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Partenza in salita

Pubblicato il 19 novembre 2019

L’Italia perde per 2-1 con il Canada a Madrid, ma l’esordio negativo non compromette le chance di passare ai quarti. Di certo c’è che la nuova Coppa Davis parte in salita, non soltanto per gli azzurri ma per un format tutto da verificare, che mostra luci e ombre

La nuova Coppa Davis comincia in salita. Per l’Italia, sconfitta dal Canada nel primo incontro del girone, ma pure per l’evento in sé, ancora lontano dall’obiettivo di diventare quella ‘Coppa del mondo del tennis’ che gli strilli della vigilia (e dell’entrata alla Caja Magica) volevano già raggiunto. Per ora, il tutto esaurito lo fa la Spagna padrona di casa, col traino di Rafa Nadal e di una squadra che è attrezzata per vincere il titolo. Le altre, parlando di tifo, devono arrangiarsi con quello che è possibile avere in un periodo dell’anno non propriamente adatto alle vacanze. Italia-Canada tutto sommato riempie più della metà del campo numero 2, che dispone di circa tremila posti, in un’atmosfera che è quella della Davis vera, con i pochi e rumorosissimi canadesi a tenere testa agli italiani che sono forse il triplo. Ma non sempre va così. Per esempio, Belgio-Colombia è per pochi intimi, e se il match in effetti non fornisce spunti tecnici straordinari, vale la pena di ricordare che il Belgio, ad ogni incontro casalingo (e lasciando da parte le finali), trascinava migliaia di appassionati per un intero weekend.

DELUSIONE FOGNINI

Un giorno non basta per dare giudizi, servirà la settimana intera per capire se il progetto ha un futuro, se va aggiustato o va accantonato. Nel frattempo, l’Italia si lecca le ferite ma spera ancora, grazie alla formula che promuove le prime di ogni girone, ma pure le due migliori seconde. Nella sconfitta contro il Canada non ci sarebbe molto di cui vergognarsi, considerato che quello nordamericano è un movimento in grande salute e in crescita impetuosa. Il rimpianto comincia dal momento in cui viene reso noto il forfait di Felix Auger-Aliassime, sostituito da Vasek Pospisil. Il quale, per chiarire, non è esattamente l’ultimo arrivato, considerato che è stato capace di issarsi al numero 25 del ranking Atp nel 2014, prima di scendere parecchio (oggi è 150) senza mantenere le promesse di allora. La classe e la capacità di giocare bene sul rapido del giocatore di origini ceche, però, non sono evaporate, e lo sperimenta sulla propria pelle Fabio Fognini, peraltro già battuto in precedenza dallo stesso avversario in due occasioni su tre. Fabio soffre chi gioca come Pospisil, costantemente all’attacco e in grado di rubare il tempo durante lo scambio, perciò quel 7-6 7-5 non arriva totalmente inatteso.

RIMPIANTO BERRETTINI

Ugualmente, non può essere una sorpresa la vittoria di Denis Shapovalov su Matteo Berrettini, che resta indigesta per il punteggio: 7-6 6-7 7-6 dopo quasi tre ore di emozioni e di colpi spettacolari. Le condizioni rapide (a Madrid si gioca sul cemento ma soprattutto in altura) esaltano entrambi, e nessuno si tira indietro nella lotta. Matteo la perde per colpa di un paio di volèe sciagurate nel tie-break decisivo, chiuso da un diritto strappato che se ne va insieme alle sue speranze di vittoria. Ma per il romano è comunque pronto un applauso: dopo le fatiche di una stagione intensa come poche, dopo le Atp Finals vissute in crescendo, questo supplemento in Nazionale non arriva nel momento più opportuno, eppure l’allievo di Vincenzo Santopadre lo vive come fosse già il primo evento del nuovo anno, senza risparmiare una goccia di sudore. Tanto che, una mezzora più tardi, torna in campo per il doppio, vinto in tre set insieme a Fabio Fognini contro gli stessi avversari dei singolari: è la partita che mantiene vive le nostre speranze di andare avanti, come una delle migliori seconde o magari persino come prima. Le conferenze stampa dell’una di notte non possono dire granché: c’è un po’ di rammarico, c’è la consapevolezza di avere ancora delle chance e di non aver ben capito questa nuova, strana, Coppa Davis.