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Un futuro rosa?

Pubblicato il 3 dicembre 2020

Le quattro top 10 che l’Italia ha avuto nel circuito Wta hanno aiutato un movimento intero a pensare alle opportunità, invece che ai limiti. Adesso, mentre gli azzurri volano, le ragazze faticano. Ma dal 2020 sono arrivati dei segnali di una possibile inversione di tendenza.

Il tennis maschile italiano sta vivendo il momento più stimolante della sua storia, e a breve potrebbe pure trovarsi a vivere il periodo più esaltante sotto il profilo dei risultati, in grado finalmente di allontanare i ricordi degli ormai sbiaditi anni Settanta del secolo scorso. Ma, nel frattempo, il tennis femminile azzurro che prospettive ha? Il paragone in questo momento sembra ingeneroso e fuori tempo, ma in realtà c’è un legame forte che lega uomini e donne in questa rinascita del tennis tricolore. Perché proprio le ragazze hanno saputo cominciare la risalita quando in pochi ci credevano. Quando il gruppo formato da Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, Roberta Vinci e Sara Errani, per molti, aveva già raggiunto l’apice del suo potenziale, le quattro campionesse hanno cambiato marcia e hanno pure cambiato la storia del nostro sport. Hanno cominciato vincendo e rivincendo la Fed Cup, poi sono passate agli Slam, prendendosi un posto tra le top 10 e nei libri di storia della disciplina. Quando Flavia e Roberta giocavano la finale degli Us Open – era il 2015 – il movimento maschile contava su Andreas Seppi come leader, numero 25 Atp. Dietro di lui, c’erano Fabio Fognini, Simone Bolelli e Paolo Lorenzi: età media, 30 anni e spiccioli. I top 10, per loro, sembravano ancora un’utopia, così come Slam e Masters 1000.

L’IMPRESA DI MARTINA TREVISAN

Ma proprio quel salto triplo delle donne, in fondo, convinse pure i colleghi dell’altro Tour che non era il caso di mettersi dei limiti. Non era il caso di ascoltare le sirene di coloro che parlavano esclusivamente di difetti, ignorando le potenzialità. Sarebbe servito altro tempo, ma gli exploit di Fognini, Cecchinato e poi di Berrettini e Sinner, in fondo cominciarono a formarsi proprio da quella consapevolezza troppo a lungo nascosta dietro a mille paure. Adesso, o meglio da adesso, potrebbe accadere il contrario. I ragazzi viaggiano a mille all’ora, probabilmente hanno trovato dei campioni in grado di rivoltare la storia come un calzino. Ma saranno soprattutto un esempio, un modo per dire alle colleghe che ancora una volta bisogna avere il coraggio di osare. Questo 2020 così precario ha già annunciato qualcosa del genere, sotto forma di un clamoroso quarto di finale al Roland Garros, messo in cascina da Martina Trevisan. Una che fino a prima di Parigi sembrava costretta a sentirsi soddisfatta di un titolo in un 25 mila dollari. La storia della mancina toscana è talmente particolare che è difficile da prendere a modello, ma è comunque un dato di fatto che la sua carriera ad altissimo livello sia cominciata a 27 anni. Un’età che spesso, in passato, è stata considerata come troppo avanzata per poter sognare.

VINCI COACH

Ma se proprio dalle ragazze, oltre dieci anni fa, nacque la nouvelle vague del tennis tricolore, perché non è bastato avere quel traino eccezionale per proseguire sulla stessa strada? Intanto bisogna dire che non sempre è domenica. Non sempre i talenti ci sono e non sempre emergono: lo sport, come la vita, viaggia per cicli e non in linea retta. Poi bisognerebbe aggiungere che tutti quei risultati messi in fila dal 2006 (l’anno della prima Fed Cup) avrebbero potuto pure incutere un certo timore in coloro che erano chiamate a ripeterli. Una pressione che potrebbe pure non aver giovato a ragazze in via di formazione. “Non credo – sottolinea però Roberta Vinci – che questo rappresenti un reale problema. Credo che adesso ognuna debba pensare solo a crescere, a fare progressi, senza fermarsi troppo a osservare quello che abbiamo fatto noi negli anni d’oro”. Proprio la tarantina, da poco, si è messa all’angolo di Melania Delai, promettente 18enne trentina di nascita e veneta di adozione. Con la pugliese, Melania vorrebbe imparare a volare, così come altre giovanissime: da Lisa Pigato ed Eleonora Alvisi (vincitrici del doppio al Roland Garros Juniores, 21 anni dopo Pennetta e Vinci) a quelle che magari hanno qualche anno in più ma non devono smettere di crederci. In vetta al ranking tricolore, nel frattempo, abbiamo sempre quel mistero di nome Camila Giorgi. Nelle 100, abbiamo inoltre Jasmine Paolini, mentre Sara Errani non è lontana e potrebbe rappresentare il legame tra un passato che vorrebbe smettere di essere ingombrante, e un futuro che finalmente comincia a delinearsi.