blog
home / BLOG / ROGER VA (SEMPRE PIÙ) VELOCE

ROGER VA (SEMPRE PIÙ) VELOCE

Pubblicato il 2 settembre 2019

Dopo i primi due turni si era lamentato della (scarsa) velocità dei campi. E qualcuno aveva cominciato a sussurrare che potesse essere un modo per mettere le mani avanti, come se lui ne avesse bisogno. Roger Federer, invece, nei successivi due incontri degli Us Open ha cambiato marcia (cambiando orario) e in poche ore ha probabilmente modificato la sua stessa visione del torneo. Perché se da una parte l’ostacolo Goffin si è rivelato il più semplice dei quattro incrociati sin qui, dall’altra la notizia del ritiro di Novak Djokovic gli ha tolto di mezzo qualcosa in più di un avversario. Il serbo, dopo quella finale di Wimbledon vinta in un modo che i tifosi di Roger non vogliono nemmeno ricordare, rischiava di prendere le sembianze di un incubo alla Nadal prima maniera. Il fatto che sia già uscito dal torneo è qualcosa che spariglia le carte.

 

DIMITROV, IL SOSIA

In teoria gli avversari non mancano comunque. Da un lato, subito, c’è quello che qualche stagione fa veniva persino immaginato come un nuovo, piccolo Roger: Grigor Dimitrov. Poi il bulgaro, pur con qualche (raro) acuto, si è perso nei meandri del suo talento, lasciando per strada occasioni su occasioni per entrare stabilmente nel giro che conta. A New York ha vinto una manciata di buone partite e prova a ricominciare a crederci, anche se ormai non è più un ragazzino e le chance per vincere uno Slam diminuiscono di anno in anno. Da quasi due stagioni (Melbourne 2018), Grigor non centra i quarti in un Major, mentre risale all’Australian Open di un anno prima una delle due semifinali raggiunte. Difficile che, di colpo, possa trovare la sicurezza che gli è mancata per un decennio. Poi però, nella stessa sezione del draw, ecco spuntare Medvedev e Wawrinka, e in quel caso la vicenda per Roger si farebbe più complessa.

 

MINACCIA MEDVEDEV

Il russo è stato l’uomo dell’estate, con la vittoria a Cincinnati e le finali a Montreal e Washington. Un filotto straordinario che ha permesso al moscovita di entrare in una dimensione totalmente diversa da quella in cui aveva vissuto in precedenza. Il suo carattere fumantino (leggi gestaccio al pubblico nel match contro Lopez) resta il suo primo avversario, ma un Medvedev in controllo di se stesso rischia di essere un rivale durissimo per chiunque. Wawrinka, allo stesso tempo, è l’unico dei campioni in qualche modo ‘umani’ ad aver interrotto più di una volta negli ultimi anni il dominio dei Fab 3 (o 4, se vogliamo metterci Murray) negli Slam. Stan ha faticato nei turni iniziali (e non c’è dubbio che qualche rimpianto possa sorgere sia in Sinner, sia in Lorenzi), ma è uno di quelli che all’avanzare del torneo trovano condizione e convinzione. Un’eventuale sfida di semifinale con Federer, per lui, sarebbe sogno e incubo, come tutte le partite che li hanno visti di fronte. Nelle quali ha sempre recitato un ruolo importante la componente psicologica.

 

DUE CHIAVI, VERSO RAFA

Detto tutto questo, il favorito per approdare all’ultimo atto adesso è lui e solo lui: Mister 20 Slam. Bisognerà però capire un paio di cose, per leggere nella palla di vetro e provare a indovinare il futuro: se davvero – come RF dice – le condizioni di gioco cambiano così tanto passando dal giorno alla sera, e inoltre se il basilese sarà costretto a spendere tante energie per arrivare in fondo. Risolti questi dilemmi si capirà non soltanto se, ma pure come, Federer potrà arrivare alla sfida decisiva per il titolo. Nella quale, dettaglio non da poco, potrebbe e dovrebbe trovare Rafa Nadal. A meno che qualcuno si decida a mettere fine a questo film (bellissimo) che torna puntuale nelle sale di Melbourne, Parigi, Londra e New York per quattro volte l’anno da tre lustri a questa parte.