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L’unione secondo Federer

Pubblicato il 23 aprile 2020

Roger Federer si espone in prima persona per la fusione di Atp e Wta. E aggiunge che sarebbe stato giusto farlo tempo fa. Rafael Nadal lo sostiene, mentre il presidente Atp Andrea Gaudenzi aveva già espresso la chiara volontà di aprire un tavolo per unire le forze. La crisi, per il tennis, può diventare un’opportunità?

Durante la sua carriera ventennale, si contano sulle dita di una mano le occasioni nelle quali Roger Federer si è avventurato in dichiarazioni politiche. Quando lo ha fatto, però, il suo pensiero ha sempre smosso le acque come nessun altro collega sarebbe riuscito a fare. Quando parla Roger, ascoltano tutti con grande attenzione: i giocatori, gli organizzatori, i dirigenti. La sua autorevolezza non deriva soltanto dai risultati straordinari ottenuti sul campo, ma pure dalla grande cautela che mette in ogni parola riservata a stampa, pubblico e movimento. Ecco perché gli ultimi tweet che auspicano un’unificazione di Atp e Wta in una sola associazione, capace di affrontare al meglio l’inevitabile crisi post-coronavirus, hanno fatto il giro del mondo in un battito di ciglia.

NADAL: SONO D’ACCORDO

Di più: Federer non invoca soltanto l’unione delle forze. Aggiunge che ‘sarebbe dovuto accadere tanto tempo fa, ma forse adesso è davvero arrivato quel momento’. Un commento che va al di là dell’auspicio e si spinge a una critica, seppur garbata ed elegante come è nel suo stile. Non parliamo, per essere precisi, di giocare gli stessi tornei per tutto l’anno, bensì di procedere con un solo corpo dirigente, un solo logo, un solo obiettivo. La presa di posizione ha raccolto in poche ore l’appoggio di un nutrito gruppo di colleghi e colleghe, con pochissime eccezioni. Tra i primi a rispondere positivamente c’è stato Rafael Nadal, mentre a livello femminile sono state tantissime le campionesse del Wta Tour a sottoscrivere l’idea e a volerne fare un manifesto. Del resto, sotto il profilo dei numeri prima ancora che dei personaggi, è proprio il circuito in rosa a restare troppo in ombra rispetto a quello maschile, e sarebbero dunque con tutta probabilità le tenniste a raccogliere i maggiori vantaggi dall’iniziativa.

LA SPINTA DI GAUDENZI

Pochi giorni prima di Federer, in realtà, anche Andrea Gaudenzi era andato nella stessa direzione. “Mi auguro – aveva detto il neo-presidente Atp – che questo momento difficile possa essere affrontato e superato trovando nelle varie sigle quell’unità d’intenti necessaria ad affrontare un problema di portata epocale”. Così il faentino non ha lasciato passare troppo tempo e ha risposto aprendo la porta all’elvetico, pochi giorni dopo aver inaugurato sul sito Atp un format denominato ‘Tennis United’, evidente richiamo a mettersi al tavolo per un confronto. Non sono note, al momento, prese di posizione ufficiali da parte della Wta, ma se molte delle campionesse che la compongono dovessero premere in questo senso, sarebbe difficile (e controproducente) far finta di nulla.

ROGER IN POLITICA

Qualcuno si è spinto a ipotizzare che l’uscita politica – quasi sindacalista – di Roger nasconda una malcelata volontà di allungare la sua permanenza nel mondo della racchetta proprio in un ruolo dirigenziale. In un futuro che però, adesso, non ha nessuna data precisa di riferimento. Tutto sommato, considerato l’amore mostrato dal basilese durante vent’anni e passa di carriera, ci sarebbe di che augurarselo: nessuno meglio di chi ha vinto 20 Slam attraversando varie generazioni potrebbe guidare un movimento globale come quello del tennis. L’unico momento in cui la voce del Migliore di sempre è passata inascoltata, in tempi recenti, è legato alla creazione della nuova Coppa Davis con le Finals in sede unica. In quel caso, David Haggerty e Gerard Piqué decisero di proseguire sulla loro strada, ma il fatto che la Svizzera non fosse da tempo della partita per il successo finale ha probabilmente aiutato ad ampliare le distanze e ad evitare confronti approfonditi.

UNITÀ NEL MOMENTO PIÙ DIFFICILE

La pandemia in atto, per il tennis, è un colpo durissimo perché mette alla prova ciò che in tempo di pace è la caratteristica principale e l’orgoglio di questo mondo: il suo essere globale, abbattendo i confini. Con le frontiere per la stragrande maggioranza chiuse, con la mobilità limitata e le tante incognite legate alla ripresa, lo sport più internazionale che esista deve per forza trovare in un’unità prima sconosciuta la forza e gli stimoli per ripartire in fretta. Continuare a rimanere divisi in questo momento storico renderebbe tutti più deboli e più vulnerabili. Roger, che prima di essere una leggenda è una persona intelligente, lo ha capito perfettamente trovando un modo gentile per prendersi un ruolo di leader politico ombra. Un ruolo che in questa fase di passaggio, che si prospetta lunga e delicata, potrebbe essere decisivo.