del mondo, il suo connazionale Carlos Alcaraz (curiosamente, nato proprio nel 2003). L’argentino Guillermo Coria, numero 4 nel novembre del 2003, decise di dire basta nel 2009, e la cosa incredibile è che ha un anno meno di Roger Federer. Mentre era già nella parte finale della carriera Andre Agassi, che avrebbe lasciato definitivamente il tennis dei pro agli Us Open del 2006.

Più indietro, in quel ranking, troviamo il tedesco Rainer Schuettler, l’attuale coach di Nadal, Carlos Moya, e ancora David Nalbandian, Mark Philippoussis e Sebastien Grosjean. Tutti personaggi che sembrano appartenere a un periodo troppo lontano per essere in qualche modo agganciato col presente. E che invece hanno in Roger Federer una connessione con il 2022, malgrado lo svizzero debba ancora rientrare nel circuito dopo i quarti a Wimbledon 2021.

Quel 2003 è stato uno degli ultimi anni in cui abbiamo visto le diverse superfici davvero lontane, da un punto di vista tecnico. In Australia vinse Andre Agassi, a segno per l’ultima volta in uno Slam. A Parigi trionfò Juan Carlos Ferrero, mentre a Wimbledon arrivò il primo centro in un Major per Roger Federer. Agli Us Open, infine, Andy Roddick conquistò il suo primo e ultimo Slam, arrivando grazie a quella vittoria a toccare la vetta del ranking mondiale.

RIOS, RAFTER E GLI ALTRI: I NUMERI 1 ‘TEMPORANEI’

Fu la conclusione di un periodo di grande incertezza e di tanti cambiamenti al vertice. Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, a ricoprire il ruolo di numero 1 del mondo ci arrivarono personaggi che avevano ballato per poco lassù in cima, oppure quasi solo su una superficie: Thomas Muster, Marcelo Rios, Carlos Moya, Evgeny Kafelnikov, Pat Rafter, Marat Safin, Gustavo Kuerten.

Dopo di loro arrivò Lleyton Hewitt, che rimase più a lungo in vetta, ma che riuscì a imporsi in due soli Major, Wimbledon e Us Open. Anche lui, malgrado le 75 settimane al vertice, è passato alla storia come un leader di passaggio tra due epoche. La prima, quella dei grandi americani Sampras, Agassi, Courier. Che tuttavia era pure l’epoca di Boris Becker e Stefan Edberg. La seconda, quella dei Big 3, ancora in corso dopo oltre 18 anni dalla prima volta di Re Roger, numero 1 il 2 febbraio del 2004.

DJOKOVIC E NADAL: LA RISPOSTA STA NEL FISICO

Detto che difficilmente Federer tornerà lassù, è invece giusto chiedersi cosa ci attende ancora dal duo Djokovic-Nadal. Intanto, partiamo da un dato: le condizione fisiche dei due sono estremamente diverse l’una dall’altra. Rafa, addirittura, aveva messo in dubbio la prosecuzione della sua carriera, prima di vincere per la quattordicesima volta il Roland Garros. E non si era trattato di un eccesso di cautela: semplicemente, lo spagnolo ormai deve convivere con un dolore al piede quasi perenne che è incompatibile con la vita da professionista.

Ugualmente incompatibile, stando a quanto dicono i medici, sarebbe però un’operazione. Così Rafa – che a Parigi ha vinto andando avanti a infiltrazioni – sta cercando la via di mezzo che gli consenta di prolungare ulteriormente la sua carriera. Proprio lui, peraltro, si è preso i primi due Slam del 2022 e si è garantito la prima piazza nella Race, anche se la seconda parte di stagione appare come un grosso punto di domanda.

Novak Djokovic, invece, è decisamente in un’altra posizione. Il suo fisico è molto meno logoro di quello dello spagnolo, e la sua fame di successi non è da meno rispetto a quella mostrata da Nadal. Tanto più che l’iberico adesso è a ‘più due’ rispetto al serbo se parliamo di trionfi Slam. Se Rafa potrà salire in classifica a patto soltanto di mettere a posto in maniera definitiva la questione relativa al piede, per Nole non si tratta di un ‘se’, ma di un ‘quando’.

Difficile immaginarlo fuori dai primi due a fine stagione, anche se su questa previsione pesa (e parecchio) l’assenza di punti in quel di Wimbledon. Djokovic ai Championships ci andrà, e andrà ovviamente per vincerli. Ma anche alzando la coppa non riceverà nessuno dei duemila punti normalmente in palio in uno Slam. Ecco perché poi, sul cemento americano e nell’ultima parte di stagione, quella indoor, Nole avrà bisogno di uno sprint mai visto nei precedenti anni di carriera.