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Australian Open, 1° turno: l’Italia cala il poker

Pubblicato il 9 febbraio 2021

Berrettini, Fognini, Sonego e Caruso: l’Italia maschile va, con un quartetto capace di vincere senza lasciare per strada un solo set. Ma dal primo turno australiano arrivano altre belle storie da raccontare, come quella del moldavo Radu Albot, ormai un eroe nazionale.

IL SANGUE FREDDO DI BERRETTINI

L’Italia che porta quattro rappresentanti al secondo turno del torneo maschile ha come leader lui, Matteo Berrettini. Reduce dalla splendida prestazione nell’Atp Cup, Matteo è stato molto attento, lucido e calmo in un incontro tutt’altro che semplice contro Kevin Anderson. È vero che il sudafricano non è più quello di un tempo, ma il suo servizio rimane un’arma difficile da gestire, e l’esperienza che ha acquisito negli anni può aiutarlo a dire la sua anche oggi, anche contro i top player. Il romano ha vinto un tie-break durissimo nel primo parziale dopo aver annullato 8 set-point. Poi è andato in crescendo. Non è una sorpresa, ma una piacevolissima conferma.

SONEGO E CARUSO, DUE ESEMPI

Sono considerati due grandi lavoratori, nella pattuglia azzurra. E in effetti al talento, che pure c’è, sanno aggiungere una ‘garra’ tipica di chi ha una voglia matta di arrivare. Così Lorenzo Sonego e Salvatore Caruso stanno ottenendo dalle loro rispettive carriere tutto quello che meritano e che si cela nelle loro corde. Come a Melbourne, dove hanno esordito piegando per tre set a zero il lungagnone americano Sam Querrey e lo svizzero (che si muove bene sui campi duri) Henri Laaksonen. Per la capacità di migliorarsi costantemente sono già tra i migliori, non soltanto in Italia. Ma adesso possono pure cercare di spostare l’asticella un po’ più in alto. In fondo la superficie australiana, che non sembra eccessivamente rapida, potrebbe aiutarli.

RAFA E NOLE, DUE CERTEZZE

Il dubbio, quando Rafa non gioca e fa trapelare qualche problema fisico, arriva sempre: sarà un problema gestibile, oppure sarà tale da condizionarlo? La risposta che arriva dal suo esordio di Melbourne è rassicurante, anche se Djere non poteva rappresentare un test significativo. “La schiena non è al meglio – ha spiegato Rafa – ma spero migliori nei prossimi giorni”. Meglio di lui ha fatto Novak Djokovic, che contro Chardy si è sentito – parole sue – ‘in the zone’, ossia in quello stato di benessere fisico, mentale e agonistico che aiuta a tirare fuori il meglio dal proprio tennis. “Mi auguro – ha detto Nole – di ricordare queste sensazioni e portarle con me lungo tutto il torneo”.

KYRGIOS E BARTY, ESAGERATI!

Riflettori su due australiani, nel loro Slam. Ashleigh Barty esagerata in campo, al suo esordio nel torneo che ama più di ogni altro: 6-0 6-0 a Danka Kovinic in 44 minuti, con 50 punti vinti e 10 persi. Se non è un record, in termini di ‘quindici’ concessi, poco ci manca. Nick Kyrgios (ancora una volta) esagerato fuori dal campo, nella conferenza stampa che ha seguito il suo match di primo turno (vinto) contro il portoghese Ferreira Silva. Non tanto per aver risposto a Novak Djokovic che aveva riferito di ‘non avere rispetto per lui’, quanto per essersi definito vecchio (e vabbè) e soprattutto saggio. Quando è troppo è troppo…

PICCOLO GRANDE ALBOT

Radu Albot sembra sempre la vittima sacrificale, quando va in campo al cospetto di avversari dotati mediamente parecchio più di lui sotto il profilo tecnico, così come sotto il profilo fisico. Invece poi, il piccolo furetto di Chisinau, ormai una specie di eroe nazionale in Moldavia, trova spesso il modo di creare problemi a chi dovrebbe farne polpette. Nella notte di Melbourne, Radu è andato persino oltre: ha battuto Roberto Bautista Agut in quattro set, e già questo basterebbe per far gridare all’impresa (la più clamorosa del primo turno), ma lo ha fatto infilandoci pure un 6-0 con tre soli quindici concessi allo spagnolo, mai umiliato in questo modo durante tutta la sua carriera.