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Un gigante di 1 e 70

Pubblicato il 20 settembre 2020

Gli scricchiolii di Djokovic contro Koepfer e il tonfo di Nadal contro Diego Schwartzman, autore del miglior match in carriera al decimo confronto dopo 9 sconfitte contro lo spagnolo, aprono la via verso le semifinali.

‘El peque’ si scopre gigante di fronte al più grande di sempre sulla terra battuta. Dopo 9 sconfitte filate contro lo spagnolo, Diego Schwartzman ha centrato la sua vittoria più bella ai danni di Rafael Nadal. E adesso l’argentino, soprannominato ‘il piccoletto’ per via dei suoi soli 170 cm d’altezza, se la vedrà con Denis Shapovalov, a cui vincendo contro il maiorchino ha già fatto un bello scherzetto. Con il successo su Dimitrov nei quarti infatti il biondino canadese si sarebbe assicurato anche un posto nei primi 10 Atp per la prima volta in carriera, ma per farlo sarebbe dovuta arrivare contemporaneamente anche la sconfitta di Schwartzman. Che invece ha giocato un match sontuoso, tanto da sorprendere non soltanto Nadal ma anche sé stesso.

“Il tennis è pazzesco – ha detto a caldo dopo l’incontro -. Le ultime tre settimane per me sono state molto negative, e anche questa non era cominciata bene. Ma poi ho tirato fuori questo match incredibile, forse come mai avevo fatto prima d’ora”. Per battere uno come Rafa non può bastare nulla di meno. Anche se, come ha ammesso il maiorchino, “Non era la mia serata. Diego ha giocato bene e io male, tutto qui. Quando perdi il servizio tre volte di fila (è successo sul finire del secondo set, ndr) meriti di perdere”. Spiegazioni? “L’umidità più accentuata, le palle più lente: ma non è questo il momento di trovare scuse, questo è il momento di mettersi al lavoro per capire che cosa non va e sistemarlo in fretta”. Sfumata la decima vittoria agli Internazionali BNL d’Italia, Rafa comincia a pensare al Roland Garros. Con qualche preoccupazione in più.

DJOKOVIC SI SENTE A CASA

Dominik Koepfer è un giocatore strano. Non bello a vedersi, ma terribilmente efficace, rognoso. Se n’è reso conto anche Novak Djokovic nel suo match pomeridiano sul Campo Centrale del Foro Italico. Non è stato il miglior Nole visto a Roma, questo lo ha ammesso pure lui, però alla fine è riuscito nel compito: vincere. Una cosa che nei quarti di finale in questo torneo gli riesce bene, visto che li ha giocati consecutivamente negli ultimi 14 anni, uscendone sconfitto soltanto in tre occasioni e conquistando il pass per le semifinali in tutte le ultime sei.

“Tolto Belgrado, questo è quasi come un torneo di casa per me – ha confessato Nole – perché le persone sono sempre molto gentili e mi fanno sentire a mio agio. Ovviamente non parlo dei tifosi, che quest’anno mi mancano molto, ma di chi lavora al torneo: driver della transportation, addetti alla sicurezza, staff…”. Un affetto che si ripercuote sulla serenità d’animo e dunque sulle prestazione: “Io parlo italiano quindi ho la possibilità di avere un rapporto più diretto con tutti, è fantastico”. Ora nella sua rincorsa alla quinta coppa romana Nole deve fare i conti con il norvegese Casper Ruud, il mattatore di Berrettini: “So che è uno specialista della terra rossa e per questo mi dovrò far trovare più che pronto per vincere”.

L’OSSESSIONE DI SIMONA

Ha giocato poco ma ha giocato bene, Simona Halep. Poco perché dopo dieci game soltanto, quando era in vantaggio per 6-2 2-0, Yulia Putintseva ha alzato bandiera bianca e si è ritirata per colpa di un problema alla schiena. “Per quel che ho giocato, sono molto soddisfatta – ha detto la due volte finalista agli Internazionali BNL d’Italia – perché mi sono sentita molto a mio agio in campo. Credo di averlo ‘usato’ al meglio, sia in termini di superficie, che di angoli e appoggi. E pure il servizio ha funzionato alla grande”. Se c’è un neo da trovare in un quarto di finale così positivo per esito e rapidità sta nella risposta: “In quello non mi sono piaciuta, posso fare meglio”.

La motivazione per arrivare in fondo c’è, perché Simona ha fatto la sua dichiarazione d’amore: “Amo questa città e amo l’Italia, e adesso il mio obiettivo è vincere il torneo. Troppe occasioni perse, due semifinali e due finali, questa volta voglio vincere”. Sulla sua strada verso il bersaglio grosso, però, si staglia come una statua del Pietrangeli la silhouette granitica di Garbine Muguruza, ottima nel superare in rimonta una Victoria Azarenka in grande spolvero dopo la cavalcata di New York. Sarà quella che si dice una semifinale di cartello e aprirà le danze della penultima giornata di questi Internazionali.

KAROLINA E L’EREDE

Karolina Pliskova fin qui non ha trovato intoppi nella sua strada verso la riconferma al titolo degli Internazionali BNL d’Italia. Nessuna eccezione, se non un set di ‘pausa’, nei quarti di finale contro Elise Mertens, n.11 del seeding. Per ripetersi ancora, però, la tatuata regina del servizio al femminile dovrà superare la concorrenza di una sua possibile erede, mancina come la gemella Kateryna. Si tratta della giovanissima Marketa Vondrousova, una che già si era fatta notare più che bene al Roland Garros dello scorso anno arrivando in finale e che gli Internazionali d’Italia li ha già vinti, quelli Under 18 di Milano.

Nel 2015 aveva conquistato il Trofeo Bonfiglio: già allora aveva mostrato tutte le sue abilità nel cercare gli angoli, col servizio e con entrambi i fondamentali, e nel leggere tatticamente le situazioni di gara. In cinque anni di crescita ha pure guadagnato qualche centimetro d’altezza (172) e qualche fascia muscolare (non troppe per la verità), tutto sufficiente comunque per far fuori una due volte vincitrice del torneo come l’ucraina Elina Svitolina (2017 e 2018) e stazionare stabilmente tra le prime 20 del mondo (19). Il pronostico sta con l’esperienza e le spalle larghe della veterana, ma questa è pur sempre l’edizione delle sorprese.