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Torna la Davis, Italia e Russia favorite

Pubblicato il 25 novembre 2021

Fra Torino, Innsbruck e Madrid si sviluppa la fase finale della Coppa Davis 2021, che torna dopo un anno di sospensione a causa della pandemia. L’Italia di Sinner, Musetti, Fognini, Sonego e Bolelli è indicata tra le pretendenti al titolo. Ma già nel girone c’è la minaccia Stati Uniti. Riusciremo a ripetere l’impresa del 1976?

Per la prima volta dall’inizio degli anni Ottanta, l’Italia torna a essere tra le favorite per vincere la Coppa Davis. L’ultima finale degli azzurri è datata 1998, quando la spalla di Andrea Gaudenzi cedette di schianto (dopo un ace) nel quinto set del primo singolare e si portò via pure il sogno di battere la Svezia sulla terra del Forum di Assago. 

Ma quella Nazionale arrivò all’ultimo atto da sorpresa, mentre le favorite erano altre. Stavolta, tra coloro che sono indicati dai bookmaker come possibili trionfatori c’è anche il team guidato da Filippo Volandri, che dovrà sì fare a meno di Matteo Berrettini, ma che conta su altri cinque elementi di valore assoluto, in grado di portarsi a casa l’Insalatiera. 

Jannik Sinner, nonostante i suoi 20 anni e nonostante sia all’esordio nella competizione, sarà il leader di un gruppo che mischia freschezza ed esperienza. La freschezza e l’entusiasmo dello stesso Jannik e di Lorenzo Musetti, insieme all’esperienza di Fabio Fognini e Simone Bolelli, quest’ultimo chiamato a sostituire proprio Berrettini, con la possibilità di diventare determinante in doppio. In mezzo, l’anello di congiunzione è rappresentato da Lorenzo Sonego, che avrà l’onore e l’onere di giocare in casa, in quello che per lui sarà una sorta di sogno divenuto realtà. 

LE AVVERSARIE NEL GIRONE: USA E COLOMBIA

Si comincia dalla sfida contro gli Stati Uniti, che sembra già quella decisiva per vincere il girone e dunque per assicurarsi un posto nei quarti di finale (nel caso, sempre al Pala Alpitour di Torino). Gli americani hanno perso Taylor Fritz, che quest’anno ha castigato Sinner, Berrettini e Sonego: al suo posto, Frances Tiafoe, un altro che ha saputo darci qualche dispiacere, in particolare in quel match di Vienna recuperato non si sa come, che ha in sostanza determinato la sorte di Sinner nel percorso verso le Nitto ATP Finals. Insieme a lui, i due pivot Reilly Opelka e John Isner, e ancora i doppisti Jack Sock e Rajeev Ram

Il fatto che il campo allestito per l’occasione sia diverso da quello della scorsa settimana, e apparentemente (dalle prime sensazioni di chi ci si è allenato) molto più lento, potrebbe spuntare le armi dei bombardieri americani, ma potrebbe anche rappresentare un problema per Sinner, meno a suo agio e meno incisivo sui terreni non così veloci. 

La Colombia, invece, sulla carta non dovrebbe rappresentare un ostacolo significativo: il doppio Cabal/Farah è uno dei migliori al mondo, ma per contro i singolaristi (Daniel Elahi Galan, Nicolas Mejia) non sono all’altezza dei nostri e nemmeno degli americani. Detto questo, la Coppa Davis – per quanto sia cambiata rispetto al passato – mantiene comunque una componente di imponderabilità che non si trova nei tornei del circuito. E giocare per il proprio Paese può esaltare o bloccare nervi e muscoli, a seconda del carattere di ogni singolo giocatore.

GLI AZZURRI E L’INSALATIERA: LA STORIA 

L’Italia e la Davis hanno alle spalle una storia d’amore importante, un legame che in fondo non si è mai spezzato totalmente nemmeno nei momenti più bui. L’unico trionfo risale a quel magico 1976, quando gli azzurri decisero (contro il parere di molti) di partire comunque per il Cile, battendo comodamente i padroni di casa in quello che in seguito sarebbe stato identificato come un confronto dal sapore politico e sociale, ben al di là dello sport. 

Quella squadra dei ‘quattro moschettieri’ sarebbe poi rimasta grande protagonista per altre quattro stagioni, con tre finali raggiunte tra 1977 e 1980. Tre finali poco fortunate, tutte perse contro Australia (a Sydney), Stati Uniti (a San Francisco) e Cecoslovacchia (a Praga).

Proprio perché le precedenti sfide decisive le avevamo giocate tutte in trasferta, quella del 1998 a Milano sembrò una specie di risarcimento della sorte, una buona occasione per trionfare davanti al pubblico di casa, contro una Svezia molto forte (Magnus Norman e Magnus Gustafsson, sulla terra, erano avversari complessi) ma non imbattibile. Quel confronto invece durò lo spazio di un match, cinque ore di emozioni fino al momento in cui Gaudenzi, attuale presidente dell’Atp e leader indiscusso di quel gruppo, fu costretto ad abbandonare in lacrime.

Da quel match cominciò un momento durissimo per la nostra Nazionale, che negli anni sarebbe scesa fino al Gruppo 2, salvandosi a stento contro Polonia e Georgia e finendo per scontare un purgatorio di undici stagioni senza presenze nel World Group, ossia l’eccellenza della manifestazione. Dal 2012, invece, siamo tornati, e adesso siamo addirittura tra i favoriti per il titolo. Un percorso di crescita che è andato di pari passo con l’evoluzione del movimento e dei singoli giocatori.

RUSSIA PER LA STORICA DOPPIETTA

Detto che gli Stati Uniti, nel girone, rappresentano un ostacolo tutt’altro che morbido, l’avversaria principale per l’Insalatiera è stata individuata nella Russia. O meglio nella ‘Russian Tennis Federation’, come è stata ribattezzata la squadra per via delle note sanzioni dovute a quello che è stato considerato come doping di stato. Il team russo ha già conquistato la Billie Jean King Cup, la corrispondente prova femminile andata in scena a Praga poche settimane fa, e si presenta con le carte in regola per mettere a segno uno storico bis.

Sotto il profilo della classifica Atp, i russi sono senza dubbio i migliori, con Daniil Medvedev (numero 2) affiancato da Andrey Rublev (numero 5), ma ci sono altri fattori che fanno del gruppo capitanato dall’eterno Shamil Tarpischev (73 anni) uno spauracchio per tutti i rivali. Intanto c’è una rosa che comprende altri due elementi capaci di fare la differenza sui campi indoor, ossia Karen Khachanov e Aslan Karatsev. Poi c’è uno spirito di appartenenza che non è così comune in altri Paesi, e che non è stato intaccato nemmeno dal fatto che tutti i russi si siano ormai trasferiti da tempo all’estero per sviluppare la loro carriera da pro.

SPAGNA E SERBIA, LE ALTRE RIVALI

La Russia è inserita in un girone di ferro, a Madrid, insieme ai padroni di casa della Spagna e all’Ecuador. Proprio la Spagna, non solo perché giocherà in casa, sarà un’altra delle formazioni da tenere d’occhio, malgrado il forfait di Rafael Nadal. Al posto del maiorchino ci sarà Carlos Alcaraz, e sulla nuova stellina iberica saranno concentrate le luci dei riflettori di tutto il mondo che si occupa di tennis, non solo dei media spagnoli. 

Il numero 1 del mondo Novak Djokovic, invece, guiderà la Serbia nel girone di Innsbruck (dove si giocherà a parte chiuse, causa aumento dei contagi), contro Austria e Germania, due rivali sulla carta troppo morbide per dare fastidio al team di Nole. Domenica 5 dicembre, giorno della finale, sapremo chi sarà uscito trionfatore da questa edizione del ritorno della Davis, dopo la sospensione del 2020 dovuta alla pandemia. Una Davis che deve ancora trovare la sua nuova dimensione, ma che mantiene un fascino importante anche per coloro che sono abituati a vincere gli Slam.