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Djokovic e Nadal: “Alcaraz è già un numero 1”

Pubblicato il 9 maggio 2022

Rafa e Novak parlano alla stampa per confermare ciò che il torneo di Madrid aveva mostrato: in questo momento, il 19enne Alcaraz è tra i favoriti in ogni torneo. A Roma, tuttavia, Carlos non c’è. E allora gli IBI22 potrebbero far segnare l’ennesimo duello tra i due giocatori più vincenti di sempre. 

Il duello del torneo, a parole, è già cominciato. Ma con un convitato di pietra che attira più attenzione dei protagonisti in carne e ossa. Rafael Nadal e Novak Djokovic, chiamati al consueto confronto con la stampa prima dell’inizio del loro percorso, hanno dovuto sorbirsi in apertura la stessa identica domanda, che cominciava più o meno così: “Ma questo Carlos Alcaraz…”. E pensare che parliamo di due che a Roma, uno contro l’altro, hanno giocato sei finali, la prima nel 2009.

Entrambi, come è nel loro stile, hanno risposto in maniera pacata, senza batter ciglio, evidenziando ciò che ormai è chiaro a chiunque abbia seguito il circuito negli ultimi mesi, ossia che il 19enne iberico è una sorta di numero 1 in pectore. Entrambi, tuttavia, hanno pure sottolineato che prima di essere considerati come personaggi da rottamare, avrebbero ancora voglia di dire la loro. Ovunque, anche dove incontreranno quell’Alcaraz che a Roma, invece, ha marcato visita.

“Sono felice per Carlos – ha detto Rafa senza tuttavia mostrare un entusiasmo straripante nel linguaggio del corpo – perché è già un top 10 e merita di ottenere grandi risultati. La Spagna si è assicurata un campione per i prossimi dieci anni, dunque sono contento pure per il mio Paese”.

Novak Djokovic è stato un po’ più chiaro: “Carlos, in questo momento, può essere considerato come il migliore giocatore del mondo. La facilità con cui ha gestito la pressione nei momenti delicati a Madrid è stata semplicemente impressionante. Al Roland Garros sarà senza dubbio da considerare tra i favoriti”. Proprio le ambizioni dell’allievo di Juan Carlos Ferrero in quel di Parigi rappresentano una buona chiave per comprendere il forfait all’ultimo minuto nella Capitale. Lasciando da parte quell’infortunio che forse, in un altro momento dell’anno, sarebbe stato gestito in maniera diversa.

VERSO IL ROLAND GARROS

La verità è che, molto probabilmente, Alcaraz è già convinto di poter alzare al cielo la Coppa dei Moschettieri il prossimo cinque di giugno. E per questa sua intima convinzione ha deciso che dopo le fatiche di Madrid (e le precedenti di Barcellona) c’era davvero bisogno di un periodo di tempo per ricaricare le batterie. Facendosi dunque trovare al cento per cento nel momento in cui prenderà il via lo Slam all’ombra della Tour Eiffel.

Ferrero e Alcaraz sanno perfettamente che – malgrado i dubbi relativi alla lunga distanza – la possibilità di arrivare in fondo c’è per davvero. Sarebbe, a quel punto, una consacrazione definitiva per un ragazzo che già oggi è quasi in cima al mondo se guardiamo alla Race verso Torino: dalla vetta, che poi significa da Nadal, la distanza è di soli 70 punti.

RAFA: LA VECCHIA, AFFIDABILE, AUTO

“Io in questo momento – ha spiegato Rafa – mi sento un po’ come una vecchia auto che però funziona ancora bene, solo ha bisogno di un po’ più di tempo per mettersi in moto come si deve. Devo continuare a migliorare, ma arrivo da una settimana, quella di Madrid, che non è stata affatto negativa, malgrado quello sia per me il più difficile fra i tornei sulla terra battuta. Sono stato un mese e mezzo senza allenarmi, quindi so che non è immediato riuscire a ritrovare la fiducia, il livello di gioco, la condizione atletica e tutto il resto”.

“Intanto, sono felice di essere a Roma, un posto che adoro e dove ho tanti ricordi incredibili. Proverò a fare del mio meglio, mi auguro di essere pronto per giocare un po’ meglio rispetto alla scorsa settimana. Sono fiducioso e spero di poter vivere una bella settimana”. Nadal ha vinto a Roma per dieci volte, l’ultima lo scorso anno. E – vista l’assenza di Alcaraz – è da considerare anche stavolta come il principale indiziato per il titolo.

Un ruolo che Rafa non sbandiera ai quattro venti, assecondando dunque la propria natura low profile, ma che tutto sommato emerge da alcuni elementi. Come quando rimarca il suo ruolo nella storia, al pari di Novak Djokovic e Roger Federer. “Con umiltà, penso di poter dire che se io, Roger e Novak continuiamo a giocare ancora per un po’, sarà meglio per il mondo del tennis, poiché in fondo siamo ormai parte della storia di questa disciplina. Ma oggi non è più come una decina d’anni fa, la situazione è cambiata. Noi stiamo invecchiando, le nuove generazioni stanno migliorando rapidamente. Il Roland Garros sarà un torneo molto importante, e credo ci saranno tanti possibili candidati alla vittoria, come in ogni grande torneo che verrà”.

NOVAK: “LA MIA IMPRESA? BATTERE RAFA SULLA TERRA”

Dal canto suo, pure Djokovic non ha nessuna voglia di recitare la parte della vittima. Al contrario. “Mi sto avvicinando sempre di più al mio migliore livello – dice il serbo – e sono contento della settimana di Madrid, perché le energie non sono venute meno neppure dopo la partita che ho perso contro Alcaraz. Malgrado le tre ore abbondanti, il giorno successivo sarei potuto scendere in campo e giocarmela come sempre, senza nessun problema. Significa che sto recuperando in fretta, buon segnale”.

Tutto bene, dunque, ma in una eventuale semifinale di Roma, tra Rafa e Novak, chi vincerebbe? “Qui al Foro Italico – spiega il numero 1 del mondo – abbiamo giocato tante delle nostre battaglie. La più recente in finale lo scorso anno, ma ricordo anche quelle del 2011 e del 2014, quando vinsi io. Ogni vittoria sulla terra contro Rafa deve essere messa tra gli highlights della carriera, perché siamo stati in pochi a riuscire a batterlo su questa superficie. È la sfida delle sfide. Non vedo l’ora di cominciare”.