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Sinner, cantiere in movimento

Pubblicato il 12 maggio 2022

La partita che ha lanciato Jannik Sinner nei quarti di finale degli Internazionali BNL d’Italia (prossimo avversario, Stefanos Tsitsipas) è stata fra le più incoraggianti prodotte dal tennista altoatesino negli ultimi mesi. Non tanto per il risultato, quanto per la sicurezza con cui Jannik è andato ad applicare le novità tecniche sulle quali sta lavorando, peraltro di fronte a un avversario scomodo come il serbo Filip Krajinovic.

Ma cosa sta cambiando, nel tennis del ventenne di Sesto Pusteria, da quando ha avviato la collaborazione con Simone Vagnozzi? Intanto, il servizio, soprattutto nel movimento dei piedi e nella ricerca del kick, a buttare fuori l’avversario per entrare in campo e chiudere col colpo successivo.

Poi, l’uso del rettangolo di gioco: Jannik si muove maggiormente in verticale, rubando il tempo o prendendoselo a seconda delle necessità. In questo contesto si inserisce ovviamente l’utilizzo – più costante rispetto al passato – della palla corta, che non è ancora efficace come potrebbe, ma comincia a diventare un’arma importante nel suo repertorio. Curiosamente, con un movimento in certi casi abbastanza simile a quello del suo attuale coach, che proprio su un sapiente uso della smorzata sapeva costruire delle intere partite.

CONTRO KRAJINOVIC, PARTENZA IN QUINTA

A tutto questo c’è da aggiungere – nel caso specifico – che giocare di pomeriggio, con il caldo e il vento, e dunque in condizioni più veloci di quelle che caratterizzano il programma serale, potrebbe aver dato maggiore fiducia a Sinner, portandolo a spingere maggiormente sull’acceleratore rispetto alla partita piuttosto conservativa giocata contro Fabio Fognini. Anche Krajinovic si trova meglio col terreno più rapido, ma la distanza tra i due è destinata ad ampliarsi all’aumentare della velocità.

Sinner, contro Krajinovic, ha letteralmente dominato il primo set, chiudendo per 6-2 in mezzora di gioco. Poi, nel secondo, è scappato subito avanti di un break, ma non è riuscito a dare la spallata decisiva al serbo, ritrovandosi in lotta per oltre un’ora. Nel tie-break, è volato sul 4-1, si è fatto riprendere e superare (4-5), ma poi ha trovato la concentrazione per chiudere al secondo match-point, dopo una prima occasione mancata a causa di una brutta risposta.

PRIMI QUARTI AL MASTERS 1000 DI ROMA

È già la migliore prestazione romana del numero 2 italiano, ma dopo aver fatto in pieno il proprio dovere, Jannik potrebbe anche andare a caccia di sorprese. Tanto più che il prossimo avversario si chiama Stefanos Tsitsipas, campione certamente, ma già battuto dall’azzurro sugli stessi campi del Foro Italico dodici mesi fa. Quello di allora era stato un Tsitsipas piuttosto dimesso, certamente meno in forma rispetto a quello attuale. Ma il ricordo del successo potrebbe spingere Sinner a entrare in campo con la piena convinzione di potercela fare.

Intanto, a prescindere da come finirà questo torneo, il cantiere Sinner di dimostra in movimento. Il cambio di coach – da Riccardo Piatti a Simone Vagnozzi – ha inevitabilmente rappresentato un momento traumatico, anche se la decisione è da attribuire proprio al giocatore. E le scosse di assestamento dopo questo terremoto, altrettanto inevitabilmente, sono arrivate. In alcune occasioni, Jannik le ha mascherate salvando match-point a raffica, andando a un passo da sconfitte evitabili e recuperando partite quasi perse. In altri casi, si è semplicemente preso le sue responsabilità (come è abituato a fare), rimettendosi al lavoro il giorno dopo.

IL NUOVO LAVORO: INTELLIGENZA E VARIAZIONI

Né Sinner, né Vagnozzi, sono due chiacchieroni. È difficile carpire dalle loro parole qualche dato significativo in merito ai lavori in corso. Eppure il clima che si è creato tra loro sembra sereno e il rapporto pare destinato a produrre qualcosa di importante. È altrettanto chiaro che questo percorso non può essere valutato dopo qualche mese. C’è bisogno di un paio d’anni, almeno, e poi capiremo se le ambizioni di Jannik avranno trovato una soddisfazione reale. Tradotto: se l’altoatesino avrà cominciato a vincere titoli che contano e non soltanto ad andarci vicino.

“Con Simone – spiega Jannik parlando del nuovo allenatore – mi capisco al volo. Basta uno sguardo dal box. C’è un’ottima intesa e la strada sembra quella giusta, anche se ovviamente servirà tanta pazienza per arrivare ai risultati che vogliamo. Cosa sto cercando di fare? Leggere la partita in modo intelligente, capire cosa fa il mio avversario, provare a variare il gioco”.

In sostanza, tutto quello che Vagnozzi faceva da giocatore. “La palla corta – prosegue Sinner – è solo una parte del lavoro, ma di sicuro la sto utilizzando di più e a ogni incontro mi sento sempre più a mio agio con questo colpo. Non è tanto importante essere perfetti, quanto sapere cosa fare”. Altra frase, quest’ultima, che rimanda alla logica applicata – fin da quando era giocatore – dal coach ascolano.

NEI QUARTI, ECCO STEFANOS TSITSIPAS

Contro Tsitsipas ci sono già due precedenti romani, ma c’è pure un precedente più doloroso che risale all’Australian Open di quest’anno. “In quel caso ho perso nettamente – ammette l’azzurro – ma la scelta del cambio di coach non è stata certo presa per via di quella sconfitta. Giocare con Stefanos per me sarà un buon test: capirò dove devo migliorare e dove sto facendo progressi”.

Perché Jannik può cambiare tutto, allenatore compreso, ma poi la base resta sempre la stessa: quella di un ragazzo con la testa sulle spalle, che parte dalla logica per arrivare al risultato.