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IL TALENTO DEL NUMERO 10

Pubblicato il 5 giugno 2019

Una persona che oggi ha 40 anni non aveva ancora assistito a questo evento in vita sua. Nella classifica di lunedì 10 giugno, quella post Roland Garros, Fabio Fognini salirà al numero 10 del ranking Atp, primo italiano a riuscire nell’impresa di entrare tra i top ten della graduatoria maschile da quando nell’Olimpo del tennis ci era arrivato Corrado Barazzutti, ora all’angolo del ligure insieme a coach Davin. Era il 1978 e non era soltanto un’altra epoca. Era quasi un altro sport, tanto era diverso l’approccio alla disciplina sotto il profilo tecnico, fisico e mentale. Questo risultato dal significato che va ben oltre quello numerico, il movimento tricolore lo aspettava da allora, e in mezzo si è visto di tutto. Si è sperato quando all’orizzonte si sono affacciati giocatori di talento e di sostanza, come il braccio d’oro bolognese Omar Camporese o il solido faentino Andrea Gaudenzi, tanto diversi tra loro ma entrambi fermatisi a quota 18. Una barriera che a un certo punto sembrava quasi invalicabile. Si è sperato anche con altri, con tanti giovani che nell’avvicinamento alla loro carriera da professionisti mostravano doti non comuni: l’indimenticato Federico Luzzi, ma pure l’altoatesino Florian Allgauer e in tempi più recenti il bolognese Simone Bolelli.

LA LUNGA ATTESA

Si è visto di tutto, in questi 40 anni di attesa, fatti da giorni durissimi per un appassionato che avrebbe voluto tifare azzurro in un grande torneo, per un traguardo che conta. Si è visto al vertice del movimento Laurence Tieleman, un simpatico cittadino del mondo (di madre romana e padre olandese) che aveva un piacevole tennis da erba – e infatti arrivò in finale al Queen’s – ma poca sostanza persino per entrare nei top 50. Si è visto Gianluca Pozzi numero 1 d’Italia più vicino ai 40 anni che ai 30, ossia vicino alla pensione in tempi in cui andare oltre la terza decade rimanendo competitivi non era un affare scontato. Si è visto un periodo di terraioli veraci come Filippo Volandri e Potito Starace, che hanno fatto sperare in qualche impresa sul rosso ma poi, lontano dal mattone tritato, pagavano dazio e non riuscivano a trovare la continuità necessaria per restare nei primi 20. Si è visto, negli anni 80 e 90, un genio di nome Paolo Canè che aveva giornate da top 10, ma altre decisamente meno brillanti, per usare un giro di parole. Si è sperato invano, insomma. O a volte, per lunghi tratti, non si è sperato affatto.

LA STORIA IN UN ANNO

Forse non si ebbe il coraggio di farlo nemmeno quando spuntò Fognini. Che sì, il talento ce l’aveva, ma poi nel momento di farlo valere spesso perdeva la strada. Non ha mai perso la speranza, invece, il ragazzo di Arma di Taggia, che adesso passa a riscuotere e si può levare qualche sassolino dalla scarpa. In un 2019 cominciato come il peggiore dei suoi anni recenti, Fabio ha centrato a Monte-Carlo il titolo più importante della carriera, il primo ‘1000’, il primo per darsi un’immortalità tennistica. E adesso centra un altro obiettivo per riscrivere la storia, grazie alla conferma degli ottavi a Parigi, che pure lascia più di un rimpianto. Può essere, come sostiene qualcuno, che Fognini sia arrivato solo adesso così in alto a causa della sua difficoltà a concentrarsi per un lungo periodo, in un match o in un torneo. I suoi siparietti più o meno da dimenticare non si contano, ma forse non hanno influito tanto come si è portati a pensare, su questo presunto ritardo. In fondo, in un’epoca come quella delle leggende Federer, Nadal e Djokovic (senza dimenticare Murray, Wawrinka, Del Potro), anche solo arrivare lì in cima è impresa per pochi eletti. Top 10 non è solo un numero, non è solo un piccolo passo più di ieri. È un muro che cade, un tabù che si sgretola per tutti quelli che arriveranno dopo di lui. Come accadde qualche anno addietro nel circuito femminile grazie a colei che adesso è la moglie di Fabio, Flavia Pennetta. Oggi, curiosamente grazie alla vittoria di Roger Federer nei quarti su Stan Wawrinka, sappiamo che anche il tennis italiano maschile non deve mettersi limiti. I Berrettini, i Musetti, i Sinner che arriveranno, sanno che quel numero non è più un incubo, ma solo un sogno.