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Roland Garros: il paradosso Osaka e l’eterno Seppi

Pubblicato il 1 giugno 2021

IL PARADOSSO OSAKA

La bomba mediatica di inizio Roland Garros l’ha sganciata Naomi Osaka, proprio lei che all’avvio del torneo aveva avvertito: niente conferenza stampa, niente giornalisti col fiato sul collo. La multa e le ulteriori conseguenze a cui sarebbe andata incontro hanno creato talmente tanto rumore da generare un paradosso: mentre la giapponese voleva concentrarsi solo sul campo, ha finito per restare vittima della sua stessa scelta. Al punto da trovarsi costretta al ritiro, come ha specificato la diretta interessata, “per il bene di tutti”. Umanamente non si può che essere vicini a una persona che nell’occasione ha rivelato con un certo coraggio le proprie fragilità. Ma sotto il profilo professionale bisogna rimarcare che anche le conferenze stampa sono parte dei doveri degli sportivi. Riuscire a gestire tutto ciò che sta fuori dal campo non è una banalità, nemmeno per i più ricchi e per i più popolari.

LA NORMALITÀ DI MUSETTI

David Goffin è numero 13 del mondo, ha vinto cinque titoli Atp (uno quest’anno, a Montpellier) ed è considerato tra i giocatori più talentuosi della generazione di mezzo. Eppure, all’esordio al Roland Garros, il belga è stato tramortito in tre set dal tennis brillante di Lorenzo Musetti. Il toscano (numero 76, ma 30 della Race) per certi versi ha un tipo di gioco non troppo diverso da quello dell’ex numero 7 Atp, ma in questo momento ha più fiducia, più fame e più sicurezza nei propri colpi. Così, Lorenzo ha mostrato per l’ennesima volta un repertorio straordinario, con la consueta apparente facilità di esecuzione. Quella di far apparire normali dei colpi eccezionali è una dote rara, che fa di Musetti uno dei più apprezzati Next Gen. La cosa sorprendente è che questi successi, in altri tempi accolti come mezzi miracoli, oggi sono la nuova normalità, sia per il 19enne di Carrara, sia per il tennis italiano in generale.

ROGER IN RED

Apparso sullo Chatrier tirato a lucido e con una maglia color rosso fuoco, Roger Federer ha impiegato poco per sbrigare una pratica di primo turno tutto sommato troppo morbida per essere significativa. In questo momento Denis Istomin, superato in tre set dall’elvetico, non rappresenta un test probante, ma Roger ha comunque lasciato sensazioni positive, riservando poi per la conferenza stampa alcune considerazioni interessanti. Su tutte, una: “A Ginevra – ha detto il basilese – non ero riuscito a trovare il ritmo tra un punto e l’altro, mi pareva di dover andare di fretta per fare ogni cosa, non ho gestito bene il match. Stavolta è andata decisamente meglio, sono riuscito a prendermi il tempo di cui avevo bisogno. Sono uscito dalla logica dei punti dell’allenamento per tornare al ritmo partita”. Una banalità? Forse. Ma sentire che persino Sua Maestà a volte fatica a recuperare le giuste sensazioni è una boccata d’ossigeno per ogni amatore che alla domenica si alza col piede sbagliato per giocare la Serie D4.

ETERNO SEPPI

Si era fatto una foto con Roger Federer prima dell’inizio del torneo, ricordando orgogliosamente i loro 76 anni in due. Ma anche Andreas Seppi, nonostante le 37 primavere, si mantiene assolutamente competitivo ai massimi livelli. La prova – sorprendente visto che Andreas non ha giocato per due mesi prima di rientrare a Parma – è arrivata dal successo in quattro set contro Felix Auger Aliassime. Che se da un lato suona come un campanello d’allarme per il canadese, dall’altra è un bellissimo segnale per l’altoatesino, autore di una prestazione maiuscola. Andreas avrebbe potuto chiudere pure in tre set, visto che è stato in vantaggio per 4-2 e 15-40 nel terzo. Ma dopo aver perso il parziale non ha subito alcun contraccolpo, è tornato a macinare il suo tennis di pressione da fondo e alla fine ha avuto ragione lui. Quando la calma e l’esperienza contano più di qualsiasi colpo.