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Sinner e Musetti show, è l’Italia dei ventenni

Pubblicato il 6 marzo 2022

L’Italia approda ai gironi delle Finals di Coppa Davis grazie al successo per 3-2 in trasferta contro la Slovacchia. Ecco le pagelle degli azzurri al termine di un match complicato, ma capace di dare indicazioni importanti sul futuro dei nostri talenti.

‘Vent’anni’ è il titolo di una celebre canzone dei Maneskin, il gruppo che in una manciata di mesi ha rivoluzionato il concetto stesso di musica italiana, portando un vero rock nostrano in giro per il mondo come mai era accaduto in precedenza. Vent’anni è anche l’età di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, i due azzurri che hanno portato l’Italia di Coppa Davis ai gironi delle Finals dopo la vittoria per 3-2, a Bratislava, contro la Slovacchia. Una partita che molti avevano sottovalutato alla vigilia, ma che poi sul campo si è complicata terribilmente, fino a risolversi solo al set decisivo del quinto incontro. Peraltro con un protagonista – Musetti – all’esordio in singolare nella competizione.

Siamo qualificati dunque, per un girone che potrebbe andare in scena proprio in Italia, dandoci così un piccolo vantaggio in vista dell’approdo alle fasi conclusive per la conquista dell’Insalatiera. Insieme al team tricolore avanzano Spagna, Francia, Stati Uniti, Belgio, Olanda, Germania, Australia, Svezia, Kazakistan, Corea del Sud e Argentina. Con Croazia, Serbia e Gran Bretagna che erano già in attesa delle loro avversarie e la sedicesima squadra che sarà ripescata (oppure scelta tramite wild card).

Musetti e Sinner, che hanno portato tutti e tre i punti utili per la qualificazione, sono in un certo senso i Maneskin del tennis. Detto che, tecnicamente, sono molto diversi l’uno dall’altro, si ritrovano uniti dall’età e soprattutto dal fatto di essere destinati a portare nel mondo, nei prossimi anni, una nuova visione del tennis italiano, molto più rock ed estremamente diversa da quella che si era ammirata in passato. Insieme a Matteo Berrettini e a tutti gli altri, della loro generazione ma pure di qualche anno in più, potranno portarci a traguardi mai visti prima. E questa vittoria contro la Slovacchia, seppure attesa e niente affatto eccezionale considerando il valore degli avversari, rappresenta una possibile piccola svolta. Ecco le pagelle degli azzurri nella due giorni di Bratislava.

MUSETTI – VOTO 8

Lorenzo Musetti non veniva da un periodo particolarmente brillante ed era pure stato poco fortunato in un primo set perso per una manciata di punti. Quando Norbert Gombos avrebbe potuto prendere il largo, tuttavia, il toscano ha saputo cambiare marcia, grazie a due caratteristiche fondamentali. Una, quella conosciuta e attesa, è la qualità eccezionale del suo tennis: se Lorenzo ha fatto girare un confronto mentalmente così difficile lo deve in primo luogo al talento, che gli ha permesso di far colpire il rivale in situazioni scomode (utilizzando, per esempio, il rovescio in taglio) e di mettere a segno colpi vincenti nei momenti di maggiore tensione. Alcuni passanti hanno demoralizzato lo slovacco, l’ultimo (corretto dal nastro) ha dato a Musetti la partita e all’Italia la qualificazione.

I colpi naturali subiscono meno il nervosismo, rispetto a quelli costruiti. Ma accanto a questa dote c’è un altro aspetto meno scontato e ugualmente importante da prendere in considerazione: Musetti è cresciuto parecchio sotto il profilo mentale, in questi mesi, a prescindere dai risultati ottenuti. C’erano tutti i presupposti, nel suo incontro con Gombos, per vederlo fuori controllo, per vederlo teso e incapace di gestire la situazione. Invece il toscano ha mostrato una freddezza sorprendente per il contesto e per la sua età. Non si è mai disunito, non ha mai perso davvero il controllo delle operazioni, nemmeno nel momento della rimonta avversaria a inizio terzo set. Quando Gombos è risalito dallo 0-3 al 3-3, un ragazzo di vent’anni (compiuti due giorni prima) senza una solida convinzione nei propri mezzi e nel proprio lavoro avrebbe patito il momento facendosi prendere dalla fretta e perdendo dunque lucidità. Lui, no. Semplicemente, l’allievo di Simone Tartarini era convinto (a ragione) di essere il più forte in campo e l’ha dimostrato.

SINNER – VOTO 7

Non è stato un ottimo Jannik Sinner, quello di Bratislava. Lo ha detto lui stesso, non era soddisfatto e non poteva esserlo, in particolare dopo la prima giornata. Il fatto, però, è che Jannik Sinner ha vinto due partite su due in singolare contro Gombos e Horansky, cedendo il doppio accanto a Simone Bolelli solo per 7-6 al terzo set. In sostanza, ha tenuto fede perfettamente al suo ruolo, quello di leader (malgrado i vent’anni) dell’intera formazione. Che Sinner non abbia paura di nulla non è un mistero, non è una notizia di oggi. Ma gli ultimi sviluppi della sua carriera, con il cambio di coach, l’arrivo in panchina di Simone Vagnozzi e tante emozioni contrastanti, avrebbero potuto quantomeno instillargli dei dubbi in più rispetto al passato. Anche se questi dubbi fossero effettivamente passati per la sua testa, la reazione è stata da campione assoluto. Nella mente, prima ancora che nel braccio.

LORENZO SONEGO – VOTO 5

Per la seconda volta in Coppa Davis, Lorenzo Sonego ha pagato cara la tensione, cedendo a un avversario – Filip Horansky – che al di là delle classifiche è ampiamente alla sua portata. Non è il caso di farne un dramma, anche perché il piemontese in più di una circostanza ha mostrato di essere uno che nella lotta ci sguazza, senza particolari problemi di tensione. Sonego sarà utile in tante altre occasioni a questa squadra, ma dovrà lavorare per capire i motivi di questo rendimento altalenante quando veste l’azzurro.

SIMONE BOLELLI – VOTO 6

Simone Bolelli resterà ancora per un po’ di tempo una risorsa importante per la Nazionale, perché è uno dei migliori doppisti del mondo e – a differenza di tanti altri colleghi – ha avuto una carriera importante in singolare, grazie a un repertorio tecnico con pochi eguali nel circuito. Quando decise di lasciare il Tour e dedicarsi solo alla specialità di coppia, Simone disse di non sentirsi più in grado di tornare dove avrebbe voluto. Ma al contempo, disse pure che in doppio l’ambizione era di approdare al top, puntando ai traguardi più importanti. Bolelli non è riuscito a guidare Sinner al successo contro la coppia di specialisti formata da Zelenay e Polasek, ma l’incontro è sfuggito davvero per pochi punti, e onestamente al bolognese si può imputare ben poco. Un passo avanti importante, gli azzurri, lo faranno quando avranno trovato una coppia solida capace di programmare insieme una stagione e dunque senza essere costretti a improvvisare, una volta arrivati in Davis.

FILIPPO VOLANDRI – VOTO 8

Fare il capitano di Davis non è mai facile, soprattutto per uno che ha giocato da professionista e che pagherebbe per scendere in campo ad aiutare i suoi ragazzi. Filippo Volandri si sta dimostrando un capitano di qualità, perché sa valutare la situazione complessiva, sa fare cambiamenti in corsa e ha coraggio. Scegliere Lorenzo Musetti – all’esordio in singolare – per il match decisivo contro la Slovacchia, non era scontato. Ma alla fine si è rivelata una scelta corretta. È stata una scelta misurata sul futuro, non solo sul presente: il fatto che abbia portato un risultato positivo è un segnale incoraggiante di quello che verrà.