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Djokovic e Swiatek, Roma da padroni

Pubblicato il 15 maggio 2022

L’edizione del record di pubblico e del ritorno alla normalità propone i due numeri 1 del mondo col trofeo degli Internazionali BNL d’Italia. Per Novak Djokovic potrebbe essere la svolta della stagione. Mentre Iga Swiatek arriva a quota 28 partite vinte di fila. Sono loro i favoriti per il Roland Garros  

Novak Djokovic e Iga Swiatek, secondo copione. Gli Internazionali BNL d’Italia, edizione numero 79, si chiudono con un record di pubblico e con i due vincitori più attesi, che coincidono con i due leader delle classifiche mondiali. La polacca ha dominato dall’inizio alla fine, solo con un piccolo momento di incertezza nel secondo parziale, di fronte a Ons Jabeur.

Djokovic ha chiuso addirittura per 6-0 il primo set, per poi rimontare nel secondo e aggiudicarsi il tie-break contro Stefanos Tsitsipas. Il torneo del ritorno alla normalità è dunque il torneo del ritorno alle gerarchie. Che è particolarmente significativo in campo maschile, se pensiamo al fatto che il serbo è solo al primo trofeo della sua stagione più tribolata in assoluto.

DJOKOVIC, IL MONOLOGO E LA RIMONTA

L’inizio di match contro Tsitsipas è stato un monologo di Nole, ben oltre le previsioni. Al punto che pareva ipotizzabile persino un problema di natura fisica per l’ellenico. Il quale invece, piano piano, ha ritrovato colpi e fiducia, arrivando persino a condurre per 5-2. Quando sembrava che i due dovessero risolverla al terzo, Djokovic ha trovato il break che lo ha rimesso in corsa, e nel tie-break ha dimostrato il consueto sangue freddo per evitare altre insidie. Il leader del ranking Atp festeggia dunque nel migliore dei modi le sue mille partite vinte (dopo la semifinale), arrivando a quota 1001 in un giorno speciale, non soltanto per lui.

Oggi – ha detto durante la premiazione in un ottimo italiano – è anche il giorno del primo match di mio figlio Stefan, spero che abbia vinto e gli dedico questo trofeo. Roma – ha proseguito Nole – negli anni mi aiutato spesso a ritrovare la gioia di giocare a tennis, a ritrovare le motivazioni in mezzo a momenti difficili. Così è accaduto anche stavolta, e queste vittorie romane non sono casuali, bensì frutto del calore e dell’energia e del pubblico italiano, dell’atmosfera che si crea su questi campi”.

TSITSIPAS E L’ITALIA

Nel frattempo, anche Tsitsipas riceveva la sua dose di sostegno da parte del rivale: “Sei rimasto umile – ha detto Djokovic rivolto al greco – ma vuoi vincere sempre e questa è la tua forza. Potrai fare grandi cose nella tua carriera e di certo avrai modo di conquistare tanti trofei”. Mentre lo stesso Stefanos aveva molta meno voglia di sorridere. “Non mi aspettavo che il torneo andasse così bene – ha detto il greco con un’aria ben più triste delle sue parole – ma in finale ho trovato un avversario troppo forte”.

Novak è un’ispirazione per tutti con il suo impegno. Sono orgoglioso di essere arrivato qui, a giocare la finale su uno dei campi più prestigiosi del mondo, dopo che tanti anni fa lo avevo frequentato da spettatore”. Anche Stefanos ha un legame importante con l’Italia: “Voglio ringraziare i miei tifosi italiani e in particolare quelli del Circolo Tennis Galatina (provincia di Lecce, ndr), perché lì ho giocato il campionato a squadre in passato, e tutti mi hanno accolto nel loro gruppo facendomi sentire subito a mio agio”.

PROSPETTIVA ROLAND GARROS

Djokovic aveva avuto parecchi problemi in più, contro il greco, negli ultimi tre incontri giocati sul rosso. E per questo, al netto dell’ottima prestazione del numero 1, rimane un po’ di delusione per una partita che ci si attendeva più combattuta. Da adesso in poi, questo Djokovic che è particolarmente affamato di successi ed è tornato a credere pienamente in se stesso diventa il favorito per ogni torneo a cui prenderà parte, a cominciare dal prossimo Roland Garros. Visti i dubbi sulle condizioni fisiche di Rafael Nadal, potrebbe essere Carlos Alcaraz il suo rivale più pericoloso, magari insieme a uno Tsitsipas maggiormente convinto rispetto a quello visto al Foro Italico.

SWIATEK-JABEUR, LO SHOW DEGLI OPPOSTI

La finale femminile è stata, almeno a tratti, molto gradevole. A dispetto di un punteggio severo (6-2 6-2), Iga Swiatek e Ons Jabeur hanno confermato di essere le due giocatrici più in forma del momento, producendo alcuni scambi di qualità eccezionale, tra i tentativi della tunisina di spezzare il gioco e la solidità della polacca che assomiglia sempre più – fatte le dovute proporzioni – a quella del suo idolo Rafael Nadal. La ventenne di Varsavia, con il successo bis agli Internazionali BNL d’Italia, ha raggiunto quota 28 partite vinte di fila, cifra straordinaria che adesso punta direttamente alla storia del tennis.

Non ci sono dubbi, nel frattempo, sul fatto che Iga Swiatek sia oggi la vera numero 1 del tennis mondiale. Lo certifica il ranking Wta, che già adesso la vede con un vantaggio di oltre duemila punti sulla seconda classificata. Ma lo certificano pure il modo in cui gioca e l’autorevolezza con cui macina tornei e avversarie. A Roma non ha lasciato per strada nemmeno un set, e onestamente non si è mai avuta l’impressione che la polacca potesse perdere questo torneo.

CHI FERMERÀ IGA SWIATEK?

Il punto, ora, è chi potrà tentare di avvicinarla al Roland Garros, torneo che ha già vinto nel 2020 e che quest’anno la vedrà nettamente favorita. Non si vede, francamente, chi possa pensare di batterla. Soprattutto perché le condizioni di Parigi dovrebbero esaltare ancora di più il suo tennis, rispetto a quelle che hanno caratterizzato questi ultimi mesi. Forse è ancora presto per affermare che il lungo periodo di incertezza del tennis femminile sia terminato. Ma allo stesso tempo, mai come oggi il circuito Wta sembra aver trovato una degna erede delle grandi protagoniste del passato.

Un ruolo che Iga ormai non prova più nemmeno a nascondere, ripetendo come un mantra di non mettersi alcun limite. Impegno peraltro doveroso, arrivati a questo livello. La polacca, tuttavia, mantiene quel volto pulito che piace tanto al grande pubblico. Mantiene quell’entusiasmo che – al di là dei numeri – è connaturato ai suoi vent’anni. L’emozione messa in evidenza dopo il titolo di Roma e quell’inginocchiarsi sulla terra del Centrale sono sembrati persino eccessivi per una partita dominata, che peraltro la vedeva nettamente favorita. Eppure proprio questo suo modo di approcciare il circuito, questo non dare nulla per scontato, le sta consentendo di correre a grandi passi verso alcuni record che sono di proprietà di leggende del passato più o meno recente.

Ho avuto quella reazione così emotiva dopo aver vinto – ha detto la Swiatek – perché mi sono sentita sollevata. Ons stava giocando bene, stava rimontando e affrontare le sue variazioni non è mai semplice. Alle vittorie non ci si abitua mai per davvero. Ma in questi mesi mi sono convinta che non devo avere paura. Ho meno pressione rispetto al passato, anche se attorno a me ci sono più aspettative”.

ISNERMAN, FINE DELLA FAVOLA

È andata male, invece, alla coppia più stramba che si sia vista di recente su un campo da tennis. John Isner e Diego Schwartzman hanno sfiorato il capolavoro, andando a un solo punto dalla vittoria nella finale del doppio maschile contro i croati Nikola Mektic e Mate Pavic, due dei grandi specialisti della disciplina. Una risposta di diritto del ‘Peque’ finita fuori di un soffio ha spento le ambizioni di questo strano team che si è visto creare anche un soprannome ad hoc, Isnerman, con tanto di hashtag sui social e di cartelli d’incitamento dei (tanti) tifosi.

Due metri e otto centimetri l’americano, un metro e settanta (scarso) l’argentino, quando si trovano vicini sembrano la coppia di una sit-com, e invece sono stati entrambi top 10 (precisamente, entrambi numero 8) in singolare. Adesso, questa avventura nata per gioco ha prodotto un risultato talmente interessante che potrebbe spingerli a provare almeno un bis. Per la gioia di tutti coloro che hanno riscoperto il doppio anche grazie a loro.