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Sebastian Korda, il figlio d’arte alla prova Nadal

Pubblicato il 3 ottobre 2020

Il gatto di Sebastian Korda si chiama Rafa. Il 20enne figlio d’arte lo ha battezzato così per ribadire l’enorme ammirazione verso il suo modello. Che dunque non è il padre Petr, ex numero 2 al mondo, bensì lo spagnolo, prossimo avversario negli ottavi. “Poterlo affrontare – ha detto l’americano – mi rende la persona più felice del mondo.

Nel 1992 Petr Korda raggiungeva la finale del Roland Garros, perdendo dall’americano Jim Courier. Fino a quel momento, si trattava del risultato più importante ottenuto dal mancino di Praga, che in seguito sarebbe arrivato a vincere uno Slam (gli Australian Open del 1998) e a toccare la seconda posizione del ranking mondiale, prima di incappare in una vicenda di sostanze proibite che ne macchiò la parte finale della carriera. Oggi c’è un altro Korda che fa strada a Parigi, si chiama Sebastian e di quel Petr è figlio. Non è ceco bensì americano, essendo nato in Florida il 5 luglio del 2000, e anche nel gioco è parecchio diverso dal padre: intanto la mano dominante è la destra e non la sinistra, poi c’è un rovescio bimane invece di quello a una mano che faceva del papà uno dei giocatori più brillanti della sua epoca. Ma la somiglianza fisica, nel viso e nei gesti, riporta gli appassionati degli anni Novanta indietro con la memoria, e così il prossimo match tra Korda junior e Rafael Nadal avrà probabilmente parecchi occhi puntati addosso, ben oltre quelli che sarebbe stato lecito aspettarsi in virtù della qualità della partita.

DOMATI ISNER E SEPPI

Sebastian arriva ai suoi primi ottavi Slam attraverso un percorso complicato ma convincente. Scattato da numero 213 Atp, ha dovuto affrontare le qualificazioni e ha già dovuto vincere sei incontri, in pratica come per coloro che, direttamente in main draw, arrivano in finale in un Major. Ha battuto Krueger, Schnur e Karatsev senza cedere un set, ne ha perso uno contro Andreas Seppi e un altro contro John Isner, e infine ha dominato Pedro Martinez per guadagnarsi la sfida al favorito del torneo. Diventando, parole sue: “La persona più felice del pianeta”. Nessuna vittoria da copertina, per il momento. Perché sì, Isner era avversario duro, ma la terra lenta e umida di Parigi 2020 ha reso meno devastante quel servizio che sullo Chatrier qualche anno fa (nel 2011) fece paura persino a Nadal. E perché Martinez si è incartato nelle sue mille incertezze nella partita più importante della vita. Però al contempo Korda ha fatto in pieno il suo dovere, mostrando un tennis ordinato e costante, incisivo e capace di adattarsi ai diversi stili di gioco incrociati in questi giorni.

DAL GOLF AL TENNIS, UNA FAMIGLIA DI CAMPIONI

Sarà molto più complesso adattarsi, o almeno non franare, di fronte a Nadal. Che, curiosamente ma non troppo, è stato ed è ancora l’idolo di Sebastian. “Lo ammiro talmente tanto che ho chiamato il mio gatto Rafa – ha detto sorridendo il figlio d’arte – e questo spiega alla perfezione cosa lo spagnolo ha rappresentato per la mia crescita. È stato un modello da seguire, un esempio che cerco di imitare ogni volta che vado in campo”. Un’affermazione comune a quella di tanti altri ventenni rampanti, ma che suona un po’ bizzarra pensando tanto al gioco di Korda junior, quanto alle sue origini. Ciò che colpisce di Sebastian però è proprio questo: la capacità di adattarsi alle condizioni che trova e di non dare nulla per scontato per via di quel cognome, che un po’ avrebbe potuto pesare e che invece è diventato semplicemente uno dei tanti. “Papà Petr, mamma Regina (pure lei ex giocatrice, ndr) e le mie sorelle mi sono sempre di aiuto e mi supportano in ogni decisione. Io vorrei vincere almeno due Slam per averne in bacheca uno più di mio padre, ma ciò che conta è trovare il modo di dare il massimo in ogni circostanza”. In famiglia, del resto, si tratta di un mantra mandato a memoria: le due sorelle di Sebastian sono campionesse di golf, e fino a poco tempo fa papà Petr si dedicava quasi esclusivamente a loro. Adesso, vedendo i risultati del suo ragazzo, forse tornerà a fare un passo verso quel tennis che per un po’ aveva voluto allontanare.