blog
home / BLOG / Zverev, la promessa

Zverev, la promessa

Pubblicato il 30 gennaio 2020

La prima semifinale Slam, per Alexander Zverev, è una doppia promessa per il futuro: essere all’altezza dei grandi eventi e riuscire a togliersi l’etichetta (immeritata?) di antipatico.

A 20 anni era numero 3 del mondo, aveva sistemato economicamente se stesso così come le passate e le future generazioni della sua famiglia, aveva pochi dubbi sul suo futuro. Almeno in apparenza. Eppure solo oggi, due anni più tardi, Alexander ‘Sascha’ Zverev raccoglie qualcosa di importante in un torneo dello Slam, mettendo fine a un rapporto incredibilmente complicato, in rapporto alla qualità del personaggio. Certo un Major non è mai semplice, e (con poche eccezioni) persino i grandissimi del passato più o meno recente hanno dovuto prendere le misure ai cinque set, alla tensione, agli avversari che diventano sempre un po’ più forti qui che negli altri appuntamenti del Tour. Ma lui, Sascha, ci ha messo del suo, trasformandosi in un agnellino troppo tenero al momento di affrontare i quattro eventi che fanno la storia: in 18 partecipazioni dal 2015 al 2019, il bilancio del tedesco di sangue russo parla di due quarti (a Parigi) e tre ottavi (uno per ognuno degli altri Slam). Un report anonimo, in particolare per uno che sta fisso nei top 10 da quando ancora non gli cresceva la barba.

LA FORZA DAI PROBLEMI

La semifinale di Melbourne 2020, per Zverev, è dunque già un primato personale ed è un’occasione importante. E non soltanto per via del fatto che tra lui e l’ultimo atto c’è ora Dominic Thiem, avversario che incute il dovuto rispetto (anche solo perché lo ha battuto 6 volte su 8 precedenti) ma non così tanta paura come ne farebbe uno dei Fab 3. Melbourne è un’occasione perché arriva al momento giusto: quando in pochi si aspettavano di trovarlo così avanti, quando i ricordi di troppi problemi personali sono ancora freschi nella memoria e rischiavano di essere un fardello pesante da trascinare. Proprio da quel periodo buio della sua vita extra campo, Sascha ha però preso forza, lasciandosi andare all’ammissione delle sue debolezze e riuscendo così, in qualche modo, a esorcizzarle. In questo periodo, inoltre, in tanti hanno, se non cambiato totalmente parere su di lui, perlomeno rivisto in positivo l’appellativo di antipatico. Anche se Alexander junior probabilmente non sarà mai uno showman e non farà mai dell’empatia una delle sue doti.

UN PENSIERO PER GLI ALTRI

Un passo in più nei cuori della gente, Sascha lo aveva già fatto a inizio torneo, dichiarando che in caso di vittoria finale avrebbe devoluto l’intero montepremi in favore delle vittime degli incendi che hanno martoriato l’Australia. E quando qualcuno glielo ha ricordato, dopo il successo nei quarti su Wawrinka, lui ha ribadito convinto: “Certo che lo farei: io di quei soldi non ho troppo bisogno, qui ci sono persone che hanno perso una casa”. I soliti maligni, che oggi si fanno chiamare haters, direbbero che al tempo in cui l’ha promesso aveva poca fiducia in se stesso o che avrebbe pure potuto devolvere l’intero montepremi indipendentemente dal turno raggiunto. O magari che altri fanno beneficenza senza sbandierarlo. Ma il dato che resta è un’apertura genuina fatta con una promessa che ha pochi eguali nella storia dello sport, non solo del tennis. I mezzi tecnici per vincere, quelli, il più giovane dei fratelli Zverev ce li ha da tempo. Lo ha mostrato contro Stan, ma pure in precedenza contro Rublev e contro Verdasco. Quello che gli era mancato, fin qui, era mettere assieme tutti i pezzi al momento giusto. Adesso che ha cominciato a farlo, forse, può cominciare pure una seconda carriera.