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Cerundolo e altri tennisti fortunati

Pubblicato il 31 marzo 2022

Francisco Cerundolo continua a essere baciato dalla sorte e raggiunge una incredibile semifinale a Miami. Ma ci sono tennisti più fortunati di lui: per esempio i lucky loser che sono arrivati a vincere il torneo dal quale erano stati eliminati. Ecco alcune storie rimaste nella memoria collettiva

Chi disse ‘Preferisco avere fortuna che talento’ percepì l’essenza della vita. L’incipit di Match-point, uno dei capolavori di Woody Allen (che usa il tennis come filo conduttore) sarebbe perfetto per descrivere il cammino di Francisco Cerundolo nel Masters 1000 di Miami. Una corsa che agli appassionati italiani fa parecchio male, visto che l’ultima vittima del sudamericano è Jannik Sinner, costretto al ritiro sull’1-4 per il suo avversario a causa di una dolorosa vescica sotto a un piede.

Cerundolo non è proprio l’ultimo arrivato. Ha già raggiunto una finale in un torneo del circuito maggiore, un annetto fa a Buenos Aires, ma se sulla terra aveva dimostrato doti interessanti, sul duro era ancora a secco di risultati di rilievo. A Miami, tuttavia, gli astri si sono allineati per questo ragazzo di 23 anni dall’aria serena, che in febbraio aveva raggiunto il suo best ranking al numero 76 Atp ed è parte di una famiglia di tennisti di successo, visto che pure il fratello Juan Manuel – tre anni meno di lui – era nei top 100 fino a un mese fa.

I CAMPI LENTI DI MIAMI

Eliminato l’olandese Tallon Griekspoor al primo turno, Francisco – che prima di Miami non aveva mai vinto un match in un main draw Atp fuori dalla terra – ha raccolto i cocci di un Opelka a mezzo servizio, costretto a lasciare il campo quando era sotto per 6-1 e 3-1. Di fronte a un Gael Monfils decisamente sottotono, nel turno successivo, l’argentino non ha mai sofferto, mentre ha rischiato grosso contro Frances Tiafoe negli ottavi, prima che l’americano fosse costretto a rallentare il ritmo nel terzo parziale a causa di un problema alla schiena. L’abbandono di Sinner è dunque il terzo regalo della sorte per il più grande dei Cerundolo, chiamato adesso a una sfida quasi impossibile contro Casper Ruud.

Proprio la vittoria di Ruud contro Alexander Zverev, peraltro, ha confermato le impressioni di chi sosteneva, a inizio torneo, che le condizioni di gioco a Miami fossero particolarmente lente rispetto alle stagioni passate. Il norvegese ha fatto progressi enormi fuori dalla terra, ma vederlo controllare con questa autorità un picchiatore come Zverev depone a favore della tesi sulla minore velocità. Una particolarità che ha reso senz’altro più semplice anche il percorso del fortunato Cerundolo.

LUCIA BRONZETTI, IL TORNEO DELLA VITA

Sempre a Miami, ma fra le donne, c’è stato un altro caso di buona sorte, terminato però con una punta di amarezza. Lucia Bronzetti era stata battuta nell’ultimo turno delle qualificazioni dalla cinese Wang, poi è stata ripescata come lucky loser e da quel momento ha infilato il torneo più importante della vita. La riminese è stata splendida all’esordio nel main draw, quando ha saputo rimontare Ajla Tomljanovic. Quindi ha dominato Stefanie Voegele, a sua volta entrata come perdente fortunata al posto di Camila Giorgi, e infine ha approfittato del ritiro di Anna Kalinskaya per approdare agli ottavi. 

Proprio a un passo dai quarti, di fronte all’ex top 20 australiana Daria Saville (conosciuta come Gavrilova), la fortuna ha voltato le spalle all’azzurra, che non ha trasformato un match-point chiudendo con qualche rimpianto un evento che resta comunque un momento di svolta della carriera. Una svolta figlia del lavoro, non certo della buona sorte, ma aiutata in questo caso da una serie di coincidenze favorevoli, utili a portarla per la prima volta in assoluto fra le migliori cento giocatrici del mondo.

CARUSO E CECCHINATO, LA SICILIA FORTUNATA

Nell’ultimo Australian Open, quello dominato – mediaticamente – dal caso Novak Djokovic, Salvatore Caruso aveva trovato il modo di fare dell’auto-ironia, definendosi il lucky loser più famoso della storia. Il siciliano aveva preso il posto proprio del serbo, ritrovandosi dunque nello spot del numero 1 del mondo. Una promozione che però non ha poi trovato un riscontro sul campo, dal momento che Caruso ha ceduto all’esordio all’altro serbo Miomir Kecmanovic. Ci sono invece lucky loser che sono poi riusciti addirittura a completare l’opera, vincendo il titolo nel torneo dal quale in un primo momento erano stati eliminati. In totale, parliamo di nove uomini e di tre donne da quando nel circuito esiste questa possibilità, dunque dagli anni Settanta.

Tra loro, c’è un altro siciliano. Marco Cecchinato cominciò infatti la sua annata d’oro, quella del 2018, proprio da una sconfitta. Il palermitano, che poi sarebbe arrivato in semifinale al Roland Garros, perse all’ultimo turno delle qualificazioni nell’Atp Budapest dall’estone Jurgen Zopp, salvo poi essere ripescato e finendo per vincere il trofeo, in finale sull’australiano John Millman. Al termine di quel periodo magico, Marco si sarebbe ritrovato al numero 16 del ranking Atp.

LUCKY LOSER E SLAM, LA FAVOLA BELGIO

Negli Slam, è rimasta famosa la corsa di Dick Norman, gigante belga dal servizio bomba, che da lucky loser si spinse fino agli ottavi del torneo di Wimbledon del 1995, il primo Slam della sua carriera. Norman perse dall’australiano Sandon Stolle, poi in tabellone si prese il secondo turno grazie al ritiro di Pat Cash, e infine si meritò tutta questa fortuna superando in tre set Stefan Edberg, dominato come mai era accaduto sui prati londinesi. Norman fece un altro passo superando Todd Woodbridge, poi si fermò davanti a Boris Becker, finalista e sconfitto da Pete Sampras. 

Un altro belga ha ripetuto il percorso di Norman. Si tratta di David Goffin, che nel 2012 al Roland Garros arrivò a sfidare il suo idolo Roger Federer (da cui perse) al termine di una settimana davvero fuori dal comune. Fuori di un solo posto dal main draw, Goffin eliminò al secondo turno delle qualificazioni Simone Vagnozzi, attuale coach di Jannik Sinner, per poi cedere all’ultimo ostacolo, rappresentato dal portoghese Joao Sousa. 

Rientrato dalla porta di servizio, David superò Radek Stepanek e Arnaud Clement in cinque set, fece fuori anche il polacco Lukasz Kubot e poi giocò un ottimo incontro con Roger, finendo sconfitto in quattro set. Curiosamente, come per Norman, anche per Goffin fu proprio quello il primo Slam in carriera, se parliamo di main draw. Ma è ancora più curioso sapere che l’ultimo lucky loser negli ottavi a Parigi era stato un altro belga, Bernard Mignot, nel 1976.

LA REGOLA GIMELSTOB E L’IMPRESA POLANSKY

Oggi i lucky loser negli Slam vengono ripescati dopo un sorteggio fra i quattro perdenti con la miglior classifica. Ma non è sempre stato così. La svolta arrivò nel 2005, grazie all’americano Justin Gimelstob, che pur sapendo di essere infortunato decise di scendere in campo contro lo svizzero George Bastl in quel di Wimbledon, con la consapevolezza di essere il primo dei ripescati in virtù del suo ranking. Il forfait di Andre Agassi gli avrebbe poi spalancato la strada del main draw, provocando però la reazione dell’opinione pubblica e dei tornei, al punto che nel 2006 sarebbe stata introdotta la nuova norma.

In anni recenti, il 2018 è stato particolarmente ricco di avvenimenti fortunati. Due su tutti. Il primo ha visto protagonista Marco Trungelliti, l’argentino che al Roland Garros fu l’ottavo lucky loser a entrare nel draw: raggiunta Parigi dopo un viaggio di dieci ore in auto da Barcellona, l’argentino si fermò al secondo turno contro Marco Cecchinato, dopo aver superato all’esordio l’australiano Bernard Tomic. Nello stesso anno, la vera impresa la fece il canadese Peter Polansky, best ranking di numero 110 Atp. Peter riuscì a fare – a modo suo – un Grande Slam, quello dei ripescati: perse quattro volte al terzo turno delle qualificazioni e in tutte le occasioni venne rimesso in main draw per via dei forfait altrui. Non riuscì a vincere nemmeno un incontro, ma di sicuro si sarà consolato con il montepremi incassato.