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Roland Garros, Italia da record

Pubblicato il 2 ottobre 2020

L’Italia porta sei giocatori, cinque uomini e una donna, al terzo turno dello Slam parigino. Se parliamo del settore maschile, non accadeva dal 1955. Nel frattempo i big vanno di fretta e Jelena Ostapenko cerca un altro miracolo. Mentre sembra andare di moda il servizio dal basso…

L’Italia porta sei giocatori, cinque uomini e una donna (Martina Trevisan), al terzo turno dello Slam parigino. Se parliamo del settore maschile, per trovare un paragone bisogna risalire al 1955, gli anni di Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola. Nel frattempo i big vanno di fretta: Novak Djokovic concede cinque game al lituano Berankis, Rafael Nadal uno in meno all’americano McDonald. Mentre Dominic Thiem rischia qualcosa nel terzo set contro Sock e si prepara a una sfida durissima contro il norvegese Ruud. Tra le donne, fuori Karolina Pliskova, per mano di una Ostapenko ritrovata.

SINNER FA SOGNARE

Un campione, anche un campione in divenire, si vede dai dettagli. Jannik Sinner – come ha spiegato lui stesso in conferenza stampa a fine partita – ha curato alla perfezione i momenti iniziali di ogni set contro il francese Bonzi, che è più forte di quello che sembrava vedendolo arrancare di fronte all’azzurro. Il merito di averlo ridimensionato sta tutto nell’atteggiamento dell’altoatesino, che ha preparato l’incontro con attenzione e con altrettanta attenzione lo ha giocato. Il risultato è stato un tre set a zero degno di un top players che è solo all’inizio di un percorso quanto mai stimolante. Ha perso un set, invece, Matteo Berrettini, che contro il sudafricano Lloyd Harris ha poi chiuso agevolmente nel quarto, regalandosi un’altra partita abbordabile contro il tedesco Altmaier.

CARBALLES BAENA, SORPRESA A METÀ

Che uno spagnolo, uno spagnolo di quelli tosti ancorché non di prima fascia, possa battere Denis Shapovalov sopra all’umida terra del Roland Garros d’autunno, non è mai un’ipotesi da scartare. Ecco perché la vittoria per 8-6 al quinto del 27enne nato a Tenerife sorprende ma fino a un certo punto. Sorprende di più il modo in cui è arrivata, perché Shapo ha servito due volte per il match nel parziale decisivo, cedendo la battuta con errori troppo banali per uno che ha le sue ambizioni. Imparerà anche da questo, il canadese nato a Tel Aviv, ma l’impressione è che sul rosso farà sempre una certa fatica. Intanto al Roland Garros, su tre partecipazioni, ha vinto soltanto due match.

IL RISVEGLIO DI TSITSIPAS

Ha perso i primi due set del suo torneo contro Jaume Munar, che a quel punto era convinto di potergli fare lo sgambetto. Invece Stefanos Tsitsipas è uscito dalla buca che si era scavato, ha vinto al quinto contro lo spagnolo di scuola Nadal e poi ha regolato in tre set Pablo Cuevas. Che, va detto, non è più il Cuevas di qualche anno fa, giocatore capace di essere all’occorrenza estroso e regolare, spina nel fianco per chiunque sulla terra (e non solo), ma è pur sempre un avversario che va preso con le pinze. Adesso il greco può dare una svolta a una stagione anonima, che nemmeno la finale (persa contro Rublev) ad Amburgo ha potuto rilanciare.

IL SERVIZIO DAL BASSO

A Parigi nel 2020 va di moda il servizio dal basso. Sara Errani lo ha dovuto utilizzare a più riprese perché quello dall’alto proprio non le riusciva, causa lanci di palla errati e una tensione evidente nei momenti caldi del match perso dopo tre ore (e molte polemiche) contro Kiki Bertens. Ma c’è pure chi, come l’americano Mackenzie McDonald, lo ha provato per mischiare le carte (sic!) a Rafa Nadal, ricevendo in cambio una fucilata di diritto. Lo stesso Rafa, interrogato sulla questione, ha detto seraficamente che il problema non è il servizio dal basso. Il problema è vincere il punto o meno: “Se lo vinci, hai fatto la scelta giusta, altrimenti hai fatto quella sbagliata. McDonald ha fatto quella sbagliata”.

OSTAPENKO, ALTRO MIRACOLO?

Jelena Ostapenko, al Roland Garros, ha giocato complessivamente quattro volte: per tre volte ha perso al primo turno, in una occasione ha conquistato il trofeo. Era il 2017 e sembra passata una vita, perché nel frattempo la 23enne lettone non ha mantenuto le speranze di quando era una top 10 pronta a fare sfracelli. Certo ha raggiunto pure una semi a Wimbledon, ha vinto un paio di tornei Wta, ma gli ultimi anni sono stati un tentativo infinito (e infruttuoso) di tornare la campionessa che sognava di diventare, e che in effetti era stata per un breve giro di giostra. Battendo la numero 2 Karolina Pliskova ha mostrato qualche segnale, ma la strada verso un altro miracolo è ancora molto, molto lunga.