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Australian memories

Pubblicato il 23 febbraio 2021

Al di là delle due finali, ci sono cinque partite che non dimenticheremo di questo Australian Open. Come Sinner-Shapovalov o Kyrgios-Humbert. Qual è l’incontro che rimarrà nella vostra memoria?

DJOKOVIC b. FRITZ

È la partita di terzo turno in cui Novak Djokovic, poi vincitore del titolo, ha rischiato due volte: la prima, di non finire nemmeno il match, dopo il problema agli addominali apparso proprio durante l’incontro; la seconda, di farsi rimontare da un Fritz che già stava pregustando l’impresa. Invece, al quinto set, il serbo ha messo in campo la ‘versione Slam’ che gli consente sempre di fare qualcosa in più nei momenti decisivi dei Major. È finita 7-6 6-4 3-6 4-6 6-2, con buona pace di tutti gli avversari che, da quel momento in poi, hanno cominciato ad avere gli incubi.

SHAPOVALOV b. SINNER

Può un match di primo turno entrare nei cinque più significativi di uno Slam, a maggior ragione se il vincitore di quella sfida si ferma poi al terzo ostacolo? Sì, è possibile, perché Sinner-Shapovalov è stata una finestra sul futuro e un match molto gradevole, malgrado Jannik arrivasse dalle fatiche della settimana precedente e non avesse avuto nemmeno un giorno per rifiatare. Proprio questa situazione ha fatto discutere parecchio, ma in realtà è stato proprio l’azzurro a zittire tutti dall’alto di una maturità sempre più sorprendente (e beneaugurante). In definitiva, il suo pensiero è questo: è stato giusto giocare (e vincere) l’Atp 250 di preparazione, come è stata legittima la scelta degli organizzatori down under di programmarlo fra i match della prima giornata.

OSAKA b. SERENA WILLIAMS

Forse non serviva nemmeno questo match per sancire il passaggio di consegne, ma vedere una buona Serena Williams in affanno di fronte alle bordate di Naomi Osaka ha fatto capire che sarà sempre più complicato per l’americana puntare al titolo Slam numero 24. Perché ci sono giocatrici – e Naomi né è la rappresentante regina – che adesso giocano un po’ come lei, ma fanno tutto un filo meglio. Perché sono più fresche mentalmente e fisicamente, perché hanno tanta fame e perché ormai il timore reverenziale di una volta non c’è più.

KYRGIOS b. HUMBERT

Nick Kyrgios è stato uno dei grandi protagonisti della prima settimana dell’Happy Slam. Giocava in casa, finalmente con il pubblico, che per lui è una specie di droga. Grazie al pubblico, probabilmente, Nick è riuscito a raddrizzare una partita quasi persa di fronte a Ugo Humbert, il francese tanto bello da veder giocare quanto troppo timoroso – spesso – al momento di agguantare una vittoria che conta. Si può discutere a lungo sugli eccessi di tifo (che sicuramente, nell’occasione, ci sono stati), così come sulle trovate del bad boy aussie, sempre sul confine tra genialità e arroganza. Ma una partita del genere è da mettere tra quelle che fanno appassionare pure i non appassionati. E allora, in fondo, certi eccessi così lontani dalla logica dei gesti bianchi si possono persino dimenticare.

FOGNINI b. CARUSO

A proposito di eccessi, ne abbiamo vissuto pure uno tutto italiano. Fabio Fognini e Salvatore Caruso hanno dato vita a un bell’incontro di secondo turno, vinto dal ligure per 14-12 al tie-break del quinto set. In mezzo, lungo le 3 ore e 56 minuti sulla John Cain Arena, è accaduto di tutto: tante occasioni sfuggite di poco al siciliano, tante chance per Fognini di chiuderla prima. Poi, al momento della stretta di mano, la discussione che è finita pure sulle home page dei quotidiani generalisti. Una discussione che si è trascinata per qualche minuto, coda polemica inusuale a vedersi su un campo da tennis ma non così grave come è stata dipinta da qualcuno. I due, che sono amici, avranno modo di farci sopra una risata. Il loro Australian Open, al di là dell’episodio, rimane da ricordare per altri motivi.