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Roma amarcord: 2017, il destino di Elina

Pubblicato il 15 maggio 2020

Era in piena parabola ascendente, ma praticamente nessuno si aspettava la vittoria di Elina Svitolina al Foro Italico nel 2017. Lei però si fece trovare pronta all’appuntamento col destino, grazie alle incertezze (fisiche e non) di Simona Halep, ma grazie soprattutto alla ‘Mamba Mentality’ appresa dal suo idolo, Kobe Bryant.

La ‘Mamba Mentality’ secondo Elina Svitolina è farsi trovare pronti. Magari lasciarsi trascinare dal destino, ma essere lì, nel posto giusto e nel momento giusto per cogliere l’opportunità. Lei, ucraina di Odessa, ha cominciato a plasmare a sua immagine e somiglianza la mentalità assorbita dal suo idolo d’adolescenza Kobe Bryant proprio sotto i pini marittimi che incorniciano il parco del Foro Italico. Lo ha fatto agli Internazionali BNL d’Italia del 2017, quando era fresca di primo titolo Premier (Dubai) e di ingresso tra le top 10. Nessuno in quel momento riusciva a vederla favorita né star, nonostante stesse esprimendo in quelle settimane il miglior tennis suo e – viste le 31 partite vinte in quel primo scampolo di stagione – del circuito intero. Sulla terra rossa del Foro quell’anno è stata baciata dal destino e, a seconda delle interpretazioni, dalla fortuna; sta di fatto che lì è arrivato il primo trofeo eclatante, quello buono a lanciarla al numero 6 del ranking. Nel settembre di quell’anno si sarebbe arrampicata un po’ più su, percorrendo tre scalini fino al best ranking da numero 3 al mondo. Un’ascesa basata anche sul movimento imprevedibile delle cosiddette sliding doors, specialmente quelle romane.

FARSI TROVARE PRONTI

Colpi di fortuna, dunque; o colpi di destino, preciserebbe lei. Il punto è che l’ucraina in quel tabellone ha dapprima scampato l’incrocio pericolosissimo con Serena Williams e poi ha sfruttato il ritiro di Garbine Muguruza dopo soltanto 5 game giocati in semifinale. Insomma, ha lasciato involontariamente il lavoro sporco alla spagnola (autrice dell’eliminazione di Serena nei quarti) per poi trovarsi un tappeto di terra rossa srotolato sulla via della finale. Finale che a sua volta s’era pure messa male: perso il primo set, sotto nel secondo, stava diventando una mezza débacle. Almeno fino a quando a Simona Halep, già impegnata a fare i conti con un’avversità naturale al killer instinct e alla capacità di chiudere le partite (specialmente quelle importanti), scricchiolò una caviglia. La lettura di Elina? “Mi considero una persona fortunata in generale, ma queste cose te le devi guadagnare facendoti trovare pronto quando si presentano le opportunità”.

COGLIERE L’ATTIMO

Mescolando impropriamente le parole di due punti di riferimento musicali di Miss Svitolina, Eminem e AC/DC, si tratta di “cogliere l’attimo”, farlo proprio e assestare quel colpo di “tuono” che può dare una scossa a una carriera come a una vita. Elina, fedele alla sua versione della Mamba Mentality, nel maggio 2017 ci è riuscita: si è fatta trovare pronta vincendo le partite che doveva e poteva vincere, compresa quella tutt’altro che scontata nei quarti di finale contro Karolina Pliskova, numero 2 del mondo in quel momento. E nonostante un guaio fisico all’inguine che non era del tutto superato. Per sciogliere i dubbi, poi, c’è sempre tempo, e la bionda ucraina ha saputo fare pure quello, tornando sullo stesso palcoscenico un anno più tardi e rivincendo ancora, contro la stessa finalista e in modo ancor più rotondo. Da allora la 25enne di Odessa ha vinto pure le Wta Finals (sempre nel 2018), il titolo più importante in carriera, ma non è riuscita a imporsi a livello Slam. In realtà non ci è andata neanche vicina, con due semifinali tra Wimbledon e Us Open come migliori piazzamenti. D’altronde la differenza tra chi prova a vincere gli Slam e chi li vince per davvero non sta soltanto nell’arrivare puntuali agli appuntamenti col destino. Ma nella capacità di crearsi le proprie fortune.