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Barty show, nel segno di Goolagong e Cash

Pubblicato il 10 luglio 2021

Si arrampica sulle tribune come Pat Cash nel 1987. Ma soprattutto vince laddove trionfò Evonne Goolagong nel 1971. Ashleigh Barty vive la sua giornata perfetta nelle due settimane più belle della vita. “Gli astri – dice – si sono allineati per me”.

C’è qualcosa che ricorda Pat Cash, nella prima vittoria a Wimbledon di Ashleigh Barty, giunta esattamente 50 anni dopo il primo trionfo di Evonne Goolagong, esempio e supporto della numero 1. La suggestione parte dalla condivisione del passaporto australiano, ma poi si concretizza con elementi più solidi, fondati su quello che la simpatica Ash ha mostrato al mondo nel suo trionfo su Karolina Pliskova. Per cominciare, quel gioco sbarazzino capace sull’erba più che altrove di trovare la sua sublimazione. Quegli attacchi e quelle variazioni (compresa la più classica delle volèe alte di rovescio) hanno ricordato davvero l’illustre connazionale, anche per il modo a volte troppo coraggioso con cui sono stati portati avanti. A un certo punto, contro ogni aspettativa, è sembrato addirittura che l’avversaria avesse preso le dovute contromisure, ma la testardaggine e in qualche modo l’incoscienza della prima favorita del seeding hanno rimesso la partita sui binari dei punti iniziali. Proprio l’avvio di match pareva raccontare di un ennesimo tracollo della ceca, come nell’ultimo atto di Roma. Al Foro Italico, Karolina perse per 6-0 6-0 contro Iga Swiatek senza capirci nulla. Stavolta, ha ceduto i primi quattordici punti del confronto, riuscendo in seguito a entrare finalmente nel match.

LA SCALATA ALLE TRIBUNE

Non è stata una Barty impeccabile, quella che ha vinto il suo secondo titolo Slam, ma è stata una Barty piacevole. Come del resto accade spesso, vista l’indole della 25enne nata a Ipswich, sempre più salda in vetta al mondo del tennis in rosa. Non era mai andata oltre gli ottavi, a Wimbledon, ma stavolta si è finalmente scoperta erbivora, dopo un rendimento inspiegabilmente negativo sui prati per una con le sue caratteristiche tecniche. Nel Major femminile più fedele ai pronostici degli ultimi anni, Ashleigh non poteva fallire proprio sul più bello. E persino nel momento in cui la rivale ha impattato la finale vincendo il secondo set, la sensazione evidente era che fosse sempre lei ad avere il pallino in mano. Poi, nel momento della festa, ecco la scalata alle tribune. Ecco l’altro accostamento con Pat Cash, colui che prima di tutti ruppe le regole dell’ingessato Tempio londinese e si arrampicò per un abbraccio liberatorio da donare a tutti i componenti del suo team. Era il 1987, sono passati 34 anni e quello di scalare le tribune non è più un gesto che fa scalpore. Ma vederlo compiuto da un’australiana, per giunta amante del gioco di volo, fa comunque un certo effetto.

L’ESEMPIO DI EVONNE

Più che il 1987, a far luccicare gli occhi alla vincitrice è stata però un’altra data. Ashleigh ha conquistato il trofeo mezzo secolo dopo il primo successo ai Championships di Evonne Goolagong, australiana e soprattutto di origine aborigena come lei. Quando l’intervista a fine match ha virato su questo tema, alla sempre sorridente Barty sono scese delle lacrime vere di commozione, di gratitudine, pensando a una donna che è stata ed è ancora, per lei, qualcosa in più di un’ispirazione. “Si tratta senza dubbio – ha spiegato Ash – della sensazione più incredibile che abbia mai sperimentato su un campo da tennis, qualcosa di difficile persino da credere. Le stelle si sono allineate per me negli ultimi 14 giorni, ed è incredibile che questo sia accaduto proprio nel 50° anniversario del primo titolo di Evonne su questi campi. Lei è una persona speciale, un aiuto concreto dentro e fuori dal campo. E a me basterebbe fare la metà di ciò che ha fatto lei, per sentirmi in pace con me stessa. Wimbledon è dove tutto è cominciato, è dove si sente qualcosa di diverso, rispetto a tutti gli altri tornei. Per questo, vincere qui è qualcosa che dà un’emozione più forte, più viva. Sono fermamente convinta che tutto nella vita accada per una ragione, dalle cose belle alle cose brutte. Le difficoltà che ho affrontato in passato mi hanno aiutato a essere quella che sono e mi hanno aiutato anche in questo torneo, mentre venivo presa dai dubbi sulle mie reali possibilità”. Adesso c’è solo spazio per la festa. E quando verranno i prossimi inevitabili dubbi, Ashleigh saprà cosa dovrà ricordare per scacciarli lontano.