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Djokovic-Medvedev, 18 o rivoluzione

Pubblicato il 19 febbraio 2021

Daniil Medvedev si conferma in condizione straordinaria e può far paura anche a un Djokovic che cerca il titolo Slam numero 18. Tra le donne, Naomi Osaka favorita contro Jennifer Brady. Ecco l’analisi delle due finali di Melbourne.

La lezione di rovescio (e non solo) che Daniil Medvedev ha impartito in semifinale a Stefanos Tsitsipas è un biglietto da visita che può far tremare anche un campione. Novak Djokovic, sulla carta, rimane favorito per l’ultimo atto degli Australian Open e per approdare a quota 18 Major. Non fosse altro che il serbo, a Melbourne, quando è arrivato in fondo ha sempre vinto: otto su otto. In più, i dubbi sulle condizioni fisiche del numero 1 del mondo sono stati dissipati quasi completamente dalla prestazione in semifinale contro Aslan Karatsev, e più ancora dalle dichiarazioni dello stesso Nole, apparso più tranquillo e fiducioso rispetto ai giorni precedenti. Però, dall’altra parte della rete ci sarà un tale che sta vivendo il momento migliore della sua carriera: Medvedev ha una striscia aperta di venti vittorie consecutive, da Parigi Bercy dello scorso novembre a oggi, con undici successi di fila su giocatori classificati fra i top 10. Daniil è la solita macchina da guerra che avevamo imparato a conoscere già nell’estate del 2019, ma in più – come ha detto lui stesso – adesso possiede un’esperienza che prima non aveva in termini di partite importanti.

VERSO IL NUMERO 1

Dando un’occhiata ad alcuni punti della sfida contro Tsitsipas, partita che al di là di qualche game nell’ultimo set (da un possibile 1-4, il greco si è trovato a due punti dal parziale sul 5-4 e 0-30) non è mai stata in discussione, anche Djokovic si sarà messo paura. Il rovescio in corsa all’incrocio delle righe che ha consegnato al russo il break decisivo sul 5-5 del terzo, per esempio, è stato un colpo da fantascienza, capace di fiaccare la resistenza anche del più fiducioso riguardo alle proprie capacità. Ma non è tutta una questione di rovescio. Anzi, Medvedev sta tenendo un rendimento mostruoso pure col servizio (“sembra Isner”, parola di Tsitsipas) e non è che col diritto non faccia paura, malgrado proprio questo resti il settore meno solido del suo tennis. “Per il nostro mondo – ha detto ancora Stefanos – sarebbe bello se Daniil vincesse il torneo, darebbe un po’ di pepe al circuito”. E forse sarebbe la prima vera grande crepa nelle certezze del triumvirato. Al 33enne Djokovic la responsabilità e il compito di ritardare l’ascesa di un giocatore che comunque sembra destinato, presto o tardi, a prenderne il posto in vetta al ranking.

OSAKA FAVORITA

Se nella finale maschile c’è un favorito meno favorito del solito, nella finale femminile la situazione si capovolge. Negli ultimi Slam, alla vigilia del match decisivo, non c’era mai stata un’indicazione così chiara in merito alla possibile vincitrice. Certo, Naomi Osaka non dovrà sottovalutare Jennifer Brady, la sua voglia di arrivare e l’entusiasmo che l’ha fatta volare verso l’occasione della vita. Ma proprio questa prima volta, questo non essere abituata ai grandi traguardi, potrebbe essere una zavorra in più da sopportare per l’americana emigrata in Germania. Jennifer stava già pagando un tributo pesante all’emozione negli ultimi quindici della semifinale contro Karolina Muchova: se la ceca non avesse dimenticato il rovescio in un paio di risposte ad altrettante seconde di servizio, forse oggi saremmo qui a raccontare un ultimo atto diverso da quello che vedremo sulla Rod Laver Arena. Dalla sua, però, la 25enne della Pennsylvania ha il vantaggio di non avere nulla da perdere. E di conoscere bene la sua avversaria, alla quale ha pure tolto un set nella semifinale degli Us Open, giusto pochi mesi fa. Fu una partita durissima, quella, e Naomi di certo qualche timore lo porterà in campo con sé. Insieme alla pressione di dover vincere per continuare la striscia positiva nelle finali che fanno la storia.

OBIETTIVO: 4 SU 4

Fin qui, la giapponese ha un record immacolato, fatto di tre trionfi in altrettanti appuntamenti coi trofei più importanti del mondo: dalla famosa partita degli Us Open 2018 contro Serena Williams agli Us Open 2020 contro Vika Azarenka, passando per Melbourne 2019, quando riuscì a battere Petra Kvitova. Spesso Naomi va in difficoltà, a volte pare che non sia in grande giornata, ma poi quasi sempre trova il modo di raddrizzare i suoi incontri fino a cambiare l’inerzia e il risultato. La semifinale contro Serena Williams ha ribadito che oggi la numero 3 del mondo è un po’ una numero 1 nascosta. E anche se Ashleigh Barty, per adesso, non si può raggiungere lassù in vetta, mettere un quarto Slam in bacheca sarebbe un passo deciso verso quel ruolo di leader che Naomi ha già conquistato fuori dal campo. Per popolarità e simpatia.