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L’Australia secondo Nadal

Pubblicato il 10 gennaio 2020

La Spagna che rischia l’eliminazione col Belgio nell’ATP Cup è lo specchio delle difficoltà di Nadal, poche volte davvero a suo agio in Australia.

Un punto che ha deciso il primo set del doppio dei quarti di Atp Cup tra Spagna e Belgio, in favore dei nordeuropei, è sintomatico di come si senta Rafael Nadal quando tocca il suolo australiano. In due parole: a disagio. La cronaca racconta di una pallina che gli passa davanti agli occhi, mentre lui è a rete e potrebbe chiudere la più comoda delle volèe. Lui che invece lascia passare il colpo avversario osservandolo ricadere in campo di mezzo metro. Per chiunque altro, un luogo dove si è vinto uno Slam e dove si sono raggiunte altre quattro finali, dovrebbe essere un santuario dove recarsi in pellegrinaggio per il resto dei propri giorni. Per il maiorchino però il discorso cambia. Perché anche lasciando da parte le dodici perle di Parigi, c’è comunque Wimbledon che lo ha visto in trionfo per due volte e lo Us Open che lo ha visto alzare la coppa in quattro occasioni. Ciò significa che Melbourne è – tra i Major – la città dove Rafa ha vinto di meno.

TRA INFORTUNI E SFORTUNE

Di perché non ce ne può essere solo uno, e in fondo questa Atp Cup che volge al termine con la Spagna ancora in gara soltanto grazie a un match tie-break, è un’ulteriore conferma delle difficoltà del Rafa versione down under. Spesso l’attuale numero 1 del mondo è arrivato nella terra dei canguri in condizioni fisiche non ottimali, riuscendo poi a carburare durante i mesi successivi in seguito al rodaggio sulla terra, e con di fronte la prospettiva del Roland Garros. Ma anche quando i suoi acciacchi lo hanno lasciato in pace, c’erano gli avversari a dargli fastidio, in condizioni che sono piuttosto peculiari e che non favoriscono chi deve difendere. Dal 2003 a oggi, ossia da quando è entrato stabilmente nel circuito pro, Nadal ha perso soltanto due volte al primo turno di uno Slam, una a Wimbledon e una a Melbourne, appunto, nel 2016 per mano di Fernando Verdasco. Mentre quel trionfo del 2009 ottenuto lasciando Federer in lacrime è ormai vecchio di oltre un decennio, tanto che sembra appartenere a un’altra epoca tennistica.

NERVOSISMO E PRESSIONE

Non si può dire che Rafa non parta tra i favoriti in vista dell’Australian Open 2020, ma l’Atp Cup sta raccontando che il suo percorso sarà ricco di insidie. Non solo perché Novak Djokovic e Roger Federer saranno lì pronti ad aspettarlo, ma perché anche contro altri giocatori – che altrove sarebbero più abbordabili – lo spagnolo dovrà fare parecchia attenzione. Il suo nervosismo è stato evidente e lo si è visto pure a Sydney, non soltanto nella sconfitta con David Goffin; per esempio, nelle tante (troppe?) sollecitazioni all’arbitro per avere conferme dalla moviola, richiesta persino per un tocco del nastro, sul quale non è concessa. Il nervosismo può essere sintomo di un’eccessiva attenzione alla squadra, di pressione autoimposta in un momento nel quale nessuno è davvero al top. Ma resta un dato di fatto che non va sottovalutato.

RUSSIA, CHE SQUADRA!

La Spagna, e Nadal con lei, si è comunque salvata, nel nuovo evento per Nazionali che apre la stagione. Ha battuto il Belgio per 2-1 ed è sulla strada dell’Australia. Mentre dall’altra parte c’è un Serbia-Russia che promette forse ancora più spettacolo. Le (parziali) disavventure di Rafa sono la risposta contraria a un assunto fin qui apparso piuttosto evidente. Siamo nel tennis, dove un torneo di squadra come questo (o come la Davis dello scorso novembre a Madrid) ha bisogno comunque di grandi protagonisti che facciano la differenza. L’amor di patria è una bella cosa, preso con le dovute cautele, ma questo format che propone due singolari e un doppio aiuta a esaltare (o a mettere in croce) il campione. Così le semifinali della prima edizione dell’evento australiano sono più Nadal e Kyrgios che Spagna e Australia, sono più Djokovic e Medvedev che Serbia e Russia. Con una postilla: proprio i russi di Safin sono quelli che fanno più gruppo, che sono meno legati al loro numero 1.