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BERRETTINI, FOGNINI, LONDRA

Pubblicato il 1 ottobre 2019

La volata decisiva verso le Finals di Londra è appena cominciata, dunque è presto per fare qualsiasi tipo di previsione. Una cosa però si può già dire: nonostante il giustificato entusiasmo maturato durante l’estate (soprattutto durante gli Us Open), e nonostante sognare non sia affatto vietato, l’ipotesi di vedere un giocatore italiano protagonista tra i migliori otto fin da quest’anno è, al momento, piuttosto lontana. Ce lo ha spiegato molto bene Andy Murray, proprio lui, quello che solo qualche mese fa aveva accantonato l’idea di proseguire la carriera, afflitto da dolori ormai cronici e insopportabili. Una volta operato con successo, Andy ha deciso di fare un ulteriore tentativo per non portarsi sul groppone nessun rimpianto, per tiepido che fosse. Così è ripartito dal doppio, poi addirittura dai Challenger: a Maiorca ha perso con Matteo Viola, ma ha continuato a lottare. La settimana scorsa ha ceduto ad Alex De Minaur al termine di tre set combattuti, mentre nel match successivo ha colto una vittoria che lo rilancia, che gli dà fiducia. Il problema (per l’Italia) è che lo sconfitto si chiama Matteo Berrettini, è numero 8 della ‘Race’ e proprio da quel match e dal ‘500’ di Pechino cercava lo slancio per un finale di stagione all’altezza dei suoi sogni.

LOTTA E TENSIONE

Invece è successo che Murray ha mischiato le carte come sa fare lui, tra slice, colpi piatti e top buttati nel mazzo con uno schema ben preciso: far saltare nervi e sensibilità all’avversario, impedirgli di comandare. Ci è riuscito benissimo, lo scozzese, che ha chiuso in due tie-break mettendo in evidenza quelli che al momento sono i limiti del 23enne romano. Limiti che, sia ben chiaro, devono diventare motivo di nuova consapevolezza e quindi di forza futura. Matteo nei momenti importanti fatica a rimanere sciolto, dà l’impressione di pensare troppo mentre il braccio inevitabilmente si fa più rigido. Così arrivano poche prime di servizio, arrivano palle corte senza troppo senso giocate per liberarsi dallo scambio, arrivano le incertezze mai del tutto dimenticate sul lato sinistro. Accade quando serve per il set, accade nei tie-break o comunque quando si sente tensione. Non significa che Berrettini non sappia lottare, tutt’altro, e questo ormai lo ha ampiamente dimostrato: nemmeno quando il suo tennis diventa un po’ meno efficace, il ragazzo smette di crederci. Significa solo che c’è da lavorare ancora tanto per superare questo step, per nulla banale in vista di ulteriori miglioramenti.

VOLATA DI GRUPPO

Nel 2018 il numero 8 della ‘Race to London’ nel momento in cui si decidevano i qualificati (il 5 novembre) era l’austriaco Dominic Thiem con 3895 punti. Nel 2017 il belga David Goffin si fermò un po’ più in basso, a quota 2975, mentre nel 2016 Rafa Nadal (sì, lui) chiuse a metà strada: 3300. Ad oggi Berrettini ha messo assieme nel 2019 un bottino di 2185 punti, che potrebbero essere incrementati negli appuntamenti di peso che restano in calendario: i ‘1000’ di Shanghai e Parigi Bercy, oppure un ‘500’ o un ‘250’ (ma in quel caso bisognerebbe andare molto molto avanti). Quel che è certo è che da qui a inizio novembre vivremo un mese caldissimo, durante il quale sarà vietato distrarsi, visto che in tanti possono ancora ambire a staccare il biglietto per le Finals: da Kei Nishikori (che dovrà riprendere il ritmo dopo lo stop per i problemi fisici) in giù ci sono almeno 10-15 giocatori che attraverso un exploit potrebbero risalire parecchie posizioni. Tra loro, anche Fabio Fognini, che a Pechino ha cominciato battendo Kukushkin per 7-6 al terzo e che attualmente è numero 13 della ‘Race’ con 1965 punti. Infine, non è certo auspicabile aggrapparsi a questo, ma non è detto che non ci siano delle defezioni. Per esempio, nel 2018 rinunciarono Rafa Nadal e Juan Martin Del Potro, nel 2017 diede forfait Stan Wawrinka, nel 2016 di nuovo Nadal fu costretto a disertare. Dunque persino arrivare al nono posto, oltre che consegnare il ruolo di riserva, potrebbe bastare per scendere effettivamente in campo. Dopo Parigi avremo tutte le risposte.