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Billie Jean King Cup, la prima è a Praga

Pubblicato il 2 novembre 2021

Dopo la cancellazione del 2020, torna il Mondiale femminile per nazioni. Che però abbandona il vecchio nome e la vecchia formula: niente più Fed Cup, ora a Praga va in scena la Billie Jean King Cup, sul modello della nuova Davis. Favorite, Repubblica Ceca e Russia.

Lo scorso anno fu tra i (tanti) eventi cancellati a causa della pandemia. Così, la prima edizione della ex Fed Cup, oggi Billie Jean King Cup e con un nuovo format che ricalca quello della Davis, va in scena soltanto ora, con la meravigliosa Praga come sfondo e con qualche assenza di troppo tra le big. Non ci sono la numero 1 Ashleigh Barty e la numero 2 Aryna Sabalenka, mentre la numero 3 Barbora Krejcikova guiderà il team della Repubblica Ceca, una delle squadre favorite per il titolo.

In pole per succedere alla Francia, vittoriosa nell’ultima edizione terminata, quella del 2019, ci sono anche la Russia di Pavlyuchenkova e Kasatkina e gli Stati Uniti di Collins, Rogers e Stephens. Mentre le sorprese potrebbero arrivare dalla Germania di Angelique Kerber e dalla Svizzera di Belinda Bencic, campionessa olimpica.

L’ITALIA DI FED CUP CHE FECE LA STORIA

Non c’è l’Italia, per ora. Perché le azzurre hanno sì battuto la Romania in trasferta, lo scorso mese di aprile, ma si trattava del match per tornare a frequentare il Gruppo mondiale, dove Paolini, Trevisan, Giorgi e compagne saranno impegnate nuovamente a partire dal 2022. Per inciso, parlando di questa manifestazione non si può non ricordare i trascorsi della Nazionale che per quasi un decennio ha saputo entusiasmare, vincendo complessivamente quattro titoli, il primo nel 2006 a Charleroi e l’ultimo nel 2013 a Cagliari.

Il quartetto d’oro formato da Francesca Schiavone, Flavia Pennetta (oggi candidata per la Hall of Fame), Sara Errani e Roberta Vinci – senza dimenticare le altre, come Mara Santangelo e Karin Knapp – ha avuto un ruolo di primo piano nella ritrovata popolarità del tennis in Italia. E senza le vittorie di quel gruppo capitanato da Corrado Barazzutti, difficilmente sarebbero arrivati i trionfi individuali. Ora non c’è, nello Stivale, una generazione paragonabile a quella, ma c’è comunque una ripresa rispetto alle ultime stagioni, con qualche segnale positivo che arriva da ragazze decise a esplorare i propri limiti fino in fondo.

COME LA DAVIS: GIRONI E FINAL FOUR

Le Billie Jean King Cup by BNP Paribas Finals seguono dunque la falsariga delle nuove Finals di Davis, concentrando le migliori formazioni in una sola sede, con la formula dei gironi preliminari prima delle fasi decisive. Un progetto che era pronto per partire da tempo, e che poi è rimasto congelato a causa della pandemia. Questa settimana di Praga, sul campo allestito alla O2 Arena, è dunque una sorta di prova generale per il futuro, oltre che un’occasione per capire quale sia il movimento complessivamente più attrezzato, in questo momento di grande equilibrio del tennis in rosa.

Le classifiche dicono Russia e Repubblica Ceca, con Krejcikova e compagne che hanno pure il vantaggio di giocare in casa. Ma la pressione in appuntamenti come questo gioca sempre un ruolo fondamentale e le sorprese sono la regola. Una prova è giunta già dalla prima giornata, con la canadese Francoise Abanda (numero 353 Wta) a segno sulla francese Fiona Ferro (105 ma con un best di numero 39 Wta).

REPUBBLICA CECA PER LA SETTIMA

Le tenniste ceche, oltre che avere il fattore campo dalla loro parte, sono anche particolarmente legate alla competizione: l’hanno vinta per sei volte dal 2011 al 2018, concedendo solo due intrusioni al loro dominio, quello dell’Italia (2013) e quello degli Stati Uniti (2017). La scuola ceca è sempre stata tra le più prolifiche al mondo, tanto tra gli uomini quanto tra le donne.

In più, c’è anche un senso di appartenenza al Paese che porta quasi sempre le migliori in campo. Nei vari anni abbiamo visto in scena Petra Kvitova e Lucie Safarova, grandi protagoniste dei primi trionfi, poi ancora Kvitova insieme a Karolina Pliskova, per finire con Katerina Siniakova e a Barbora Strycova, capaci di non far rimpiangere le colleghe consegnando al loro team altri successi.

Stavolta il testimone passa a Krejcikova e Vondrousova, con la prima che ha vissuto una stagione da favola. La vittoria al Roland Garros varrebbe da sola una carriera, ma l’ex allieva di Jana Novotna ci ha messo a corredo pure i titoli di Praga e Strasburgo, oltre alla finale a Dubai e a tanti altri piazzamenti importanti.

SORPRESE ED EMOZIONI: DA ABANDA A SUAREZ NAVARRO

Poi ci sono da seguire Russia, Stati Uniti, Germania (sconfitta per 2-1 all’esordio dalle ceche), Svizzera. Oppure una sorpresa. Basta vedere la prima giornata, con il Canada capace di battere la Francia, pur senza la sua stellina Leylah Fernandez. Francoise Abanda, semisconosciuta al grande pubblico e oltre il numero 300 Wta, ha fatto fuori Fiona Ferro, poi il doppio Marino/Dabrowski ha piegato in due set la coppia Cornet/Burel, lasciando le transalpine campionesse in carica con tanti rimpianti.

Il bello di questa formula, da un certo punto di vista, è che una sconfitta può non essere la fine del mondo, dunque la Francia si potrà ancora giocare le chance di andare avanti, sempre che le canadesi non facciano l’en-plein. Nel frattempo, l’emozione è arrivata forte al cuore di tutti, nel vedere in campo – e persino vincente – Carla Suarez Navarro.

La spagnola che ha già annunciato il suo ritiro dal Tour delle pro non ha voluto rinunciare a sostenere il proprio team nella competizione che l’ha spesso vista in prima fila in passato. E Carla si è presa addirittura un posto da titolare, cedendo alla slovacca Viktoria Kuzmova nel match inaugurale di Spagna-Slovacchia, e rimediando poi nel doppio decisivo. Per l’iberica – un esempio di resilienza dopo aver sostenuto una dura battaglia contro il cancro – un’ulteriore dimostrazione di forza e di voglia di lottare.