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Swiatek II, modello Nadal

Pubblicato il 4 giugno 2022

I numeri dicono che poche tenniste – nel circuito femminile – hanno saputo dominare come sta facendo quest’anno Iga Swiatek. Nella prossima classifica Wta, la 21enne polacca avrà il doppio dei punti della numero 2. Il suo secondo trionfo al Roland Garros non è mai stato in discussione.

Forse Iga Swiatek non arriverà a vincere tanti Roland Garros quanti ne ha conquistati il suo idolo Rafael Nadal, in corsa per il trofeo numero 14. Ma la sensazione che ha lasciato la 21enne polacca nelle due settimane che l’hanno portata verso il secondo titolo parigino è stata molto simile a quella che lasciava il miglior Rafa negli anni d’oro, quando arrivava in fondo concedendo pochi game agli avversari.

E allora partiamo proprio dai numeri, per celebrare l’impresa di questa ex ragazzina timida, ormai entrata perfettamente nella parte di dominatrice del Tour femminile, pur mantenendo una sana ingenuità nei rapporti con il pubblico e con i media. Le 35 vittorie consecutive (serie cominciata a Doha in febbraio) le permettono di affiancare Venus Williams segnando il record assoluto dall’inizio degli anni Duemila. Ma soprattutto le permettono di essere in vetta al ranking Wta con il doppio dei punti della seconda. Un distacco abissale che in tempi recenti non avevamo mai visto. In sostanza, Iga Swiatek e le altre in questo momento giocano due circuiti diversi.

Avanti coi numeri: in questo secondo Roland Garros, la polacca ha lasciato per strada un set (il primo – al tie-break – contro la cinese Qinwen Zheng) ma non ha mai dato l’impressione di poter perdere una partita. Se lasciamo da parte quel parziale ceduto, seguito peraltro da un sonoro 6-0 6-2, per il resto la 21enne di Varsavia ha concesso 26 game in 14 set: meno di due per ogni frazione. Anche in questo caso, siamo dalle parti di Nadal.

LA DELUSIONE DI COCO GAUFF

In finale, Coco Gauff non è riuscita – se non a tratti nel secondo set – a dare fastidio alla favorita, perché la 18enne americana gioca molto bene, ma non è ancora in grado di trovare soluzioni di fronte a un tennis solido e allo stesso tempo poco omologato come quello dell’attuale numero 1 del mondo.

Alla fine è scesa pure qualche lacrima, a Coco, delusa per l’esito di un confronto che certamente, in cuor suo, sperava più equilibrato. Il problema è che contro questa Swiatek, almeno sulla terra, sono pochissime a poter fare match alla pari. Tirare forte e cercare il punto alla prima occasione non basta, bisogna prepararsi a una battaglia lunga e usare la testa, altrimenti si è destinati alla sconfitta. Probabile che la serie di Iga, al contatto con l’erba, sia destinata a terminare. Ma non dovrebbe terminare presto il suo regno in vetta al ranking.

IL TORNEO DELLE ALTRE

Al di là delle finaliste e di un esito quasi scontato se guardiamo alla vincitrice del torneo, il tabellone femminile ha proposto tante sorprese. E una di queste ha la bandiera tricolore accanto al nome. Martina Trevisan ha addirittura migliorato il risultato del 2020, approdando in semifinale e conquistando – grazie a questo evento – la prima posizione tra le azzurre nel ranking Wta. Martina è in procinto di entrare fra le top 30 al mondo, traguardo che fino a poco tempo fa sembrava davvero fuori dalla sua portata.

Invece la fiorentina ha dimostrato che quel cammino di due anni fa, sugli stessi campi in terra del Bois de Boulogne, non era stato affatto casuale. Al contrario, Martina sul rosso parigino ci si trova a meraviglia: ha i tempi giusti, la carica emotiva ideale, gli occhi che brillano. Un amore, quello tra la capitale di Francia e la mancina toscana, che non è stato suggellato dal trofeo, ma che ormai è un dato di fatto. Dal prossimo anno, le avversarie la vedranno in un altro modo.

Per l’Italia del tennis femminile è stato il torneo della rinascita. Ed è curioso che proprio mentre Giorgi e Trevisan stavano ottenendo ottimi risultati, nel tabellone delle leggende siano arrivate in fondo due che leggende – per i colori azzurri almeno – lo sono state davvero: Francesca Schiavone e Flavia Pennetta, ossia le uniche due vincitrici di Slam nella storia delle nostre ragazze. Non siamo ancora tornati a quel livello, ma Tathiana Garbin sta costruendo con pazienza un gruppo che ha un certo potenziale e soprattutto che ha cominciato a credere molto più di prima nelle proprie possibilità ad alto livello.

GIOVANI IN ATTESA

È stato in generale – finale a parte – il torneo delle sorprese. Ma ormai questa definizione rischia di essere fuorviante, nel definire gli eventi del circuito pro femminile. Quello che stiamo vivendo è un momento di passaggio, e se c’è una giocatrice che sta dominando, ce ne sono tante altre che devono ancora trovare una stabilità ad altissimo livello.

Non l’ha trovata Emma Raducanu, nonostante abbia già vinto uno Slam, e non l’ha trovata Leylah Fernandez, nonostante abbia già raggiunto le top 20 Wta. Non l’hanno trovata Amanda Anisimova o Qinwen Zheng, malgrado quest’ultima abbia tolto un set alla Swiatek proprio al Roland Garros.

Del resto ci sono sempre stati, nella storia, periodi come questo. Mentre le grandi del recente passato si sono fatte da parte (Serena Williams, Ash Barty) o si dimostrano non più in grado di dare garanzie (Karolina Pliskova, Simona Halep, Vika Azarenka, Garbine Muguruza), c’è tutta una schiera di giovani che non vede l’ora di vincere i titoli che contano.

Gli Us Open del 2021, in questo senso, sono stati illuminanti: due ragazze che in precedenza avevano vinto poco o niente a livello pro, con un paio di settimane al loro meglio hanno fatto saltare il banco. Probabile che ce ne saranno altre, da qui in avanti, di situazioni come questa. Iga Swiatek permettendo.